Se qualcosa si è incrinato bisogna tornare al 5 marzo scorso, giorno in cui Valentino Tavolazzi viene espulso dal Movimento 5 Stelle. Fuori Tavolazzi, finisce irrimediabilmente anche la breve storia d’amore tra Giovanni Favia, il più politico degli impolitici, Beppe Grillo, l’uomo immagine e Gianroberto Casaleggio, padre padrone di quel fenomeno che avrebbe irrimediabilmente sconvolto la politica italiana.

Se fino a oggi Favia e Grillo si sono sopportati, la vicenda degli spazi pubblicitari acquistati sulle tv locali coi soldi che la Regione mette a disposizione dei gruppi consiliari ha fatto emergere tutti i loro malumori repressi per mesi. Favia si è trovato nel vortice delle polemiche, si è difeso come ha potuto (“così possiamo avere visibilità”) e Grillo, senza pensarci un attimo, lo ha scaricato: “Comprare spazi pubblicitari sulle televisioni è come pagare per andare al proprio funerale”. Favia, consapevole di quello che questa frase vuol dire, ha reagito a modo suo, amareggiato , ma senza alzare il tono della voce: “Avrei preferito che Grillo nel suo comunicato spiegasse meglio la questione. Capisco che si senta attaccato, ma non ho fatto un utilizzo illegale dei finanziamenti della Regione”. Per poi aggiungere, sapendo che la questione non finirà qui: “Smentisco chi dice che Beppe mi abbia scomunicato”.

Sui post in rete, se i simpatizzanti del movimento non si fanno la guerra, poco ci manca. Quelli con Grillo “sempre e comunque ” e quelli che invece stanno dalla parte di Favia, e diktat non ne vogliono. Il commento più votato al post con cui Grillo, ieri, è intervenuto sulla vicenda, è, per esempio, quello di una signora parmigiana che, nel suo intervento, attacca senza mezze misure le ingerenze del comico: “Provo un fastidio enorme – ha scritto – per le sue continue intromissioni sull’operato dei sindaci eletti. Se vuole davvero intercettare il partito dei non votanti comprenda che un movimento non può basarsi sopra un’unica mente pensante”. Tanti quelli che ricordano l’operato dei consiglieri. Altrettanti coloro che se la prendono con i giornalisti che hanno sollevato il caso.

Ma se in molti non hanno gradito la presa di posizione di Grillo, ci sono anche internauti che hanno preso decisamente male la storia degli spazi acquistati in tv: “Favia ha tradito uno dei principi cardine del Movimento – ha scritto Donato – e va cacciato senza se e senza ma. Se ciò non fosse ci si renderebbe uguali agli altri partiti”. O Giovanni, che propone, per i prossimi eletti, di far loro firmare delle lettere di “dimissioni in bianco”. Non è che negli ultimi tempi Favia avesse fatto molto per tornare a essere il cocco di Beppe. Il rientro di Tavolazzi dalla finestra, lo hanno architettato lui e il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, e questo non è andato giù a Grillo, ma soprattutto a Casaleggio.

E se la ruggine esisteva da tempo, c’è un altro caso che ha ruotato attorno a Favia e al gruppo degli emiliano romagnoli: la quasi espulsione di Andrea Defranceschi, altro consigliere regionale, anche lui legato a Favia. Siamo alla fine dello scorso anno e Defranceschi firma una risoluzione che chiede al presidente della Regione, Vasco Errani, di impegnarsi per il salvataggio del quotidiano l’Unità. Grillo non perde tempo e lo mette praticamente alla porta: “Se qualcuno nel M5S la pensa diversamente, il Pd meno elle sarà pronto ad accoglierlo a braccia aperte”. Defranceschi medita le dimissioni, poi scioglie le riserve: resta. Ma da quel giorno pur di non inciampare evita di apparire troppo spesso.

Ma Favia, pur nel cercare di smorzare la polemica, di una cosa è forte: aveva chiesto ai suoi elettori, in uno dei due appuntamenti annuali dove si tracciano i bilanci di come ognuno ha svolto il proprio mandato, il permesso ai suoi elettori di acquistare spazi pubblicitari. E la richiesta era passata senza neppure un voto contrario. “Dobbiamo arrivare anche dove la rete non può”, avevano detto in un’assemblea. Incassato il sì aveva pubblicato sul sito ogni dettaglio della spesa. Dunque? Dunque non ci sarebbe polemica, se non nel fatto che il movimento in queste cose si differenzia dagli altri partiti. Tutti lo fanno, loro promettono di non fare quello che gli altri praticano con disinvoltura da anni. “I soldi pubblici e il M5S sono inconciliabili”, ha scritto Grillo nel suo post di ieri. Per questo proporrò a tutte le prossime liste regionali, prima di presentarsi, di impegnarsi a restituire alla Regione, o a un istituto di pubblico interesse regionale, la differenza tra lo stipendio percepito e quello regionale”.

Il Fatto Quotidiano, 17 agosto 2012