Il presidente iraniano Pezeshkian all’Onu mostra le foto dei bambini uccisi dai raid: “Noi vittime di terrorismo”. La delegazione Usa lascia l’aula
“Ieri Trump ci ha definiti terroristi. Noi siamo vittime del terrorismo. Vengo da un Iran in cui il nostro leader supremo è stato assassinato senza alcun fondamento giuridico né motivo. Vengo da un Iran dove hanno bombardato una scuola”. Così il presidente dell’Iran, Masoud Pezeshkian, ha esordito nel suo discorso all’81esima Assemblea generale delle Nazioni Unite, riferendosi all’uccisione dell’ayatollah Ali Khamenei e alla strage della scuola di Minab avvenuta nei primi giorni della guerra nel sud dell’Iran, dove sono morte, secondo le autorità di Teheran, 156 persone, compresi 120 alunni. Dichiarazioni che hanno provocato la reazione dei rappresentanti americani, che hanno lasciato l’aula per protesta.
“Vedete questi bambini? Questi bambini sono morti sotto le bombe lanciate con armi utilizzate dagli Stati Uniti e da Israele”, ha dichiarato il presidente iraniano, mostrando una dopo l’altra le foto delle vittime dei raid. “Noi ci siamo solo difesi, non siamo terroristi”, “il nostro popolo innocente è stato bersaglio di attacchi vili e di aggressioni inflitte al nostro Paese e ci siamo difesi con la massima forza. L’America e Israele ci hanno attaccato”, ha detto ancora. Una replica all’intervento di ieri del presidente Trump e insieme un attacco frontale a Washington e Tel Aviv quello fatto da Pezeshkian davanti alle delegazioni di tutto il mondo, riunite nel Palazzo di vetro di New York.
Per quanto riguarda lo Stretto di Hormuz, “non possiamo permettere che alcuni abbiano libero accesso e ne traggano vantaggio, utilizzandolo per aggredirci, per minare la nostra sicurezza e per impedirci l’accesso alle nostre stesse vie d’acqua”. Mentre per quanto riguarda il nucleare, uno dei nodi cruciali dei negoziati con Washington, ha parlato di due pesi e due misure e doppi standard. “Le bombe atomiche e nucleari sono nelle mani di Israele, ma gli ispettori chiedono di venire in Iran. Israele ha ucciso oltre 70mila innocenti a Gaza, ma l’Iran mentre era al tavolo dei negoziati è stato bombardato. Israele ha le bombe, ha armi di distruzione di massa. Non chiediamo un trattamento speciale, ma paritario” ha chiarito. “Le nostre questioni regionali devono essere risolte all’interno della regione stessa, dai paesi della regione, senza diventare un giocattolo nelle mani di aggressori esterni. Nessun rapporto con una potenza straniera può trasformarsi in uno strumento per minacciare i paesi vicini della regione”.
Trump e “coloro che tentano di intimidirci devono capire che siamo pronti al dialogo e ai negoziati, ma senza accettare il linguaggio della forza”, ha aggiunto, rivendicando lo sforzo di Teheran al dialogo. “Hanno messo alla prova la forza e la fermezza dell’Iran e imparato che non può essere costretto alla resa. L’Iran non è mai stato aggressore, non ha mai scatenato una guerra e ha sempre dimostrato il proprio impegno al tavolo dei negoziati. Ci impongono la guerra, ma abbiamo dimostrato di non temere il combattimento e difenderemo il nostro amato Iran, la nostra patria fino all’ultimo respiro”.