“La rete non è il luogo delle decisioni politiche”. A dirlo il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che questa mattina ha ricevuto al Quirinale un gruppo di giovani: “La rete non è il luogo delle decisioni politiche, per questo servono ancora i partiti”, ha detto. Il presidente ha esortato le nuove generazioni ad aprire le porte della politica, anche con qualche “spintone“, ricordando però che il ruolo dei partiti è imprescindibile e il web non li può soppiantare. “La partecipazione dei giovani può svilupparsi attraverso tanti canali” ha spiegato Napolitano, “non ci sono solo i partiti politici per essere presenti nella vita sociale, anche in una certa misura nella vita pubblica. Cito come esempio grandi mobilitazioni di giovani in casi di emergenze, vedo grandi slanci e senso di una responsabilità collettiva”. Ma “attenzione – ha messo in guardia il Capo dello Stato – qualsiasi canale di partecipazione, come la rete, non può condurre direttamente al luogo delle decisioni politiche”. Poi il capo dello Stato ha aggiunto: “I partiti sono le cinghie di trasmissione delle istanze dei cittadini verso le istituzioni. La sfera delle decisioni politiche non si tocca”.

Poi ricordando le parole di Giaime Pintor durante la resistenza, Napolitano ha aggiunto: “Guai se invece di correre alla politica ci fosse la fuga dalla politica: sarebbe un disastro per la società”. In particolare, parlando del Sud, ha sollecitato i giovani meridionali ad essere determinati: “Abbiate volontà, siate disponibili a fare e non aspettate il posto pubblico, altrimenti non si regge nessuna sfida”. Il presidente della Repubblica ha poi voluto sgombrare il campo da “equivoci” sulle sue iniziative e ha ricordato di non avere “poteri esecutivi” ma, come rappresentante dell’unità nazionale, di voler ascoltare e interpretare le istanze di tutti i componenti della società.

Il Capo dello Stato ha quindi affrontato diversi temi della politica nazionale e internazionale, sottolineando di non voler interferire, ma volendo comunque far sentire la sua voce. La condizione dei giovani, ha sottolineato alla platea di ragazzi, “si è fatta sempre più critica con il dispiegarsi degli effetti della crisi“. Crisi che si è “complicata anche a seguito delle politiche di bilancio restrittive, alle scelte di risanamento e al consolidamento fiscale adottate per far fronte alla pressione dei mercati sui titoli del nostro debito pubblico“. E proprio sul debito pubblico e soprattutto sulla spesa pubblica, Napolitano: “Qual è stato il peggior errore della mia generazione? E’ stato varare delle riforme affidandosi al canale della spesa pubblica, dilatandola e accumulando sulle spalle dei giovani pesantissime cambiali”.

Infine l‘Europa, la più grande conquista della sua generazione, che ora vive però una “crisi progettuale“. “Il rischio è serio” ha ammesso Napolitano, che pure ha detto di crederci ancora. Il “più grande pericolo è il ritorno di nazionalismi, non più bellicisti, ma miserabili logiche nazionali o velleitari egoismi”.