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Inchiesta Maugeri, l’avvocato “molla” Formigoni. Salta l’interrogatorio

Decisione irrevocabile del legale. Nominati due legali; uno è l'avvocato Mario Brusa, storico difensore in altri procedimenti. A questo punto in autunno i magistrati potrebbero chiedere il giudizio immediato come già avvenuto per Silvio Berlusconi per il caso Ruby
Inchiesta Maugeri, l’avvocato “molla” Formigoni. Salta l’interrogatorio
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”Per adesso non si farà, se ne riparlerà a settembre”. Così il legale di Roberto Formigoni, l’avvocato Mario Brusa che difende il presidente della Regione Lombardia assieme al collega Luigi Stortono dopo la rinuncia dell’avvocato Salvatore Stivala, ha spiegato ai cronisti che l’interrogatorio del governatore nell’ambito dell’inchiesta sul caso Maugeri è slittato. L’interrogatorio era fissato per sabato. Con gli inquirenti pronti a rientrare dalle ferie. Ma Roberto Formigoni non risponderà allo stato alle domande della Procura di Milano che lo ha indagato percorruzione aggravata dalla transnazionalità per aver incassato – tra vacanze viaggi lo sconto sulla villa in Sardegna dell’amico Perego e altre “utilità” – una somma che sfiora i 9 milioni di euro benché avesse detto di essere pronto a farlo. Dopo la rinuncia al mandato del legale, il presidente della Regione Lombardia ha nominato come legali gli avvocati Mario Brusa (storico difensore in altri processi, ndr) e Luigi Stortoni. 

Questa mattina la notizia della rinuncia dell’avvocato Stivala era stata riportata dal Corriere della Sera e da Repubblica. Il presidente della giunta della Lombardia lunedì volerà in Corea per un impegno istituzionale e a questo punto la Procura potrebbe attendere una eventuale disponibilità a settembre o decidere di chiudere l’inchiesta e chiedere, come già fatto per Silvio Berlusconi per il caso Ruby, di chiedere il giudizio immediato. Niente udienza preliminare e processo che potrebbe iniziare quindi anche prima di Natale in caso di rinvio a giudizio.I pm, coordinati dal procuratore aggiunto Francesco Greco, hanno raccolto una mole imponente di prove – tra interrogatori intercettazioni verifiche bancarie e analisi di documentazione – sui 60/70 milioni di euro pagati dalla Fondazione Maugeri ai Pierangelo Daccò e Antonio Simone, entrambi vicinissimi a Formigoni ed entrambi in carceree la loro attività di consulenti con agganci al Pirellone. 

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