“Ci sono le impronte digitali di Silvio Berlusconi sui soldi dei fondi neri”. Il pubblico ministero Fabio De Pasquale ha chiesto che Silvio Berlusconi venga condannato a 3 anni e 8 mesi per frode fiscale. La richiesta come di rito è avvenuta al termine della requisitoria del processo Mediaset che si sta svolgendo a Milano, sulle presunte  irregolarità nella compravendita dei diritti televisivi da parte del gruppo del Biscione. Oltre all’ex premier ci sono 10 imputati, fra cui Fedele Confalonieri. Tutti sono accusati di frode fiscale, mentre per i cittadini di Hong Kong c’è un’altra accusa: il riciclaggio. Per Confalonieri, presidente del gruppo, l’accusa ha chiesto una condanna a 3 anni e 4 mesi di reclusione.

Le impronte digitali, alle quali il pm fa riferimento sono conti bancari svizzeri dove sono stati versati i fondi neri che, “sono riconducibili a Silvio Berlusconi“. Il rappresentante della pubblica accusa ha molto insistito sulla circostanza che Berlusconi è stato “l’apice della catena di comando dei diritti fin dal 1998” e che questo ruolo è stato da lui mantenuto anche dopo la discesa in campo nella politica. Confutando la tesi difensiva secondo la quale Berlusconi avrebbe lasciato il comando delle sue società dopo aver assunto l’impegno politico, De Pasquale ha detto che questa argomentazione “fa a pugni con quello che leggiamo sui giornali ogni giorno”. Per il presunto “socio occulto di Berlusconi, l’imprenditore di origine egiziana Frank Agrama, sono stati chiesti tre anni e otto mesi di carcere. Stando alla ricostruzione della procura, le società della galassia Fininvest e poi Mediaset avrebbero acquistato a prezzi gonfiati i diritti dei programmi televisivi dalle major americane e poi, tramite il mediatore Agrama, il sovrappiù sarebbe stato accantonato in fondi neri messi a disposizione di Silvio Berlusconi e sottratti al fisco italiano.

In quattro anni tra il 1994 e il 1998, questa la tesi dell’accusa, attraverso “catene di vendite fittizie” sarebbero stati gonfiati i costi dei diritti televisivi per un totale di circa 368 milioni di dollari. Per quanto riguarda gli anni compresi tra il 2001 e il 2003 invece i bilanci della società televisiva sarebbero stati gonfiati di 40 milioni di euro, grazie all’aggiunta di costi fittizi. De Pasquale durante la requisitoria ha  fatto riferimento alle consulenze della società di revisione Kpmg che, a suo dire, “sono già metà della sentenza”. Infatti il pm, grazie a questa consulenza ha ricostruito, “l’artificiosità dell’organizzazione delle vendite fittizie per gonfiare i costi”, dei diritti televisivi acquistati da Mediaset per creare, secondo l’accusa, fondi neri. Il magistrato ha spiegato inoltre che nell’ambito delle indagini è emerso che su conti bancari svizzeri “girava la cresta”, ossia i fondi neri dei costi gonfiati, “attraverso transazioni illegali”. Le presunte irregolarità, secondo il pm, avrebbero riguardato “circa 3mila titoli di film che hanno dato origine a 12 mila passaggi contrattuali, ogni titolo dunque aveva 4 passaggi commerciali”.

Il pm ha descritto il meccanismo dei costi gonfiati come “un inferno di spezzettamenti” delle transazioni tra società, puntando il dito soprattutto sul “rapporto ambiguo” tra Mediaset e Paramount. Nella parte iniziale, inoltre, il magistrato ha parlato dell’ormai noto “gruppo B Fininvest’’, ossia “di tutte quelle società di carta” di cui era proprietario, secondo l’accusa, Silvio Berlusconi. Alcune di queste società, soprattutto quelle maltesi, secondo il pm, avrebbero avuto un ruolo fondamentale nel meccanismo di maggiorazione dei costi dei diritti tv. Queste società nascoste di Fininvest, secondo il Pm, “è stato dimostrato che erano di Berlusconi come persona fisica”. Il Pm ha anche fatto riferimento a due società Century Onee Universal One, al centro secondo l’accusa della compravendita dei diritti tv, che “erano formalmente di proprietà dei figli di Berlusconi, di Marina e Pier Silvio”.

De Pasquale ha chiesto inoltre condanne pluriennali per tutti gli imputati. La pena più alta per il banchiere e fondatore della Arner Bank Paolo Del Bue, accusato di riciclaggio (sei anni più 30mila euro di multa); 3 anni per Marco Colombo (frode); 3 anni e 30mila euro per Manuela De Socio (riciclaggio); 2 anni e mezzo per Gabriella Galetto (frode); 5 anni e 30mila euro per Erminio Giraudo (riciclaggio); 3 anni e 8 mesi per Daniele Lorenzano (frode); 4 anni e 30mila euro per Carlo Scribani Rossi (riciclaggio).