Sempre loro, ancora d’oro. Valentina Vezzali, Arianna Errigo ed Elisa De Francisca (e Ilaria Salvatori): le sorelle d’Italia conquistano di nuovo il mondo. Dopo l’impresa di sabato scorso, con lo storico “triplete” nella gara individuale di fioretto, stasera le azzurre hanno replicato nel torneo a squadre. Battuta la Russia per 45-31. Vendicata l’onta di quattro anni fa a Pechino, quando nonostante l’oro della Vezzali e il ruolo di grandi favorite le italiane persero in semifinale proprio contro le russe per una stoccata, portando a casa “solo” il bronzo.

E’ stato uno spettacolo. Impressionante. Siamo alle Olimpiadi, e non capita tutti i giorni di assistere ad un simile dominio. Nei quarti 42-14 alla Gran Bretagna padrona di casa (ma evidentemente non della pedana), 45-22 agli storici rivali della Francia in semifinale. Quindi l’epilogo, trionfale. Il bilancio delle fiorettiste conta 4 medaglie conquistate in due gare, quasi la metà del nostro intero bottino olimpico. E’ un’equazione quasi matematica: Italia nella scherma vuol dire vittoria. Sempre.

Da Edoardo Mangiarotti (atleta italiano più medagliato della storia delle Olimpiadi con le sue 13 medaglie conquistate tra il 1936 e il 1960) a Valentina Vezzali (quattro ori olimpici consecutivi e portabandiera a Londra 2012) sono trascorsi quasi cinquant’anni e non è cambiato nulla. In mezzo ci sono tante vittorie: solo per citare quelle olimpiche, 119 medaglie e 47 ori. Di aggiornare questo conto non ci stanchiamo mai.

Sono stati giorni difficili gli ultimi: costretti ad assistere impotenti al crollo della squadra di nuoto, Pellegrini e Magnini in primis. E ai successi altrui. Oggi queste ragazze ci restituiscono il sorriso e dimostrano che anche in Italia siamo capaci di eccellenza sportiva. Gli inglesi dominano nel ciclismo, gli americani nel basket e la Giamaica nello sprint atletico. Ma nella scherma siamo noi il “Dream Team”.

Non ci sono altre parole per descrivere una squadra incredibile per quantità e qualità. Medaglie alla mano (anzi, al collo), abbiamo le prime tre fiorettiste al mondo. Tra la Vezzali e la Errigo ci sono 14 anni di differenza, e nella semifinale olimpica c’è già stato il metaforico passaggio di consegne. In mezzo c’è Elisa Di Francisca, campionessa olimpica nel pieno della sua maturità agonistica a 29 anni. E dietro un plotone di giovani promesse. Come Alice Volpi, Camilla Mancini e Beatrice Monaco: le ragazzine, campionesse del futuro, la loro storica tripletta l’hanno fatta giusto qualche mese fa ai Mondiali Cadetti.

Sono i frutti di una tradizione secolare, che affonda le sue radici nelle origini italiane della disciplina; già nel XIII secolo gli schermidori italiani dettavano tendenza in tutta Europa. Ad inizio Novecento, a ridosso delle prime affermazioni olimpiche, abbiamo costruito una scuola agonistica all’avanguardia che da allora si rinnova di anno in anno. Per una volta tutti i principali centri di eccellenza internazionale sono in Italia, da Jesi a Livorno, da Roma a Milano, senza dimenticare la Sicilia. I grandi campioni del passato diventano i grandi allenatori del presente: come Stefano Cerioni, olimpionico a Los Angeles ’84 e Seul ’88 e adesso coach delle fiorettiste tutte d’oro. E così la storia si ripete come eterno, splendido ritorno. Da oltre un secolo.

Oggi le luci della ribalta sono per la Vezzali, al suo settimo oro olimpico. Ma due parole le merita anche e soprattutto Ilaria Salvatori: lei – la riserva che sale in pedana perché il punteggio lo permette e umilia la migliore delle russe – è il simbolo di questa incredibile supremazia italiana. La scherma è un’arte, e noi ne siamo maestri. Tutti in piedi allora: all’Excel di Londra suona ancora l’inno di Mameli.