Jessica Rossi e Gregorio Paltrinieri, prima di ogni medaglia possibile, inimmaginabile, e vinta, a Londra 2012, hanno in comune qualcosa che finché non la si vive non si può immaginare cosa possa essere.

È la paura del terremoto. Quel tremore terrificante che scuote improvvisamente il letto su cui si sta dormendo, i quadri alle pareti, perfino gli alberi che fuori dalla finestra si muovono come colpiti dal vento. Difficile pensare all’agonismo, al campo di gara, al medagliere olimpico, all’inno di Mameli sparato a mille dagli altoparlanti.

L’adrenalina serve a scappare via, sopravvivere, salvarsi. Crevalcore e Carpi, paesi della bassa: bolognese il primo, modenese il secondo, colpiti soprattutto dal terremoto del 29 maggio. La seconda tremenda scossa, quella che ha fatto più male. Le famiglie di Jessica e Gregorio sono subito scappate in strada alle 9 di quella mattina, e poi di nuovo all’una meno cinque. Papà e mamma Rossi si sono pure accampati nel cortile di casa per parecchi giorni e ora sono ancora nei container della protezione civile.

Sfollati come i comuni mortali, la casa da rifare con i nuovi criteri antisismici, genitori e parenti dei due atleti olimpionici che oggi hanno rappresentato l’Italia fanno parte di questo pezzo di terra, di questa storia qua, fatta di paura e dolore, morte e distruzione, volontà e speranza.

Jessica si è subito sciolta una volta giunta a Londra, dopo gli allenamenti in Veneto, la ventenne emiliana ha sbaragliato le avversarie con un punteggio mai visto prima a un’Olimpiade: 99 colpi andati a segno su 100. Polverizzato il precedente primato registrato a Pechino 2008, 91 i piattelli distrutti, e anche quello dalla slovacca Stefecekova (96/100) nel 2006 in Cina, a Qingyuang. E poi messi da parte gli occhiali antiriflesso da gara, brillano gli occhi e il sorriso della bolognesina, sul gradino più alto del podio a cantare a squarciagola Fratelli d’Italia: “Dedico la medaglia a loro, ai terremotati dell’Emilia”.

I festeggiamenti a Crevalcore. All’arrivo nella casa del Pascolone, immersi nella campagna dove una bandiera dell’Italia sormontata dai cinque cerchi olimpici sventola e accoglie chi arriva a festeggiare la vittoria più bella. I nastri bianco e rossi circondano il fienile danneggiato dal terremoto. Gli epicentri delle varie scosse sono a pochi chilometri da qui. Accanto al casolare transennato tutto è pronto per il karaoke di stasera, quando amici di famiglia e parenti, sperduti in questo angolo meraviglioso della Bassa in provincia di Bologna festeggeranno Jessica. La madre Monica non sta nella pelle. “Ancora dormiamo nei container dietro casa, ma appena ieri abbiamo sistemato la casa. Un regalo per nostra figlia, dopo il suo regalo a noi di oggi”.

Il nonno di Jessica, Benito, non sta nella pelle. Balla, si commuove. Ancora non si capacita della bellezza di questa giornata arrivata dopo poche settimane dai giorni più drammatici che ogni emiliano della Bassa ricordi. Il papà di Jessica Ivan, agricoltore ed ex campione nazionale di tiro, sembra il più rilassato. Lui sapeva che Jessica ce l’avrebbe fatta. “Mia figlia ha carattere. Durante la finale c’è stato un momento in cui ha fatto punti, eppure non si è scoraggiata”. Jessica ormai ha vinto tutto.

Il sindaco di Crevalcore, Claudio Broglia, per mesi non ha fatto altro che affrontare difficoltà, sfollati che gli chiedevano interventi (sono ancora in cento nelle tende in paese). Oggi, è tempo di festeggiare. “Prima del terremoto avevo promesso a Jessica sarei venuto, ma poi è andata come è andata.

Carpi: un’ovazione per Gregorio. Mentre a Crevalcore si festeggiava già da qualche ora, un’attesa spasmodica era quella che si viveva a Carpi, qualche decina di chilometri più a nord. Nella casa dove Gregorio Paltrinieri è sfollato con i suoi genitori dopo le scosse di maggio si metteranno tutti in poltrona, nonni, cugini, zii per vedere le gesta del diciassettenne già salito sul gradino più alto d’Europa. I genitori, che hanno dovuto abbandonare la loro casa, sono a Londra con lui. “Sembrava un sogno l’olimpiade, poi sembrava un sogno la finale, adesso a quella medaglia cominciamo a crederci, qualunque colore essa sia”, racconta Alessandro, il cugino di Gregorio.

Già, suo papà Luca, il vero artefice di questo miracolo chiamato Gregorio. “Lo ha buttato in acqua fin da bimbo e lì lo ha cresciuto”, racconta ancora Alessandro. Stasera, invece, alla vasca olimpica Paltrinieri ci è arrivato fin sul trampolino con delle cuffie enormi da iPod come il grande avversario, il cinese Sun Yang, campione del mondo autore di una gara maiuscola fino in cima al podio e con un record del mondo maiuscolo.

Per Gregorio un problema alla spalla sinistra sbucato questa mattina in allenamento è stato fatale. Subito la gara si è messa in salita per il 17enne carpigiano, ai primi 50 metri era già in quinta posizione. Posizione arretrata ripetuta a metà percorso, rivelatasi poi piazzamento finale con 14’51”92

L’importante era esserci. Stare lì in cima all’olimpo dello sport, onorare la bandiera italiana e ricordare al mondo intero che da quella meravigliosa terra squassata dal terremoto si può ricominciare a vivere. E a vincere.

di David Marceddu e Davide Turrini