Al 64esimo giorno di viaggio attraverso la Gran Bretagna, la fiaccola olimpica è arrivata a Londra: sarà in giro per la capitale per una settimana prima di entrare venerdì nello Stadio Olimpico per la cerimonia di apertura di Londra 2012. Oggi è partita da Greenwich per arrivare a Waltham Forest, attraversando i quartieri di Newham, Tower Hamlets e Hackney, le zone olimpiche ma anche le aree più povere della città, quelle che oltretutto hanno subito i maggiori disagi economico-sociali dall’organizzazione delle Olimpiadi. E così, mentre la fiaccola ufficiale – preceduta dai carri degli sponsor e circondata da decine di poliziotti e guardie armate – attraversa le vie principali di questi quartieri, per l’occasione ripulite e rivestite a festa, la fiaccola della povertà passa per i casermoni popolari sotto sgombero, per i parchi giochi requisiti dalle Olimpiadi e per le strade sudice dove nessuno è intervenuto a fare operazioni di cosmesi.

La torcia della povertà, originariamente Vancouver Olympic Poverty Torch, è stata ideata da attivisti della città canadese per le Olimpiadi invernali del 2010 ed è stata consegnata oggi agli omologhi londinesi. “E’ un onore per me correre con questa torcia che ci hanno consegnato da Vancouver – spiega a ilfattoquotidiano.it David, ragazzo del quartiere amante della corsa e primo tedoforo della torcia della povertà – Dopo che l’avremo portata in giro per le zone di Londra che dai giochi hanno ricevuto solo disagi, la consegneremo a un gruppo di Sochi (in Russia ndr.) per le Olimpiadi Invernali del 2014, poi ai brasiliani per Rio 2016. Con la speranza che la fiaccola della gente comune assuma una visibilità sempre maggiore, fino a raggiungere quella sponsorizzata dalle multinazionali che sta passando qui a fianco”.

La pensa così anche Marian, insegnante in una scuola secondaria “ma soprattutto attivista arrabbiata”. Dopo trent’anni di attività sociale nel quartiere, ha deciso di abbracciare le proteste contro le Olimpiadi. “Oggi sono proprio scocciata. Mentre qui passa la torcia olimpica accompagnata dagli sponsor delle aziende per le quali, ci dicono, dovremmo essere felici e giubilanti, ci rendiamo conto che queste Olimpiadi sono state pensate e organizzate solamente per la gente più ricca, non per il popolo di Stratford. Quello che hanno fatto qui è un vero e proprio affronto e continuo a dirlo ai genitori dei miei studenti, che mi chiedono il perché del mio attivismo. Ai miei ragazzi, invece, insegno a non essere cinici, come purtroppo sono diventata io dopo aver visto tutto questo. Che si godano pure le Olimpiadi, ma che tengano anche gli occhi sempre aperti”.

Simon i figli a scuola li manda. E mentre si scalda correndo sul posto in maglietta e pantaloncini, pronto a prendere la torcia per il secondo tratto di strada, racconta: “Sono qui perché dietro quel muro e quel filo spinato hanno costruito ogni sorta di servizio e d’infrastrutture. Mentre dall’altra parte del muro, dove abita la gente comune, le problematiche continueranno a essere quelle di ogni giorno. Per noi nulla è stato costruito, anzi, hanno persino chiuso gli impianti sportivi locali”. La piscina comunale di Stratford, che l’anno scorso ha servito 250mila persone, è stata infatti chiusa per mancanza di fondi. “Quando le Olimpiadi saranno solo un ricordo tutte le strutture saranno chiuse, se non addirittura abbattute – continua Simon – Mia figlia fa scherma e gareggia per uno dei club più prestigiosi del Regno. Ebbene, mentre gli olimpionici hanno avuto una valanga di soldi, il club dove lei è iscritta si è visto ridurre il denaro. Queste Olimpiadi potevano essere organizzate molto meglio, facendo partecipare la gente del luogo invece che darle in mano alle grandi multinazionali del commercio e alle banche”.

Tra gli spettatori lungo il percorso della fiaccola della povertà c’è George, anche lui insegnante in questo quartiere dove l’odore della miseria si fa sempre più denso mano a mano che ci si allontana dal centro commerciale di Stratford per entrare nei vicoli delle case popolari. “La scuola dove insegno si è trasferita in un nuovo edificio da poco più di un anno. Nell’intero comprensorio manca l’aria condizionata e la situazione è molto difficile, abbiamo chiesto da subito aiuto al comune di Newham (lo stesso che ospita il Parco Olimpico di Stratford ndr) ma ci hanno risposto che non c’erano soldi. Tre mesi fa, con l’ondata di caldo, un ragazzo si è sentito male e abbiamo dovuto portarlo in ospedale. Ma niente. Da qualche settimana invece la palestra è stata requisita per gli allenamenti delle squadre di pallavolo e hanno installato subito dei condizionatori. Allora abbiamo chiesto che almeno ce li lascino lì quando i pallavolisti se ne andranno. Eravamo disposti anche a comprarglieli, ma ci hanno risposto lo stesso di no. Finite le Olimpiadi se li porteranno via. E poi ci vengono a parlare di eredità olimpica. Se questa è la loro idea di eredità olimpica, io divento attivista e scendo in piazza a protestare”.

di Daniele Guido Gessa e Luca Pisapia