Guardandoli da lontano, Umberto Bossi disse: “Uno gratta e l’altro tiene il palo”. Uno è Mario Monti, l’altro è Silvio Berlusconi. Per vederli come una banda, ci vuole l’occhio di chi negli ultimi dieci mesi è finito irrimediabilmente fuori dai giochi. Quando il Senatùr li raccontava così, era marzo e più che dalla crisi economica, la strana maggioranza ABC era impegnata a discutere di televisione. Frequenze e vertici Rai, argomenti cari al vecchio inquilino di palazzo Chigi, tasti dolenti su cui il professore arrivato al governo non ha mai ritenuto opportuno infierire: gli unici temi, va detto, capaci di far saltare un vertice del premier con Angelino Alfano, Pier Luigi Bersani e Pier Ferdinando Casini e pure un pranzo con Berlusconi. Recuperato in fretta, peraltro. 

L’ex premier a Monti è indispensabile, e non serve lo sguardo avvelenato del fondatore della Lega per notare che il professore non ha perso occasione per riconoscergli il suo debito di riconoscenza. Ha cominciato quel 16 novembre in cui ha accettato l’incarico del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: “Desidero rivolgere un cordiale saluto al presidente del Consiglio uscente, Silvio Berlusconi, con rispetto e attenzione per l’opera da lui compiuta”, disse mentre fuori da palazzo Grazioli non era ancora sceso il rumore dei fischi. “Rivolgo un pensiero di ringraziamento e cordialità a Silvio Berlusconi del quale mi fa piacere riconoscere l’impegno nel facilitare la mia successione a lui”, ripeteva il giorno dopo nel suo primo intervento al Senato e il giorno dopo ancora nel debutto alla Camera. Seduto in alto, al livello più alto dell’aula di Montecitorio, c’era Gianni Letta. Nessuno si era accorto della sua presenza fino a che, con un tributo mai visto, lo stesso Monti lo salutò, lo ringraziò e diede il via al lungo applauso dei senatori e all’inchino dell’eminenza azzurra.

Berlusconi lo ha messo fin dall’inizio sull’altalena: un giorno i grazie, un altro la spina da staccare; un momento gli in bocca al lupo, quello dopo le minacce. Da parte di Monti, però, rarissime espressioni di fastidio per gli umori ballerini del suo predecessore. E ogni volta che gli è scappata una critica – come con la battuta di ieri sullo spread che sarebbe a 1200 con il vecchio governo – non ha dimenticato di correre ai ripari. Per esempio scrivendo un biglietto. Sui giornali Berlusconi aveva descritto il neo premier come “disperato”. Appena letta l’opinione che il suo predecessore si era fatto di lui, gli ha spedito segnali rassicuranti sul suo livello di stress: non solo a voce, durante un intervento alla Camera, ma anche con un foglietto. Purtroppo per i curiosi, mai ritrovato.

 Poche settimane fa Monti arriva a fare l’inimmaginabile: dire che al G20 di Cannes, Berlusconi fu “umiliato ” dalle pressioni internazionali (e pochi giorni dopo defenestrato da palazzo Chigi).

Ne è di tempo da quando Angela Merkel e Nicolas Sarkozy non trattenevano le risate alla vista del primo ministro italiano: adesso, riferisce il professore, l’appoggio del leader del Pdl “dà internazionalmente un senso di continuità”: talmente tanto che, insiste il premier, “la Cancelliera Merkel ha espresso apprezzamento per alcune scelte del governo del presidente del Consiglio Berlusconi e per la scelta attuale del partito del quale Berlusconi è presidente di sostenere gli sforzi di questo governo”. Sarà. Ma anche i rapporti con Angela sono sempre più altalenanti, l’ultimo scontro due giorni fa, con un’intervista allo Spiegel in cui Monti ha espresso tutta la sua preoccupazione per i limiti che i parlamenti impongono ai governi nella gestione della crisi. I tedeschi hanno protestato, incluso il portavoce della cancelliera. E anche in quel caso Monti ha precisato, chiarito, un po’ smentito. Proprio come faceva una volta Berlusconi dopo ogni dichiarazione imbarazzante.