“Gentile Signora Ruccia,
ho avuto modo di leggere quanto riportato stamane sul portale de ilfattoquotidiano.it dal titolo CASTA:DEPUTATO RIPRESO MENTRE DORME E GLI ONOREVOLI SI SCAGLIANO CONTRO IL REPORTER, che riprende anche quanto da me riferito in aula nella seduta di ieri circa la eccessiva strumentalizzazione di una foto fuorviante pubblicata da un Suo collega ritraente il collega Deodato Scanderebech. Mi preme evidenziarLe per prima cosa che aborro l’idea che una mia sacrosanta posizione venga – mi lasci dire incomprensibilmente – accostata alla parola “casta”.

Non è mai stata mia ambizione difendere la “casta”, verso la quale più volte ho avuto modo di scontrarmi e di infierire. E le mie attività lo possono tranquillamente confermare.
Anche perché cosa c’è di “difesa della casta” nel richiedere la tutela di un collega che, a seguito di pubblicazione di una foto in cui sembra stare con gli occhi chiusi, subisce svariate minacce di morte?

Io non vi ritrovo né privilegi né “caste” di varia natura. Solo una forte dose di decoroso buon senso oltre che di rispetto. Non ho mai “accusato gli utenti dei social network”, piuttosto ho parlato di “un’incredibile reazione da parte degli utenti, molti dei quali lo hanno ingiustamente ed impropriamente investito di minacce e insulti”, cosa ben diversa perché si limita a costatare un evento e non a fare di tutt’erba un fascio.

Anche perché una cosa sono i commenti e un’altra le minacce di morte. E credo che Lei convenga con me. La mia non vuole essere un’accusa generalizzata e stizzita rivolta a chi “fa informazione”.

Ma verso chi opera una divertita strumentalizzazione di quello che accade nei Palazzi, alimentando odio e nervosismo in maniera praticamente immotivata e gratuita. E soprattutto mi rivolgo a quanti, nascondendosi dietro all’anonimato di un pc, stanno veicolando svariate minacce anche al sottoscritto.

E’ questo secondo Lei quello che dovrebbe sollecitare “chi fa informazione”?

Ho dei forti dubbi.

Io non ho nulla da nascondere, non ho nulla da tutelare se non la dignità e la giustizia di chi opera in buona fede come il collega Scanderebech. I fannulloni ed i cialtroni andateli a cercare da altre parti, in altri salotti o comodamente seduti in altre poltrone.

Certamente non tra di noi. Continuo a pensarla come ieri, e sono pronto – ancora una volta – a confermare i miei pensieri e la mia posizione. Anche aperto ad uno confronto con chi non vi ritrova condivisione.

Forse è questa la differenza tra chi ha la dignità e chi crede di averla. Mettersi in gioco aprirsi al dialogo non è da tutti.

Io sono qua”.

On. Aldo Di Biagio