Piano per il sud, fase 2. Una maggiore cura per l’infanzia e per gli anziani, nuove opportunità per i giovani insieme ad interventi a favore delle imprese e più investimenti per la cultura: sono queste le priorità della riprogrammazione dei fondi comunitari per il Mezzogiorno presentati dal presidente del Consiglio, Mario Monti insieme al ministro per la Coesione territoriale, Fabrizio Barca, al ministro per la Cooperazione internazionale e l’integrazione, Andrea Riccardi e al ministro del Lavoro e delle politiche sociali, Elsa Fornero. In sintesi il programma prevede che 845 milioni sono destinati a obiettivi di inclusione sociale: cura dell’infanzia (400), cura degli anziani non auto-sufficienti (330), integrazione della politica dell’istruzione contro la dispersione scolastica con azioni per la legalità nel territorio (77), progetti promossi da giovani del privato sociale (38). Gli altri interventi, per 1.498 milioni, sono rivolti alla crescita attraverso, fra l’altro, iniziative per i giovani, interventi per promuovere lo sviluppo delle imprese e la ricerca, promozione dell’innovazione dal lato della domanda attraverso bandi pre-commerciali, valorizzazione di aree di attrazione culturale e riduzione dei tempi della giustizia.

Dei 2,3 miliardi di fondi per il Sud, quindi, 730 milioni andranno a cura dell’infanzia, 400 milioni, e degli anziani non autosufficienti, 330 milioni. Il governo è pronto a investire grazie ai fondi comunitari per lo sviluppo del Sud 220 milioni per i giovani con interventi mirati all’inclusione sociale, come la lotta alla dispersione scolastica e no profit per i giovani del Sud, e alla crescita come i finanziamenti per l’autoimpiego, iniziative per l’apprendistato e progetti di scambio tra ricercatori. E’ la fase 2 del piano di azione presentato dal Governo a palazzo Chigi.  

Entro il 2015 si prevede la creazione di 18.000 posti nido nel Sud. “Una maggiore cura per l’infanzia e per gli anziani, nuove opportunità per i giovani insieme a interventi a favore dele imprese e più investimenti per la cultura” sono le priorità del piano sociale redatto dal premier Mario Monti insieme al ministro per la Coesione territoriale, Fabrizio Barca, al ministro per l’Integrazione, Andrea Riccardi e al ministro del Welfare, Elsa Fornero.

Dei 2,3 miliardi complessivi, 845 milioni sono destinati a obiettivi di inclusione sociale. Il governo avvia anche il piano per promuovere il rientro dei cervelli in fuga all’estero. Il progetto ‘Angels’ prevede, tra l’altro, il coinvolgimento di 30-50 giovani ricercatori italiani impegnati all’estero chiamati in una decina di dipartimenti universitari del Sud.  Gli ‘Angels’  in cattedra svolgeranno un programa di 40 ore tra lezioni e laboratori. Inoltre il piano prevede che gli studenti degli atenei del Sud parteciperanno a stage nelle università o nei centri di ricerca di provenienza dei docenti ‘Angels’ e che poi trasmettano ai loro colleghi le competenze acquisite nel corso della propria esperienza all’estero.

Altro intervento di peso è quello per la promozione e lo sviluppo delle imprese e della ricerca con 740,7 milioni. Per la competitività e innovazione delle imprese verranno investiti circa 900 milioni di euro. L’azione per il governo “ha lo scopo di rifocalizzare il sostegno alla crescita e migliorare la qualità della vita in Sicilia, Calabria, Puglia e Campania”. Il piano varato pone l’equità in primo piano” dice il presidente del Consiglio Mario Monti. Interventi che aiutano a “creare circuiti partecipativi di inclusione”. Il piano contro la ”vulnerabilità” messo in campo dal governo prevede anche 167 milioni che saranno destinati all’intervento nazionale. ‘”Il governo ha deciso” le misure presentate oggi “non perché siano state chieste dai partiti, ma perché le richiede da tempo la società italiana. Il governo ha valutato in quale momento poter sporgere la testa al di sopra della superficie dell’acqua. Ma non è minimamente un cambio di marcia, perché l’attenzione all’equità e alla crescita erano iscritte e – continua il premier – incastonate anche nelle cose più dure che abbiamo dovuto proporre con la sempre apprezzata partecipazione del Parlamento e dei partiti”.

