Si profila un braccio di ferro tra Angela Merkel e Mario Monti nel summit imminente, che inizierà domani a Bruxelles. E che deve portare risposte concrete alla crisi dell’euro, in una fase turbolenta e a forte rischio sui mercati. O, se braccio di ferro proprio non sarà, di certo il ruolo del premier italiano è importante per limitare una volta per tutte la solita rigidità della cancelliera. Ebbene, al vertice a 4 (i ministri finanziari delle quattro principali economie della zona euro: Germania, Francia, Italia e Spagna), che si è tenuto ieri in tarda serata a Parigi, la Germania, nella persona del ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, avrebbe dimostrato una «cauta apertura» su quel che è la nuova battaglia del Professore: l’ipotesi di utilizzare il fondo salva-Stati (Esfs) per un meccanismo di stabilizzazione degli spread a favore dei Paesi più virtuosi. Come dire proprio l’Italia.

Dopo che in giornata erano trapelate le nuove e perentorie dichiarazioni della Merkel sugli eurobond (“Non ci saranno finché io vivrò”), Monti le aveva risposto indirettamente, parlando alla Camera: “Sono pronto a restare oltre il limite previsto del Consiglio europeo e a lavorare fino a domenica sera, se sarà necessario, perché alla riapertura dei mercati, il lunedì 2 luglio, ci si presenti irrobustiti da un pacchetto per la crescita, da una visione per il futuro dell’integrazione, ma anche da meccanismi soddisfacenti per reggere alle tensioni delle piazze finanziarie”. Insomma, per far prevalere la sua proposta che il fondo salva-Stati diventi lo strumento per intervenire, se necessario, per comprare titoli di Stato dei Paesi sotto attacco sui mercati. O almeno, quelli “virtuosi”, che vedono schizzare in alto lo spread dei propri bond nei confronti dei bund tedeschi, nonostante gli sforzi e i progressi compiuti per riportare i conti pubblici in ordine. Sarebbero l’Italia e la Spagna, anche se, con il rapido deteriorarsi della finanza pubblica a Madrid, alla fine potrebbe rimanere solo il nostro Paese. Da sottolineare: l’Italia, nonostante tutto, dovrebbe centrare l’obiettivo dell’avanzo primario più elevato di tutta l’Unione europea l’anno prossimo, come dire essere in positivo sul bilancio dello Stato prima del pagamento degli interessi del debito.

Di tutto questo, appunto, si è parlato ieri sera a Parigi. L’incontro fra Schaeuble, Vittorio Grilli, viceministrro dell’Economia e delle Finanze italiano, e i due colleghi francese (Pierre Moscovici) e quello spagnolo (Luis de Guindos), inizialmente doveva restare segreto. Ma poi Moscovici ha ammesso che avrebbe ricevuto gli altri ministri, per continuare questo drammatico rush finale in vista del vertice di domani. Schaeuble, da quanto riferito dall’Ansa, l’agenzia di stampa italiana, e da altri media stranieri, avrebbe manifestato una prima disponibilità sul meccanismo anti-spread. E’ risaputo che il ministro ha con Monti una complicità maggiore di quella che esiste fra il premier italiano e la cancelliera. E’ anche ormai chiaro che il presidente del Consiglio italiano ha bisogno i questa vittoria anche per rafforzare la sua posizione a Roma, ora che Berlusconi ha colmnciato a «svegliarsi» e ad attaccarlo. Il problema è pure finire il vertice di Bruxelles con misure concrete e a breve termine, che possano davvero rassicurare i mercati. E non solo con progetti (a trratti vaghi) di unione bancaria e politica da realizzate sul lungo periodo, vedi il rapporto presentato ieri da Herman Van Rompuy, presidente del Consiglio europeo.

La crociata montiana sull’Efsf è appoggiata anche dai francesi e, ovviamente, dagli spagnoli. Oggi, nuovo round nella preparazione del summit, l’incontro tra Hollande e la Merkel. La corsa continua.