Come ogni anno Andrea D’’Ambra pubblica sul suo blog de Ilfattoquotidiano.it la classifica degli eurodeputati presenti e assenti, esprimendo, a fianco dei dati, anche dei giudizi – ottimo, buono, distinto e via dicendo – a seconda della percentuale di presenza. Questi dati sono costantemente presenti e aggiornati sul sito www.votewatch.eu.

Ritengo che la trasparenza e la rendicontazione dell’’operato di un parlamentare siano alcune delle basi per costruire, curare e rispettare il mandato democratico dato dai cittadini al momento delle elezioni. Questa mia affermazione non resta tale ma si trasforma da tre anni a questa parte in un quotidiano aggiornamento del mio sito web attraverso il quale “racconto” l’’attività politica e parlamentare da me portata avanti. Colgo l’occasione della pubblicazione del post di Andrea per spiegare, da una prospettiva “interna”, che la classifica da lui proposta, pur in presenza di dati di fondamentale importanza, presenta limiti metodologici notevoli.

La principale lacuna, pur volendo restare confinati alla questione presenze/assenze, è che il dato riguarda solo quanto accade in plenaria a Strasburgo. Come tutti sanno i “giochi” si fanno all’interno delle commissioni parlamentari che si riuniscono con cadenza quasi settimanale a Bruxelles. Sarebbe sorprendente vedere come molti eurodeputati classificati con ottimo, buono, distinto nella classifica proposta da Andrea, sono veri e propri latitanti dei lavori in commissione. In estrema sintesi il loro apporto parlamentare è nullo, riscaldano la poltrona a Strasburgo durante le 3 ore settimanali di votazioni, probabilmente nemmeno alzano la mano e si beccano il loro 100% o giù di lì di presenza. Ovviamente a spese dei cittadini che in questo caso li elogiano pure per la costanza con la quale viaggiano a spese dei contribuenti dalla loro città a Strasburgo una volta al mese.

Un’altra riflessione riguarda il fatto che vi possono essere delle assenze giustificate per ragioni di servizio. Cito un caso personale: io sono stata assente durante l’ultima plenaria di giugno in quanto da lunedì a giovedì ho partecipato come rappresentante del Parlamento Europeo ai lavori dell’’incontro di esperti Onu per l’elaborazione del digesto sui casi di criminalità organizzata transnazionale, un documento che servirà da manuale a livello mondiale per magistrati e forze investigative. Eravamo in 30, provenienti da 25 paesi di 4 continenti e io ho avuto l’onore di contribuire, come Presidente della Commissione CRIM, per conto delle istituzioni europee. Ovviamente mi rendo conto che questo andrà a inficiare la mia percentuale ma piuttosto che ricevere il plauso per come scaldo la poltrona ho scelto in base all’efficacia del lavoro parlamentare, che rappresenta il mio vero impegno preso coi cittadini. E continuerò a farlo, anche a costo di prendermi qualche “insufficiente”. Resta certo che, proprio perchè la trasparenza non è una parola ma un valore da vivere, chiunque può e potrà sempre sapere attraverso il mio sito web e i social network dove sono e cosa faccio ed eventualmente i motivi delle mie assenze.

Un’’ultima considerazione di metodo che supera la questione presenze/assenze. Sarebbe interessante valutare il lavoro parlamentare di ogni deputato anche attraverso altri parametri altrettanto oggettivi: risoluzioni presentate, interrogazioni depositate (magari non considerando quelle “fotocopia”, vecchio trucco di molti deputati italiani), interventi in plenaria (depurati però dalle dichiarazioni di voto, anche questo un bel trucco per “falsare” le statistiche), relazioni di cui si è autori (guardando anche alla rilevanza delle stesse), emendamenti presentati. Qui, ad esempio, trovate i dati che mi riguardano. Insomma, a prescindere da valutazioni soggettive sull’’operato di un eurodeputato, esistono diversi dati che dovrebbero essere presi in considerazione.

Perchè altrimenti il rischio, pur nella buona fede di chi si batte per una politica rispettosa e al servizio dei cittadini, è quello di incoraggiare i “furbetti”.