Suonano a festa le campane di Samugheo, il paese di Rossella Urru, in provincia di Oristano. Clacson, caroselli di auto e gente per strada, nuovi striscioni alle finestre. Mentre si inizia a pensare al giorno del suo ritorno. Ed esplode il web che da mesi, ma soprattutto in queste ore, ha atteso trepidante la notizia ufficiale. Finalmente c’è la conferma della Farnesina: Rossella Urru è libera dopo nove mesi, 270 giorni, in mano ai rapitori. Lo ha annunciato qualche minuto dopo le 19 il ministro degli Esteri Giulio Terzi: “Una bellissima notizia. È stata liberata. Ho portato i saluti del presidente Napolitano ai familiari che sono qui con noi all’unità di crisi”, ha detto. Aggiungendo che Rossella, volontaria 30 anni, è “il simbolo del coraggio, della dignità e della fierezza delle donne italiane”. Anche gli altri due cooperanti spagnoli che erano stati rapiti insieme a lei, Ainhoa Fernadez e Eric Conyalons, sono stati liberati. Il sequestro era avvenuto nella notte tra il 22 e il 23 ottobre, in un gruppo profughi del Fronte Polisario nel sud dell’Algeria, nei pressi di Tindouf, dal Movimento per l’Unità e il Jihad in Africa Occidentale (Mujao). Secondo quanto si apprende tutti gli ostaggi sono stati liberati nel Mali, vicino a Timbuctù e sarebbero ora nelle mani dei mediatori del Burkina Faso.

Secondo il Corriere della Sera, l’Italia ha pagato un riscatto per far tornare a casa la giovane cooperante. “Dopo mesi di trattative avviate dagli emissari del presidente del Burkina Faso, Blaise Campaoré, con gli emiri di Aqmi, la stretta finale del processo di liberazione comincia domenica scorsa, quando il riscatto inviato dall’Europa arriva in Burkina Faso, sotto l’occhio vigile degli emissari italiani e spagnoli”, scrive lo storico corrispondente Massimo Alberizzi, che appare a conoscenza di molti dettagli sulla trattativa. “Il denaro viene quindi trasferito all’emiro Abdul Hakim a Gao, nel nord del Mali, nell’Azawad, quel territorio in cui i radicali islamici di Aqmi, tuareg e non solo, pochi mesi fa, hanno proclamato l’indipendenza”. Secondo il Corriere, si parla di 10 milioni di euro a ostaggio, per un totale di 30 milioni).

Il parroco di Samugheo è riuscito a contattare i genitori di Urru,da stamattina a Roma, insieme ai due fratelli. Gioia immensa: hanno parlato qualche minuto con la figlia, in attesa di riabbracciarla. In queste ore trapelano ancora pochi dettagli sullo stato dei rapiti, che starebbero comunque bene, e poche certezze sul rientro. Anche se è probabile che la cooperante possa arrivare domani sera nella capitale.

La notizia – Il primo a diffondere la notizia della liberazione di Urru, verso le 14, è stato Il Foglio, giornale di Giuliano Ferrara, attraverso un tweet e poi con un articolo. Grande prudenza da parte di tutte le testate italiane, mentre in Spagna i giornali web e l’agenzia Efe diffondevano la conferma ufficiale da parte del governo. Un primo annuncio era arrivato dal portavoce dell’organizzazione radicale islamica Ansar Al Din, Sanda Ould Boumama. Lo stesso inviato della Farnesina, il deputato Pdl Margherita Boniver aveva espresso “un cauto ottimismo”, aggiungendo “speriamo sia la volta buona”. Una cautela dettata soprattutto dalla fuga di notizie del 3 marzo e di un precedente doloroso: allora era infatti stata diffusa la notizia della liberazione diffusa da Al-Jazeera e da un sito della Mauritania, Sahara Media, ripresa per un giorno intero da tutti media italiani. Poi evidentemente non confermata. Per mesi si sono rincorse le voci di un presunto riscatto di 30 milioni e la richiesta continua di riserbo da parte della Farnesina, anche a giugno.

Gli appelli, la solidarietà, il web – Nelle piazze italiane e sarde e sui palazzi delle istituzioni (comuni, province e Regione) ma anche sulla bacheche Facebook e nelle case l’immagine del volto di Rossella Urru impegnata nei campi Saharawi era diventata una costante. Sotto, immancabili la scritte che inneggiavano alla liberazione. Come il drappo gigante esposto in piazza del Campidoglio, a Roma, “Per Rossella Urru libera”. Striscioni e appelli si ripetevano da mesi in tutte le manifestazioni pubbliche dell’Isola, grazie al comitato animato anche dai parenti, fratello in testa. Ma non solo. Quasi da subito è partito il tam tam sul web e sui social network,con la rete che ha dedicato a Rossella vari blogging-day. A febbraio la comica sarda Geppi Cucciari ha lanciato il suo appello dal palco del Festival di Sanremo, seguito dal video messaggio di Fiorello e da una mobilitazione collettiva e costante, nonostante i silenzi e le false speranze.

Le reazioni – Non c’è spazio per polemiche ma solo per parole di sollievo. “La liberazione di Rossella è una notizia che riempie di gioia e di commozione il cuore del popolo sardo dopo mesi di angoscia e di trepidazione”. Questo il commento del governatore Ugo Cappellacci. Stessa gioia da parte del presidente del consiglio regionale, Claudia Lombardo che esprime anche “gratitudine per il grande impegno delle diplomazie che da mesi hanno lavorato con l’obiettivo di riportare Rossella a casa”. E aggiunge: “Il susseguirsi di notizie contraddittorie ha generato in tutti i sardi un grande senso di impotenza e di delusione. Ma ora è arrivato – ha affermato la Presidente – il momento di esultare per l’epilogo positivo della vicenda”.

La prova – A dicembre era stato diffuso un video di pochi istanti che ritraeva Rossella Urru e gli altri due cooperanti vivi. Con quell’atto la costola dissidente di Al Qaeda nel Maghreb islamico, la Jamat Tawhid Wal Jihad Fi Garbi Afriqqiya (Movimento Monoteista per il Jihad in Africa occidentale) aveva rivendicato il sequestro. Il presunto scambio di prigionieri. Secondo quanto riportato dalle agenzie ci sarebbe stato uno scambio di prigionieri. Qesta mattina Ould Faqir, uno degli uomini implicati nel suo sequestro arrestati lo scorso anno sarebbe stato liberato in Mauritania; contemporaneamente la cooperante italiana sarebbe stata liberata dai miliziani del Mujao (il Movimento per l’unità e il jihad in Africa occidentale) nei pressi della città.

Il lavoro di Urru – Rossella Urru è una cooperante dell’ong Comitato per lo sviluppo dei popoli (Cisp). Da due anni è responsabile dei campi profughi Saharawi, a Rabuni nel sud ovest dell’Algeria, ha seguito la pianificazione e la distribuzione degli alimenti e la formazione delle donne. Ha lavorato per quattro missioni nelle zone in cui è stata rapita e altre tre in contesti internazionali.