Angela Merkel lo dice apertamente: “Non ci saranno aiuti da parte della Germania senza controlli”. Parole riferite in un’intervista alla tv ZDF e subito rilanciate dalle agenzie. Quindi la cancelliera tedesca ha ricordato che “se si ha una moneta comune questo significa, naturalmente, che oltre ai vantaggi ci sono degli obblighi e che le decisioni politiche di ogni singolo membro hanno effetto sugli altri Paesi”. Inoltre la Corte Costituzionale tedesca ha deciso di rinviare al prossimo 12 settembre la sua pronuncia sulla compatibilità dell’Esm, il meccanismo salva-Stati permanente dell’Eurozona, e del fiscal compact con l’ordinamento giuridico nazionale. L’entrata in funzione dell’Esm era inizialmente prevista per luglio ma la Corte di Karlsruhe ha dovuto esaminare i ricorsi presentati da accademici, parlamentari (alcuni dei quali appartenenti al partito di Angela Merkel) e comuni cittadini tedeschi secondo i quali tali istituti sottrarrebbero al Bundestag responsabilità in materia fiscale. 

Merkel ha riconosciuto che “nell’ultimo mese si è fatto di più che negli ultimi anni, ma tuttavia molto altro deve essere fatto”. Il cancelliere ha ricordato che “le forze della Germania non sono infinite e noi come l’Europa affrontiamo una competizione mondiale che dobbiamo vincere per mantenere il nostro benessere. Questo è ciò che mi guida e per questo, si debbono cambiare alcune cose, anche con durezza, in Europa”  Merkel ha poi chiarito che le ricostruzioni che l’hanno dato come uscita sconfitta dall’ultimo vertice Ue, è “un’interpretazione che non trova conferma nei fatti”. 

Inoltre per la cancelliera i tentativi messi in atto da alcuni governi dell’Eurozona al fine di rendere più morbidi gli sforzi per spingere verso un controllo congiunto più marcato delle politiche dell’eurozona per risolvere la crisi “non avranno alcuna chance”. Nell’intervista la Merkel ha sottolineato che i leader europei non hanno ancora risolto la crisi ma il gruppo è “sulla buona strada” per superarla. Il lavoro maggiore per affrontare la crisi “è stato fatto più negli ultimi mesi che negli anni precedenti”. Sulla responsabilità per i futuri salvataggi delle banche in Europa, la questione – ha detto – non è stata ancora decisa”.

Insomma, rischia di essere un’estate davvero calda, quella dell’Italia esposta alla speculazione. Perché lo scudo europeo anti-spread di fatto esiste, ma finchè il nostro paese e soprattutto la Germania non avranno ratificato il trattato per il fondo salvastati permanente Esm, le risorse saranno limitate al centinaio di miliardi rimasti in dotazione allo Efsf. In più la Cancelliera Merkel è tornata a martellare sul rigore. E se il presidente dell’Eurogruppo, Jean Claude Juncker, parlando con lo Spiegel, ha affermato che “nessuno” dei 17 leader di Eurolandia “si aspetta che l’Italia possa aver bisogno di aiuti”, ha anche ricordato che “se richiedesse un salvataggio dovrebbe sottoporsi alle regole di supervisione esistenti”.

Un’idea, quella di non ammorbidire i controlli congiunti sulle politiche dell’Eurozona, che la Merkel ha legato anche al salvataggio delle banche spagnole “garantito dal governo”. Unica apertura all’ottimismo, quando ha concesso che “si è sulla buona strada” e “si è fatto più negli ultimi mesi che negli anni precedenti” per risolvere la crisi. Un altro passo nella lunga marcia sarà fatto venerdì prossimo quando i ministri delle finanze dell’Eurogruppo, probabilmente in videoconferenza, daranno l’approvazione formale al ‘memorandum d’intesà con le condizioni per la ricapitalizzazione delle banche e la ristrutturazione – con un programma che si concluderà in 12 mesi – delle banche spagnole.

Il declassamento di Moody’s ha però fatto suonare i campanelli d’allarme per l’Italia e per le “tensioni” che in agosto potrebbero far scattare la necessità di calmierare lo spread perchè, come segnalato ieri da Leonardo Domenici, relatore del Parlamento Ue per la riforma del rating, “hedge fund e banche azioniste delle agenzie hanno mire ribassiste”. Nei palazzi delle istituzioni europee negano la nascita di una “task force” anti-spread, ma si dà per scontato il contatto tra le cancellerie per reagire alle possibili emergenze estive. E’ in questo scenario che potrebbe essere usato lo scudo, che comunque non scatterebbe automaticamente (lo stato deve richiedere l’intervento e dimostrare di essere adempiente, dopo una valutazione della Bce e l’approvazione dell’Eurogruppo, scatterebbe il “monitoraggio” Bce-Commissione) nè gratuito. Soprattutto rischia di avere risorse troppo limitate di fronte a un debito da quasi 2.000 miliardi come quello dell’Italia. Fino alla ratifica dello Esm da 500 miliardi, solo quanto resta dello Efsf (dei 440 miliardi iniziali, 130 sono stati impegnati per la Grecia, 85 per l’Irlanda, 80 per il Portogallo e fino a 100 per la Spagna). L’avvio operativo del fondo salva-stati permanente è teoricamente slittato al primo agosto, ma è legato alle ratifiche parlamentari. Il premier Monti ha chiesto il via libera prima della pausa estiva dei lavori. Più complessa la situazione in casa Merkel, dove – prima che il trattato possa essere portato davanti al Bundestag – la Corte Costituzionale di Karlsruhe dovrà esprimersi su migliaia di ricorsi che ne mettono in dubbio la costituzionalità