Non una nuova manovra, ma “un’operazione strutturale di spending review”. Non tagli ai servizi, piuttosto agli sprechi. Non è solo un problema di forma evidentemente per il presidente del Consiglio Mario Monti che oggi ha presentato così agli enti locali e alle parti sociali il decreto sulla revisione della spesa pubblica. La sostanza, infatti, è arrivare a un obiettivo di 4,2 miliardi di euro da recuperare per evitare l’aumento dell’Iva a ottobre e novembre e rinviarlo al prossimo anno. Questione alla quale, ha sottolineato Monti nel corso dei due incontri di Palazzo Chigi, si sono aggiunte le due “emergenze” non da poco del terremoto in Emilia e degli “esodati”. Fatto sta che quanto prospettato a enti locali e sindacati non è piaciuto affatto. Le Regioni si sono dette preoccupate. I Comuni hanno definito i tagli tratteggiati dal supercommissario Enrico Bondi “estemporanei e parziali”. I sindacati minacciano già lo sciopero perché, per dirla con la segretaria della Cgil Susanna Camusso, “il governo è stato reticente e criptico”. Come spesso è accaduto nella fase di elaborazione dei provvedimenti più corposi anche oggi Monti era affiancato, durante il confronto con enti locali e parti sociali, da mezzo governo. 

Monti ha assicurato che l’esecutivo è contrario ai tagli lineari fatti con l’accetta. Le misure passeranno da decreti legge. Il provvedimento sarà diviso in tre fasi: la prima parte è dedicata ai tagli alla presidenza del Consiglio e al ministero dell’Economia, la seconda è stata l’oggetto della riunione di oggi, mentre la terza – che inizierà tra qualche settimana – riguarderà i governi locali e la riorganizzazione delle amministrazioni periferiche dello Stato. “Un intervento urgente” da fare “entro questa settimana”, ha detto il viceministro dell’Economia Vittorio Grilli, perché “l’Italia è sempre sorvegliata speciale a livello europeo”. 

La Camera nel pomeriggio ha approvato il primo decreto legge sulla spending review (sui tagli a Palazzo Chigi e Mef). Il testo, leggermente modificato a Montecitorio, è stato approvato con 387 sì, 20 no e 47 astenuti. Il decreto ora torna al Senato, e scade il 7 luglio.

Le misure. Il provvedimento prevede, ha spiegato il governo, il taglio del 20% dell’organico dei dirigenti della Pubblica amministrazione e del 10% dei dipendenti. La riduzione degli organici della pubblica amministrazione, ha precisato il ministro Patroni Griffi, “sarà fatta dopo la verifica delle piante organiche e solo dopo sarà possibile selezionare e modulare l’intervento di riduzione attraverso la mobilità di due anni”. Tra le misure in programma anche la riduzione delle consulenze nella Pubblica amministrazione del 20% rispetto a quelle in essere nel 2009. Risparmi in arrivo anche per gli affitti della pubblica amministrazione: saranno calcolati i metri quadri per dipendente per valutare la congruità del canone di locazione. Ma i tagli potrebbero colpire anche sanità, università, statali.

 L’analisi di Bondi. In totale l’analisi effettuata da Bondi ha riguardato 60 miliardi di spesa per beni e servizi. I risparmi che si possono ottenere sono ovviamente diversi a seconda delle voci e possono variare, da un minimo del 25% a un massimo del 61%. Percentuali che però non vanno applicate all’intero ammontare della spesa aggredibile. L’operazione di revisione della spesa pubblica non si basa sul criterio della spesa pro capite ma su un censimento di 54 tipologie merceologiche con l’identificazione dei benchmark e i tagli delle spese eccessive. Si tratta dunque di un lavoro molto simile, una sorta di anticipazione, dei costi standard.

I settori da tagliare. Il Governo ha individuato 7 settori in cui effettuare i tagli: 1) costi dei beni e dei servizi nella Pubblica amministrazione (complessivamente sono 60 miliardi l’anno e c’è la possibilità di risparmiare in alcune categorie merceologiche fra il 20 ed il 60%). Per la sanità si pensa di tagliare i costi per i pasti e le pulizie; 2) taglio del 20% dei dirigenti della Pubblica amministrazione; 3) taglio del 10% dei dipendenti della Pa; 4) gestione più economica del patrimonio dello Stato; 5) soppressione di alcuni enti statali e locali; 6) ridefinizione della governance delle società pubbliche che non potranno avere più di 3 membri nel Cda (5 se le società gestiscono servizi); 7) riduzione delle consulenze delle società pubbliche. Il Governo pensa di varare venerdì il decreto legge con i tagli per il 2012. Solo nella sanità sono previsti tagli per 3 miliardi.

