Ho detto ai delegati vicino a me: ‘state calmi, si sta alzando, vedrete che ora si vota’ e invece non ha detto nulla. Sono rimasto deluso, Bersani doveva farci votare”. Ignazio Marino è uno degli estensori del documento integrativo sui diritti civili che sabato la presidenza dell’assemblea del Partito democratico ha impedito di votare.

Lei al posto di Bersani che avrebbe fatto?
Avrei preso in mano la situazione e avrei detto: ‘votiamo!’

E perché non è successo?
Forse non se l’aspettava.

O perché c’è un deficit di democrazia nel Pd?
Di sicuro da quando faccio parte dell’assemblea non è mai stato votato un ordine del giorno che ho presentato. Mi sembra un partito poco democratico.

Che cosa temono?
La paura è che i delegati possano radicalizzare le opinioni del partito. Però queste persone sono state elette con le primarie, rispecchiano il vero Pd.

Ma se come dice la Bindi i contrari erano 38 su 1000…
Ma quali mille? Il diritto di voto tra i presenti lo avevano in pochi. E poi basta cercare su Google la formula matematica per calcolare quante persone stanno in un metro quadro ed è chiaro che in quella sala non erano mille.

Quanti erano?
Questo avrebbe dovuto dircelo una presidente corretta dell’assemblea . Alla Camera la Bindi conta 5 numeri quando presiede l’aula: presenti, votanti, favorevoli, contrari e astenuti. In questo caso abbiamo saputo solo i contrari.

Ma se i numeri sono questi, perché non votare l’altro documento?
Perché se votavamo entrambi, entrambi passavano all’unanimità.

Anche con il voto di Fioroni?
Al massimo due o tre contrari, non di più.

E così avremmo avuto un Pd favorevole ai matrimoni gay.
Quella parola non c’è da nessuna parte. Da un lato c’è un dotto ed elegante documento, da l’altro un’integrazione con parole più chiare del primo.

Quindi alla fine è stato un boomerang per il partito.
Con una diversa conduzione dell’assemblea i giornali non avrebbero avuto nulla di cui parlare.

Ci riproverete?
Al più presto.

Bersani che ne pensa?
Se sottoponessimo al segretario le singole frasi del documento , dalla parità tra etero e gay, al diritto delle persone di scegliere il trattamento sanitario, direbbe sempre che è giusto. Quindi dov’è il problema?

Già, dov’è?
É che c’è qualcuno, che non è Bersani, che ha voluto una gestione approssimativa dell’assemblea per non tracciare nessun perimetro chiaro.

La soluzione?
Referendum tra gli iscritti sui temi sensibili. Sono pronto ad accettare la sconfitta, se ci fosse.

É vero che Fini ha fatto di più del Pd?
Fini ha posizioni nette e le ha sempre espresse.

Si sente un estremista nel suo partito?
Per carità, mi sento un moderato. In America sarei quasi considerato un conservatore, Mitt Romney chiede adozioni per madri single e coppie gay, nel solo interesse dei bambini.

Da Il Fatto Quotidiano del 17 luglio 2012