Barack Obama ha dato una svolta alla strategia militare a stelle e strisce, da quando si è insediato alla Casa Bianca l’arma preferita del Pentagono è diventata il drone. In tre anni le operazioni dei velivoli senza pilota sono aumentate in maniera esponenziale, del 400 per cento. Lo rivela un’inchiesta del mensile Max in edicola domani. Il programma, sostenuto dal governo e sopratutto dal presidente degli Stati Uniti, pesa sulle casse dell’aeronautica militare per 4 miliardi di dollari all’anno. Ma il bilancio più pesante è quello in termini di “vittime collaterali”, il termine neutro utilizzato dagli speaker dell’esercito americano per annunciare l’uccisione di civili.

Le vittime civili. Proprio sotto l’ultimo presidente Usa, come evidenziato da uno studio del Bureau of Investigative Journalism del 2011, i droni hanno ucciso tra le 385 e le 775 persone (fra cui 164 bambini) totalmente estranee ai combattimenti. Il numero però potrebbe essere molto più alto perché i ricercatori hanno voluto conteggiare solo gli episodi che hanno corpose prove documentali prese sul campo. Per non parlare dei feriti, qui le stime superano le migliaia di vittime. Questa “guerra sporca” però sta minando il morale delle truppe.

I soldati depressi. L’espansione incontrollata delle operazioni con i droni ha però messo l’aeronautica di fronte a un inatteso problema: la sofferenza del personale. “C’è un’elevata incidenza di affaticamento emotivo e fisico tra i controllori”, diceva uno studio dell’USAF. Il 20 per cento degli operatori di droni si dichiara stressato. Le operazioni con i droni si stanno moltiplicando rapidamente, e c’è un tale bisogno di personale che gli operatori fanno tutti il doppio turno. Inoltre, come molti di loro hanno fatto notare, quel lavoro non corrisponde all’idea del pilota da caccia hollywoodiano che si erano fatti. “Tutto sembrava andare nel migliore dei modi, finché sullo schermo sono comparsi due ragazzini in bicicletta. Uno poteva avere dieci anni. Se ne andavano a zonzo, ridendo, in un pomeriggio d’estate. “Oddio, no, di nuovo!”, mi è venuto da dire… Ho trattenuto il respiro mentre il missile centrava il bersaglio, e lo schermo si trasformava in un’esplosione di pixel. Quando l’immagine si è schiarita… i corpi dei ragazzini giacevano tra quelli degli insorti”, racconta il colonnello Martin. “La gente pensa che il nostro lavoro sia tutto azione”, dice. “Di solito, invece, ci limitiamo a guardare gli schermi: spesso abbiamo semplicemente la consegna di tenerci pronti”. “Sento spesso ripetere che questi musulmani bisognerebbe buttarli giù”, mi ha detto un pilota, senza rivelarmi il nome per paura di rappresaglie. 

Operazioni border-line. I droni non vengono utilizzati solo sul terreno di guerra, in Pakistan hanno compiuto almeno 250 bombardamenti. Proprio loro hanno scovato il profilo barbuto di Osama Bin Laden che passeggiava in un cortile della città di Abbottabad, prossima al confine afghano. Nel 2011 Anwar al-Awlaki, membro di al-Qaeda, è stato ucciso nello Yemen. Persino alti funzionari dell’antiterrorismo Usa dubitano della legalità dell’operazione. “C’è voluto il mandato di un tribunale per intercettare le sue comunicazioni“, ha dichiarato il generale in pensione Michael Hayden. “Ma non abbiamo avuto bisogno di alcun mandato per ammazzarlo. Non è strano?”. 

Il futuro. Il Pentagono ha però un’altra preoccupazione: continuare a incrementare il numero di operazioni dei droni e costruirne di sempre più moderni. “Il problema numero uno dell’aeronautica militare consiste nel trovare chi manovri i velivoli senza pilota dalle nostre basi”, ha dichiarato Mark Maybury, tra i massimi esperti dell’USAF in materia. Il 27 settembre 2011 Maybury ha descritto la folle corsa alla costruzione del primo aereo robot al mondo. Stando ai suoi appunti esistono già progetti per i prototipi di “droni permanenti”. “I nuovi velivoli (Vulture) e le nuove navicelle spaziali (Isis) senza equipaggio possono rimanere in volo per anni“.