Spalti vuoti a Londra 2012. Nelle gare di nuoto e di ginnastica i migliori atleti del mondo hanno gareggiato in questi giorni davanti a tribune semivuote. Anche all’ippodromo quasi nessuno, poco più di metà della capienza per il dressage. Mentre nel palazzetto della pallavolo di Earl’s Court sembra d’assistere ad allenamenti riservati a parenti e amici, non alla più importante manifestazione sportiva del mondo. E la mesta atmosfera che deriva dalla vista di quegli enormi spazi deserti (nelle prime finali in piscina c’era un intero blocco da oltre 500 posti completamente deserto) rischia di condizionare l’intero evento. A Londra 2012 succede quello che nessuno si sarebbe mai aspettato. O forse sì, visto com’è stata gestita la vendita dei biglietti.

Il ministro dello sport Hunt auspica ora “urgenti contromisure”. Il presidente del comitato olimpico britannico Moynihan chiede che “i biglietti invenduti siano dati al pubblico britannico, che merita di partecipare ai Giochi”. Tutti minacciano inchieste e controinchieste. Ieri la solerte polizia britannica ha arrestato 16 temibili bagarini fuori dallo Stadio Olimpico, mentre gli organizzatori hanno costretto dei militari a riempire gli spalti vuoti dell’Aquatics Centre. Ma lo scandalo biglietti travalica il bagarinaggio e coinvolge le alte sfere. Esattamente un anno fa, il presidente del Locog, il comitato organizzatore Coe, aveva assicurato che i biglietti invenduti e quelli restituiti dagli sponsor per motivi logistici (come quei 500 seggiolini del nuoto), sarebbero stati ceduti a prezzi agevolati ai cittadini britannici.

Poi la cupidigia ha avuto la meglio: il mezzo miliardo guadagnato dalla vendita di più di 7 milioni di biglietti non è evidentemente bastato. E quando a una settimana dall’inizio dei Giochi il Locog si è trovato in mano le giacenze dei tagliandi restituiti dagli sponsor, piuttosto che rivenderli (figuriamoci regalarli) al pubblico britannico, ha preferito rivenderli ad altri sponsor, attraverso un sistema d’acquisto interno inaccessibile al pubblico. Uno scandalo per cui hanno protestato anche diversi parlamentari, che si sono chiesti come mai le grandi corporation, già avvantaggiate dall’inizio rispetto al pubblico tramite posizioni di acquisto privilegiate, abbiano dovuto esserlo una volta di più.

Eppure, si è scoperto, i cittadini non sono stati scavalcati solo dagli sponsor, ma anche dagli stessi parlamentari, che a loro volta hanno ricevuto i tagliandi dagli sponsor. La casta non è prerogativa italiana. Sarebbero almeno quattro i parlamentari – tra l’altro membri della commissione olimpica, che sarà in futuro chiamata a investigare su questi e altri casi – ad avere ricevuto negli ultimi giorni biglietti gratuiti del valore di 420 sterline per la finale dei 100 metri da uno sponsor: BT. Uno di loro, il conservatore Whittingdale, ha candidamente dichiarato: “Non ci vedo nulla di male, come membro della commissione è cinque anni che mi occupo di Olimpiadi. E non è strano che voglia vederle dal vivo. Inoltre, il giorno della gara (il 5 agosto, ndr) parteciperò anche a un evento organizzato dalla BT, uno sponsor grazie a cui si sono potute svolgere le Olimpiadi”.

Se fin qui si tratta di sordida spilorceria e conflitti d’interesse, molto più pesante è invece lo scandalo principe dei tagliandi olimpici, che riguarda anche Coe, il presidente del Locog. Come rivelato il mese scorso dal Sunday Times, diversi membri dei vari comitati olimpici nazionali hanno rimesso in vendita sul mercato nero, a prezzi maggiorati anche di dieci volte, alcuni dei biglietti loro riservati. Secondo il quotidiano i membri coinvolti sarebbero almeno ventisette. Mentre il numero di biglietti rimesso sul mercato, tramite siti internet registrati in paesi in cui è difficile il monitoraggio, non è ancora chiaro. Ma potrebbe essere altissimo, dato che ai vari comitati olimpici e federazioni nazionali sono stati riservati quasi 1 milione di tagliandi sugli 8,8 milioni totali.

Tra coloro che hanno rimesso in vendita illegalmente i biglietti, il presidente del comitato olimpico greco Capralos, che si è vantato con il giornalista del Sunday Times di essersi fatto dare, oltre ai 3mila messi a disposizione dal Locog per il suo comitato, anche dei biglietti extra “in maniera informale” dal suo amico Coe (presidente del Locog) e di averli poi rivenduti. Coe ha negato ogni addebito: “Il comitato olimpico ellenico è stato rifornito del numero di biglietti necessari, come da accordo con il Cio. Nulla di più è stato loro dato, né formalmente né informalmente”. Date le dimensioni dello scandalo, il Cio ha aperto un’inchiesta interna. E Scotland Yard una per frode e truffa internazionale, che ha già portato all’arresto di oltre 100 persone e che minaccia di arrivare ai piani alti. E poi si chiedono il perché degli spalti vuoti.