Air France, la compagnia di bandiera francese, è in gravi difficoltà: i vertici del gruppo, proprio in questi giorni, stanno negoziando tagli al personale e possibili licenziamenti. Intanto, però, è previsto che quest’anno Pierre-Henri Gourgeon (nella foto sopra), ex amministratore delegato di Air France-Klm (i francesi sono alleati con la compagnia olandese), giudicato almeno in parte responsabile del dissesto finanziario, intaschi 400mila euro come indennità di fine rapporto. Era già stato deciso, con Nicholas Sarkozy al potere, ma con il nuovo corso di François Hollande e la sua crociata contro i manager superpagati – a maggior ragione quelli dai risultati deludenti – è ormai molto probabile che Gourgeon debba rinunciarvi. Lo Stato, in effetti, rimane l’azionista di riferimento di Air France, con una quota del 15% del capitale. E domani in programma c’è l’assemblea generale della società. Ebbene, un comunicato congiunto di Pierre Moscovici, ministro dell’Economia, e di Arnaud Montebourg, responsabile del nuovo dicastero del Risanamento produttivo (oltre che esponente dell’ala di sinistra del Partito socialista), spiega che “il rappresentante dello Stato ha avuto istruzioni di astenersi quando all’assemblea si voterà il versamento dell’indennizzo di 400mila euro a Pierre-Henri Gourgeon”.

La somma fa parte di un totale pattuito con il manager per il trattamento di fine rapporto, la bellezza di 1,4 milioni. Sulla carta i 400mila euro assicurano l’impegno di Gourgeon a non lavorare per tre anni per la concorrenza. Ma chi vorrebbe ingaggiarlo, dopo i risultati deludenti ottenuti durante la sua esperienza ai vertici di Air France-K? “L’indennità è stata approvata dal precedente governo”, quello di centro-destra, di François Fillon, si legge ancora nel comunicato, “e non si iscrive nel senso delle regole di moderazione e di decenza annunciate dal presidente François Hollande”. I due ministri vanno giù duro: “Quell’indennizzo è inappropriato in un momento in cui l’azienda conosce un momento difficile”. Moscovici e Montebourg hanno ribadito che presto il governo, presieduto dal socialista Jean-Marc Ayrault, presenterà nuove regole sui salari dei manager, così da ridurre gli eccessi e annullare le eccessive differenze. Si tratterebbe di un decreto di urgenza, che dovrebbe imporre, almeno alle aziende pubbliche o a quelle dove lo Stato detiene partecipazioni consistenti, un minimo stabilito di divario fra gli stipendi più bassi e quelli più elevati (Hollande, durante la campagna, aveva parlato di un rapporto massimo di uno a 20).

Il premier, in un’intervista al sito del settimanale L’Express, ha già ricordato che la regola sarà applicata anche “ai contratti in essere”. Poi ha aggiunto: “Facciamo appello al patriottismo dei dirigenti – ha specificato il premier -: la crisi suppone l’esemplarietà da parte delle élites politiche ed economiche”. Ayrault ha pure ricordato che il neopresidente e tutti i ministri del nuovo esecutivo hanno già dato il buon esempio, decurtandosi lo stipendio. Ma ritorniamo a Pierre-Henri Gourgeon. E’ stato ad di Air France-Klm dal primo gennaio 2009 fino al 17 ottobre scorso, quando venne sostituito da Alexandre de Juniac. Quindi, in piena epoca sarkozysta. In realtà Gourgeon è sempre stato piuttosto in odore di sinistra. Ma nonostante questo Hollande e compagni proprio da lui vogliono iniziare la loro battaglia. Gourgeon è un grande esperto del settore aeronautico e i problemi di Air France (che, fra le altre cose, potrebbero ritardare l’aumento della quota dei francesi in Alitalia, ferma al 25%) non sono solo responsabilità sua, ma anche e soprattutto della crisi economica. A lui, comunque, viene rinfacciato di non aver portato avanti in tempo le riforme necessarie per ridurre i costi relativi al personale. Senza contare la sua scarsa capacità a lavorare in squadra e il suo cattivo carattere.

Gourgeon era già stato al centro di un piccolo scandalo in febbraio: era emerso che, da ex amministratore delegato, avrebbe dovuto fare un viaggio andata-ritorno per l’isola di Mauritius in business con Air France assieme alla moglie e a due amici, ognuno pagando appena 25 euro. Sulla scia delle polemiche, il viaggio era stato annullato. Ora la vicenda dell’indennizzo da 400mila euro. Secondo quanto riferito oggi dal sito di Le Monde, la maggioranza degli azionisti domani all’assemblea dovrebbe accodarsi alla decisione dello Stato: astenersi e sostanzialmente bocciare il megaindennizzo. In gennaio Air France-Klm ha lanciato un piano di ristrutturazione, che prevede tagli per due miliardi da qui al 2015. Proprio in questi giorni i vertici del gruppo stanno negoziando con i sindacati le necessarie riduzioni del personale, che potrebbero arrivare a 3mila posti di lavoro. Pre il momento si parla di “partenze su base volontaria”, con indennizzi di vario tipo. Ma potrebbero scattare anche licenziamenti veri e propri.