Le Regioni: “Siamo preoccupati”. Il Governo intende anche tagliare nel 2012 nei settori della sanità e il trasporto pubblico locale, come ha rivelato il presidente Formigoni. “A questo punto – afferma la presidente Polverini – è meglio aumentare l’Iva”. “Siamo insoddisfatti- ha ribadito Formigoni uscendo da Palazzo Chigi – e preoccupati: non è un taglio agli sprechi ma un taglio ai servizi ai cittadini. Siamo molto molto preoccupati, non abbiamo avuto risposte tranquillizzanti nè sulla sanità nè sul trasporto locale”. “Non siamo contrari a combattere gli sprechi ma non ci deve essere una riduzione della spesa sociale e sanitaria” puntualizza Rossi riferendo che già domani è convocato un incontro con il ministro Balduzzi, proprio per verificare l’impatto delle misure previste per il comparto.

I Comuni: “I tagli di Bondi sono parziali”. Giudizio sospeso anche quello dei Comuni. Il presidente dell’Anci Graziano Delrio: “Siamo disponibili a lavorare sui costi standard ma i tagli prospettati dal commissario Bondi sono estemporanei e parziali”. “Il provvedimento – ha aggiunto – è impostato bene ma mancano i dettagli delle cifre e, è bene ricordarlo, negli ultimi anni i Comuni hanno subito tagli per circa 8 miliardi tra tagli delle manovre e Patto di stabilità. Quindi il giudizio è negativo. Il governo ha fretta di chiudere sulla spending review, ma sarebbe stato meglio continuare a lavorare insieme visto che non conosciamo ancora l’entità dei tagli nel nostro settore”. I Comuni, ha proseguito il presidente dell’Anci, “non saranno riconvocati dal governo e questo è grave. Usciamo oggi da questo incontro senza alcuna carta in mano e questo è un metodo che non ci piace, anche perché la nostra realtà ha prodotto dal 2008 risparmi per circa 7 miliardi di euro”.

Parolaccia e dito medio, alla Camera espulso Barbato. Sono intanto in corso alla Camera le votazioni sul decreto legge sulla spending review. In aula il presidente Gianfranco Fini ha espulso Franco Barbato dell’Idv. Illustrando un proprio emendamento il deputato ha urlato: “A questa maggioranza dico da parte dei giovani che avete rotto i coglioni”. Immediata la reazione di Fini: “Lei non può usare in quest’Aula un linguaggio da trivio”, e lo ha espulso senza mezzi termini, mentre tanti deputati urlavano “Fuori, fuori”. Barbato, lasciando l’emiciclo, ha mostrato il dito medio ai colleghi del Pd che hanno duramente protestato. Poco dopo, le scuse di Antonio Borghesi dell’Idv: “Chiedo scusa per questo atteggiamento indecoroso”, ha detto il dipietrista. Al testo approvato dal Senato sono state apportate piccole modifiche con emendamenti della commissione: il decreto, che scade il 7 luglio, pertanto dovrà tornare in Senato. 

Camusso: “Il governo getta benzina sul fuoco”. In attesa che inizi nel pomeriggio un altro incontro delicato, quello con le parti sociali, è il segretario della Cgil, Susanna Camusso, a suonare la carica: “E’ evidente che se il governo pensa di procedere al taglio degli organici e alla riduzione dei servizi getta benzina su una situazione molto difficile”. E non esclude, in generale, il ricorso a uno sciopero generale: “Stiamo procedendo ad una mobilitazione unitaria, che deve continuare – spiega – Lo abbiamo detto in tempi non sospetti che pensiamo che bisogna usare anche lo sciopero generale e pensiamo il tema di quello sciopero si chiami lavoro e creazione di lavoro perché questa è la risposta di cui ha bisogno il Paese”. Con tagli di questo genere, aggiunge Camusso, “introduce ulteriori divisioni tra i lavoratori pubblici e privati che questo Paese non può sopportare”. D’altronde “abbiamo trovato un governo reticente e criptico nel dire cosa intende mettere nel provvedimento che farà venerdì. Questo ci ha preoccupato”.

Sulla stessa frequenza il segretario della Cisl Raffaele Bonanni: “Ora serve la concertazione con le parti sociali – dice – Altrimenti non ce la farete a ridurre le convenzioni, gli appalti e le esternalizzazioni. ‘Bisogna stare attenti a non fare ditutta l’erba un fascio”. Secondo il leader della Cisl “occorre incidere di più sugli sprechi e sui conflitti di potere tra gli apparati dello Stato”. “Non vorrei – aggiunge Luigi Angeletti (Uil) – che di tutte le vostre buone intenzioni restasse solo il taglio del personale della Pubblica amministrazione: un taglio che, peraltro, così come lo avete prospettato, sarebbe un finto taglio lineare”.

Confindustria: “Un buon inizio”. Giudizio positivo da parte di Confindustria. Il presidente, Giorgio Squinzi, al tavolo con il Governo ha detto: “Sostanzialmente è un buon inizio, Confindustria condivide, ma dobbiamo valutare nel dettaglio le misure”. “Semplificare e rendere più efficiente la macchina dell’amministrazione non è solo l’obiettivo del governo ma anche del presidente di Confindustria e un obiettivo fondamentale per il Paese”.