“Siamo in ritardo nell’attenzione ai più sofferenti e ai più deboli: ammetto qualche mia responsabilità”. Parola del ministro del Lavoro Elsa Fornero, che ha commentato così la poca tutela dei più disagiati, pur definendo tollerabili i costi sociali della crisi. Poi ha lanciato l’allarme su un possibile acuirsi di condizioni di lavoro “sommerse” e ha attaccato il precariato. “Considerato il grave momento di recessione – si è giustificata Elsa Fornero – trovare risorse per ammortizzatori non è stato facile, ne abbiamo trovate poche, una parte è stata chiesta direttamente ai lavoratori e alle imprese”. Per il ministro del Welfare i costi sociali sono poco rilevanti: “A una valutazione serena si tratta di costi tollerabili rispetto ai risultati attesi, di grande importanza”. Il governo, ha spiegato ancora il ministro, “ha puntato sul rigore necessario per uscire dalla crisi pensando a una crescita a breve che non è avuta e si è pensato che ci sarebbe stata più attenzione ai segmenti più deboli”. Poi ha aggiunto: “Sotto questo profilo forse siamo in ritardo, va data una maggiore attenzione ai più sofferenti e ai più deboli, va data maggiore fiducia che è una cosa che non si compra sui mercati”.

Sul lavoro in generale ha avvisato che potrebbe aumentare i lavoratori senza contratti: “Esiste il rischio di spingere verso il nero alcune occupazioni, pensiamo questo rischio debba essere colto ma credo sia piccolo e il paese deve affrontarlo”. La riforma del mercato del lavoro non è piaciuta molto al ministro: “Farla nel momento peggiore della crisi non è una cosa semplice e lo sappiamo. Io e i miei collaboratori ci siamo chiesti varie volte perché. Abbiamo riflettuto e siamo arrivati alla conclusione che quando si tratta di raggiungere un equilibrio tra interessi contrapposti è molto difficile”. Infine la Fornero si scagli contro la precarietà: ”Sottolineo 25 volte l’affermazione di Confcooperative in cui si definisce miope quell’impresa che pensa di trarre vantaggio dalla precarietà. Questa non conduce a produttività elevata, il ricambio costante dei lavoratori non si associa a investimento sui lavoratori stessi, una relazione più stabile, più a lungo termine, invoglia alla partecipazione, a lavoratori competenti, con più professionalità, che effettuano scelte”.