Qualche giorno fa si è dimesso dall’Ordine dei Medici di Parigi Pierre Dukan, “mago della dieta”. Dukan si è dimesso in previsione di una azione disciplinare dovuta soprattutto alle sue dichiarazioni incaute sul peso forma degli adolescenti e altri argomenti simili.

Il caso è interessante per due aspetti: il primo è l’accusa, fondata ma inusuale, di diffondere informazioni false o erronee, dannose per la salute pubblica. Tutti i codici deontologici della professione medica prescrivono tra i doveri del medico quello di diffondere una informazione aggiornata e veritiera, nei limiti entro i quali lo stato di avanzamento della scienza lo consente; questo è cruciale ai fini di ottenere il consenso informato del paziente, premessa indispensabile di ogni atto medico. Un medico può avere opinioni e ipotesi personali, ma non può presentarle al pubblico come se fossero dati scientifici: la difesa di Dukan, che verteva sulla difesa del suo diritto di esprimersi, era molto fragile.

Il secondo punto rilevante, strettamente connesso al precedente, è se le opinioni di Dukan fossero scientificamente sostenibili: assodato cioè che il medico deve diffondere informazioni scientificamente validate, occorre chiedersi perché quelle di Dukan non lo erano. Qui si entra in una questione specialistica che voglio provare a semplificare senza travisare (obiettivo difficile). Dirò quindi un po’ apoditticamente, che la nutrizione umana e le sue conseguenze sulle prescrizioni dietetiche, sono conosciute con grande dettaglio: non c’è nessuno spazio per i “maghi” della dieta, esistono soltanto professionisti seri che affrontano una tematica complessa, con competenze multidisciplinari. Il problema essenziale delle diete dimagranti (ne esistono molte altre con finalità diverse, che non assurgono mai agli onori della cronaca) si dice in due parole: l’uomo, come qualunque altro animale, è stato selezionato dall’evoluzione per ipernutrirsi quando il cibo è abbondante allo scopo di costruirsi riserve di grasso da utilizzare quando il cibo è scarso. Ovvero, per farla breve: abbiamo tendenza a mangiare più di quanto abbiamo bisogno. In un ambiente nel quale il cibo è sempre abbondante e non deve essere raccolto o cacciato con fatica ma comprato al supermercato, ingrassiamo.

E’ facilissimo per il dietista prescrivere una sana dieta dimagrante, ma è difficile per il paziente seguirla: per le ragioni dette sopa il paziente ha fame e tende a violare le prescrizioni dietetiche, e poi ingrassa anziché dimagrire. Il dietista può farsi aiutare da uno psicologo, prescrivere attività ginniche, spiegare e convincere, ma le sue prescrizioni rimangono difficili da seguire e richiedono al paziente una grande forza di volontà. Allora vengono fuori i maghi della dieta, medici che formulano prescrizioni miracolose per dimagrire mangiando, senza soffrire. Queste prescrizioni si basano su un trucco di una semplicità disarmante: Dukan, come molti suoi colleghi in altri paesi, Italia inclusa, prescriveva una dieta iperproteica, all’inizio del trattamento basata sulla sola carne (poi il regime diventava meno rigido).

L’eliminazione pressoché completa dei carboidrati nella prima settimana della dieta costringe il metabolismo ad adattarsi a produrre energia dalle proteine ed ha conseguenze deleterie sulla salute, prima tra tutte la produzione di sostanze chiamate “corpi chetonici”, le stesse che compaiono nel sangue dei diabetici. I corpi chetonici causano nausea e avversione al cibo: in pratica riducono la tendenza del paziente a mangiare. Tutta la scienza dei maghi della dieta sta in questo: causare una blanda intossicazione alimentare che diminuisca il senso di fame del paziente e lo aiuti a seguire la prescrizione del medico. Due cose il mago della dieta non rivela al paziente: che il regime proposto non è sano, non fa bene alla salute, e provoca una blanda intossicazione che in persone non perfettamente sane potrebbe avere conseguenze dannose per il rene o per il fegato; e che l’intera magia non ha altro scopo che quello di aiutare la forza di volontà, ed è priva di qualunque validità dal punto di vista fisiologico o biochimico. La magia, ormai dovremmo saperlo, non esiste: nel migliore dei casi è gioco di prestigio, nel peggiore è imbroglio.