Olanda e Finlandia dicono no allo scudo anti spread opponendosi di fatto all’acquisto dei titoli di debito pubblico sul mercato secondario. Un annuncio che, per il momento, non dovrebbe cambiare la sostanza della decisione assunta al vertice della settimana scorsa ma che, in ogni caso, contribuisce ad alimentare nuova tensione diplomatica tra i gli Stati dell’eurozona. Da parte dei due Paesi, gli unici insieme a Germania e Lussemburgo a vantare ancora un rating da tripla A in Eurolandia, viene quindi ribadita la linea dura dell’esenzione di responsabilità per le nazioni più virtuose. Una mossa che finisce inevitabilmente per spiazzare il governo di Berlino, arresosi al compromesso appena quattro giorni or sono.

Attraverso un rapporto fatto circolare già ieri, il primo ministro di Helsinki Jyrki Katainen ha espresso la propria contrarietà all’utilizzo dei capitali in dotazione al fondo Esm per l’acquisto dei bond sovrani delle nazioni che, pur avendo intrapreso la strada dell’austerity e del riassetto dei propri conti pubblici (Italia e Spagna su tutti) si trovano tuttora sotto l’attacco della speculazione. A fianco della Finlandia si è schierato l’esecutivo olandese che, attraverso il portavoce del suo ministro delle finanze, ha espresso la medesima posizione in merito. Entrambi i governi hanno voluto sottolineare il peso della loro decisione evidenziando l’impossibilità di un consenso unanime in Europa. Condicio sine qua non, a detta loro, per l’implementazione del piano. Ma a ben vedere le cose non starebbero esattamente così.

L’attuazione del programma di sostegno titoli prevede in effetti l’approvazione unanime dei Paesi dell’eurozona ma questa regola, secondo i trattati, non si applicherebbe nei casi di evidente urgenza quando, in alternativa, prevale il principio della maggioranza qualificata. In altre parole, per avviare gli acquisti dei titoli sul mercato secondario sarebbe sufficiente raggiungere l’assenso di una serie di Paesi che, insieme, contribuiscano almeno all’85% dell’ammontare complessivo del fondo Esm. La Germania, prima economia dell’euro, ne finanzia circa il 27%, la Francia poco più del 20, l’Italia quasi il 18. Ciascuno di questi tre Paesi si ritrova di fatto ad avere un implicito diritto di veto. Olanda e Finlandia, che partecipano al fondo per poco più del 7% dei capitali, non hanno invece questa possibilità. In sintesi, stanno sparando a salve.

Nei giorni scorsi, l’editorialista del Financial Times Wolfgang Münchau aveva ridimensionato il presunto successo italiano all’ultimo vertice europeo evidenziando l’assenza di un sostanziale cambiamento nelle regole operative dello stesso Esm. Il fondo salva Stati, aveva ricordato Münchau, risultava infatti già autorizzato ad acquistare titoli sul mercato secondario anche se, fino a quel momento, non aveva ancora avviato questo genere di operazioni. Come a dire che a consentire gli acquisti dei bond sono gli stessi atti di costituzione del fondo i quali, stante la posizione di Francia, Italia e Spagna, non potrebbero comunque essere modificati in senso restrittivo anche nell’improbabile eventualità di un allineamento della Germania sulle posizione oltranziste di Olanda e Finlandia.

L’ipotesi, a questo punto, è che l’offensiva lanciata dai due Paesi possa essere motivata sia da ragioni di consenso a livello nazionale sia dalla speranza di riacquistare un rinnovato potere negoziale a livello europeo. Per quanto ininfluente a livello pratico, in ogni caso, il rifiuto opposto allo scudo anti speculazione crea nuove tensioni diplomatiche all’interno del Continente contribuendo all’instaurarsi di un clima più teso che, alla lunga, potrebbe avere effetti decisamente negativi sulla percezione dei mercati internazionali. La strada, insomma, è ormai tracciata. Ma il cammino, oggi, appare indubbiamente più complicato.

Una conclusione cui sicuramente è arrivato anche Josè Manuel Barroso. Il presidente della Commissione europea è intervenuto seccamente questa mattina per ricordare che nel Consiglio europeo c’e’ stata unanimità sulle “misure a breve termine” per stabilizzare l’euro, quelle volute da Monti e Rajoy per ricapitalizzazione diretta delle banche e meccanismo anti-spread per la stabilizzazione finanziaria dell’eurozona. “La dichiarazione dell’Eurozona è stata molto importante – ha affermato – e sottolineo che è stata avallata da tutti i 27”. Barroso ha anche cercato di spegnere la discussione su vincitori e vinti del vertice: “O vinciamo tutti o perdiamo tutti – ha detto durante il dibattito all’Europarlamento  – e mi preoccupano molto le generalizzazioni e i pregiudizi: chi conosce la storia del nostro continente sa quanto sono stati negativi in passato”. Barroso ha detto di non gradire “quando i capi di governo escono dal vertice e dicono ‘ho vinto’: è il modo migliore per arrivare alla sconfitta”.