Quasi metà dei pensionati italiani riceve meno di mille euro al mese. Ma un assegno su tre va a cittadini sotto i 64 anni. Le cifre sono quelle di una relazione dell’Istat che ha registrato una spesa per prestazioni pensionistiche in Italia nel 2010 di oltre 258 milioni, in aumento rispetto all’anno precedente anche se diminuisce la sua incidenza sul Pil (16,64% contro il 16,69% del 2009). In totale i pensionati sono 16,7 milioni e percepiscono, in media, 15mila e 471 euro all’anno.

Le fasce d’età. Secondo l’Istat quasi il 30 per cento dei pensionati ha un’età inferiore ai 64 anni: nel dettaglio il 3,5 per cento dei destinatari degli assegni di previdenza ha meno di 40 anni, mentre il 25,6 ha tra i 40 e i 64 anni. Il 70,9 per cento dei pensionati ha invece oltre 64 anni (il 48,5 ne ha fino a 79, il 22,3 ne ha più di 80). 

Per il 14 per cento meno di 500 euro. Il 14,4 per cento dei pensionati italiani riceve meno di 500 euro, il 31 per cento (5,2 milioni di italiani) percepisce un vitalizio tra i 500 e mille euro, il 23,5 per cento tra mille e mille e 500 euro e il restante 31,1 per cento più di mille e 500 euro. Sono stime che si riferiscono sempre al 2010. Le donne rappresentano il 53 per cento dei pensionati, ma percepiscono assegni di importo medio pari a 12 mila e 840 euro, contro i 18 mila e 435 euro degli uomini e il 54,9 per cento riceve meno di mille euro (a fronte di una quota del 34,9 per cento tra gli uomini). 

Il 48 per cento di pensionati al nord. Nel 2010 la  il 47,9 per cento delle pensioni è stato erogato al Nord, il 20,5 per cento nelle regioni del Centro e il restante 31,6 per cento nel Mezzogiorno. 

Le pensioni multiple. Il 67,3 per cento dei pensionati percepisce una sola pensione, il 24,8 per cento ne percepisce due e il 6,5 per cento tre; il restante 1,4 per cento è titolare di quattro o più pensioni. 

Il comparto delle imprese. L’Istat ha anche fornito il dato di aprile per quanto riguarda l’indice destagionalizzato del clima di fiducia scende sia nelle imprese dei servizi sia in quella del commercio al dettaglio. L’istituto di statistica spiega che il calo più netto si registra per i servizi al mercato (a 76,0 da 82,2), mentre la diminuzione è stata più lieve per il commercio al dettaglio (a 81,8 da 83,8). Dalla consueta indagine trimestrale emerge che la quota di imprese dei servizi che percepisce l’esistenza di ostacoli all’attività produttiva cresce significativamente (dal 52% al 62%) nel primo trimestre 2012.

Nel commercio al dettaglio peggiorano sia i giudizi sia le aspettative sulle vendite e torna a diminuire il saldo relativo alle scorte di magazzino. L’indice del clima di fiducia sale da 76,1 a 77,7 nella grande distribuzione e scende da 92,7 a 90,6 in quella tradizionale.