“In Italia non c’è un vero piano per l’autosufficienza, la spesa è sempre stata troppo bassa mentre destiniamo una quota importante alle pensioni. Così diamo invece una risposta alla fragilità di chi non ce la fa da solo” dice il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, commentando il piano che destina 330 milioni alla non autosufficienza. Il piano per le quattro regioni obiettivo del Sud  punta a dare più servizi per la non autosufficienza nel tentativo di sottrarre per quanto possibile gli anziani all’ospedalizzazione e tenerli in casa con più assistenza domiciliare. Nel nostro Paese, secondo il ministro, si destina una quota importante della spesa sociale alle pensioni mentre si destina troppo poco alla non autosufficienza: “Bisogna aiutare le regioni meridionali a spendere meglio. Spesso o non sono capaci di farlo o lo fanno male. E invece è cruciale per lo sviluppo del Sud aiutarle a spendere meglio”. 

Il governo destinerà anche 50 milioni al programma di sperimentazione della nuova social card. Destinata alle fasce più povere di popolazione il piano coinvolgerà le città del Nord e del Sud con oltre 250 mila abitanti: “50 milioni non è moltissimo – dice la Fornero – si tratta di una misura di contrasto alla povertà perché i cittadini che non hanno mezzi devono poter contare su un reddito minimo. Non diamo 50 euro per spenderli al supermercato, ma per attivare persone verso percorsi che possano renderli meno povere”.

Inoltre il governo intende aumentare la quota di risparmio di energia coperta da microgenerazione da fonti rinnovabili e da cogentamento. Il tutto ispirandosi al principio di Green e Smart City e dunque: riqualificazione energetica di edifici e strutture pubbliche, creazione di reti di distribuzione dell’energia, promozione di una mobilita’ sostenibile urbana, sviluppo e promozione dell’Ict, realizzazione d’interventi di sostegno alle imprese, illuminazione pubblica. 

In 23 uffici giudiziari del Sud, da domani, ci sarà l’introduzione del processo telematico. “Si tratta di un intervento che può portare in alcuni casi a una riduzione dei tempi fino al 50-60%” nei processi. Si tratta di una riduzione importante visto che – spiega il ministro per la Coesione Fabrizio Barca -. Nel sud i tempi della giustizia sono quattro volte superiori” al resto d’Italia “ed è la ragione per la quale le imprese non vogliono investire nel Sud”.

Tra i primi a commentare il piano c’ il presidente della Puglia, Nichi Vendola. “E’ bene che si sappia che il miliardo di cui parla il governo, proviene dai fondi strutturali ed è il risultato del deficit di spesa dei Ministeri. Riprogrammarle per non perderle era l’unica strada da percorrere. Noi condividiamo questo tipo di operazione ed anzi avevamo da tempo auspicato un punto di chiarezza sugli scarsi livelli di spesa dei fondi europei da parte dei Ministeri. Il ministro Barca ha fatto quindi un ottimo lavoro pure se ciò non cancella ritardi accumulati da anni. Attenzione però a non confondere questo intervento con un’azione per la crescita. Parliamo infatti di vecchie risorse rimaste nei cassetti”. 

Vendola spiega anche cosa si aspetta dal ministro Barca? “Da agosto 2011 sono state approvate una serie di delibere Cipe che ad oggi sono tutte ferme, non essendoci ancora alcuna proceduta attuativa in atto. Giovedì scorso tutti i presidenti di Regioni hanno sollecitato un’azione di accelerazione delle procedure. Ecco che cosa ci aspettiamo dal Ministro Barca. Intervenga quanto prima per sbloccare risorse e finanziamenti del Cipe, in modo da ridare ossigeno all’economia. Attendiamo un segnale positivo nei prossimi giorni”.