Grande Nazione è un album per il live e loro non sbagliano neanche una nota. I Litfiba lo dimostreranno anche il 21 aprile all’Unipol Arena di Casalecchio di Reno (ore 21) dove fa tappa il Grande Nazione Tour.

Lo storico duo del rock italiano formato da Piero Pelù e Ghigo Renzulli si concede a sedici minuti di intervista così infiammati e sincronizzati da mettere in crisi qualsiasi tentativo di distinzione di dove inizia uno e finisce l’altro. La loro separazione, datata 1999, è ormai cosa vecchia così come vecchia è la loro reunion (2009): “la pace s’era già fatta quattr’anni fa”, scherza Ghigo, anche se gli animi dei fan si sono chetati definitivamente lo scorso 17 gennaio dopo l’uscita di Grande Nazione, l’ultimo album di inediti della mitica rock band di via de Bardi.

Tagliando fuori Infinito, il disco più venduto ma in cui non si riconoscono più, il Grande Nazione Tour mescola il passato (quello di Preda, Tex, Lacio Drom, Spirito, eccetera) al presente dei Litfiba che aprono le “danze” con Squalo.

Perche avete scelto di lanciare l’album e anche aprire i concerti con Squalo, che voi stessi definite essere il più brutto dell’album?

Pelù-Ghigo: “No brutto no, è il pezzo meno singolo di tutto l’album, perché in Grande Nazione ci sono volendo pezzi molto più orecchiabili, come Grande Nazione, Tutti Buoni, Brado. Invece siamo voluti uscire con una canzone pesante e che in effetti all’inizio non è stata molto apprezzata, però col tempo sempre di più. Ma l’abbiamo scelta proprio per questo, perché è la più spiazzante”.

Durante il vostro primo concerto, nel novembre del 1980, vi tirarono le uova. Com’è andato il secondo debutto dei Litfiba dopo la reunion, sono arrivate altre uova?

Pelù-Ghigo: “No, no. Comunque non fu il primo, era il terzo o il quarto concerto dei Litfiba. Sì è vero che ci tirarono le uova; la cosa che mi colpì, oltre l’uovo, fu che quello che ce le lanciò era venuto apposta con una  cesta piena ma non per disprezzo, ha detto lui, ma perché lo riteneva un gesto punk. Comunque noi gli abbiamo spiaccicato il resto della cassa in testa… Ultimamente volano sul palco elmetti militari, all’ultimo concerto, mentre suonavamo Gioconda, ci hanno lanciato un anello, e su Grande Nazione quando tiro fuori la bandiera dell’Italia è volato un cappello da cow boy. Pochi reggiseni e mutandine però, per fortuna”.

Che ricordi avete legati a Bologna?

Pelù: “Il primo concerto che mi ricordo a Bologna è stato quello dei Madness, I Divo, i Simple minds. Poi mi ricordo un concerto stupendo in un vecchio Palasport dove c’eravamo noi gli Skiantos e i CCCP; fu una serata super rock, con il grande di Freak Antoni, che saluto, e che fu quasi arrestato dai carabinieri per quella canzone Karabigniere Blues”.

A proposito degli Skiantos, lo sapete che Freak Antoni ha annunciato che lascerà il gruppo per iniziare un lavoro da solista?

Pelù: Davvero? Non lo sapevo…va da solo… ma magari lo fa per un po’,  poi si rimettono insieme; si vorrà prendere una boccata d’aria, ma certo che torneranno insieme, dopo tanti anni…si vorrà fare un po’ di cazzi suoi.

Ghigo: Quanti anni insieme, 40?

35 anni…

Ghigo: “Ancora più di noi che l’abbiamo fatto verso i 19 anni, 35 anni è tanta roba….”.

Sul vostro sito ufficiale c’è scritto che ai vostri concerti 15 operai cassa integrati entrano gratis. Ci vengono davvero?

Pelù: “Vengono vengono, tranquilla che vengono, e in molti anche. Vengono per raccontarci le loro storie, li incontriamo prima dei concerti, perché sul palco non si può fare un comizio e anche io cerco di limitare le parole il più possibile. Ieri eravamo a Genova, per esempio, e abbiamo incontrato tante persone di varie aziende: tessili, telefoniche, portuali. Abbiamo anche incontrato alcuni ex dipendenti di Viaggi del Ventaglio che, a quanto pare, è fallita. Grazie alla depenalizzazione del falso in bilancio l’amministratore delegato di Viaggi del Ventaglio ha usato i tfr per saldare alcuni milioni di euro di debito e poi è scappato in Sud America. Quello che siamo toccando con mano è la realtà di un Paese che ha poche prospettive davanti, siamo una Grecia, un Portogallo due la vendetta solo che in Italia avendo più risparmi avremo un’agonia più lunga. Il potere di risparmio delle famiglie italiane negli ultimi due anni si è dimezzato perché questo è un Paese che favorisce le banche, le caste, le assicurazioni, gli amministratori del delle grandi aziende con stipendi da capogiro e non investe nel futuro”.

Sei sempre stato, da subito, molto netto rispetto all’operato di questo governo che hai definito di falsi tecnici…

Pelù: “Questi sono dei tecnici del capitalismo occidentale che è alla canna del gas, e che è in grado solo di alimentare se stesso ormai. La canzone Squalo dice questo infatti, e non è un caso che sia stato il singolo di lancio di Grande Nazione e il primo pezzo della setlist ai nostri concerti. Siamo proprio nell’epoca dello squalo, non so se nel calendario cinese esiste l’anno dello squalo, ma se non esiste lo potremmo coniare noi”.

Alle dichiarazioni poco carine di Vasco che ti ha paragonato a un Ufo hai ironicamente risposto che da un esperto di alieni lo prendi come un complimento. Ma, sinceramente, perché questa antipatia?

Pelù: “Vasco mi sta simpatico invece, io non ho mai avuto nessun problema con lui, è lui che è un po’ in competizione con il mondo, ma questo è un problema tutto suo, se si vuole vivere una vita così è abbastanza grande per capire quello che fa”.

La mia valigia parla di viaggio come condizione esistenziale di ricerca continua, ma fa anche pensare a molti ragazzi per i quali scappare dall’Italia sembrerebbe l’unica scelta possibile. Che cosa fareste voi se aveste 25 anni oggi?

Pelù: ”Me ne andrei via, senz’altro, andrei a studiare a lavorare all’estero, al nord, in Germania o in Olanda, magari non in Francia che è più depressa, partirei con la mia valigia, quella sempre…”.

Se poteste tornare indietro vi separereste ancora?

Ghigo: “Ma no, certo che no, anche se poi è servito, è stata una bella esperienza quella da separati, ci ha fatto crescere. Forse avremmo potuto farlo in un modo più intelligente e maturo di come l’abbiamo fatto, questo sì”.

di Elisa Ravaglia