Papa Leone sente Vladimir Putin: “Date tregua alla cittadina di Oleshky, noi disponibili a favorire il dialogo per risolvere il conflitto”
Volodymyr Zelensky, almeno per il momento, sembra aver perso il suo alleato più prezioso, dopo che Donald Trump ha scelto Vladimir Putin come nuovo partner siglando con lui un accordo per l’acquisto di gasolio russo. Ma se il presidente americano è arrivato a chiedere la rimozione dell’omologo ucraino, a cercare di mantenere viva la pista diplomatica è intervenuto Papa Leone XIV in persona che, ancora convalescente per l’asportazione di un tumore al polmone, dall’ospedale Gemelli di Roma ha chiamato al telefono di sua iniziativa il presidente russo. Una chiamata che segue quella del giugno del 2025, nel corso della quale aveva messo a disposizione il Vaticano come possibile sede di eventuali colloqui di pace.
“Nel corso della conversazione – ha poi comunicato la sala stampa vaticana – il Santo Padre ha espresso viva preoccupazione per la grave situazione umanitaria nella città di Oleshky, nella regione di Kherson, chiedendo una tregua per consentire l’arrivo di aiuti alimentari e sanitari e l’evacuazione volontaria e sicura della popolazione civile. Il Santo Padre ha infine ribadito l’impegno della Santa Sede a favore del dialogo e della pace”. Da parte sua, Putin lo ha ringraziato “per la disponibilità a contribuire alla risoluzione del conflitto e per gli sforzi intrapresi sul piano umanitario”, ma ha comunque voluto precisare che, dal suo punto di vista, la responsabilità “per la difficile situazione umanitaria” creatasi nella città di Oleshky è da attribuire al “regime di Kiev“. Ha comunque assicurato sostegno per “l’intenzione del Vaticano di aiutare a creare condizioni per assicurare la sicurezza della popolazione della città e organizzare le forniture vitali”.
Il capo del Cremlino ha poi inviato al Pontefice “sinceri auguri di pronta guarigione“, sottolineando, come riporta Interfax, “l’importanza della cooperazione russo-vaticana nella promozione di valori spirituali e morali unificanti e nella protezione dei cristiani e dei luoghi di culto cristiani in diverse regioni del mondo”. Nella dichiarazione si legge che “entrambe le parti hanno sottolineato il loro interesse a proseguire il dialogo tra la Chiesa ortodossa russa e la Chiesa cattolica romana“, in un colloqui che si è rivelato “costruttivo e basato sul rispetto reciproco”.
In giornata era già circolato un suo messaggio che tirava in ballo l’industria bellica, invitando a servire gli interessi dell’umanità con le nuove tecnologie. Al primo posto delle priorità, il Pontefice pone la fame nel mondo e l’agricoltura: “È essenziale un nuovo ordine alimentare globale, in cui l’innovazione tecnologica sia incondizionatamente subordinata al rispetto della dignità umana donata da Dio e al bene comune universale. Inoltre, esiste un imperativo etico urgente di riconvertire le risorse investite nell’industria bellica verso la ricerca agricola sostenibile e la rigenerazione dei terreni degradati”.
Il successore di Bergoglio lo ha scritto nel messaggio inviato al direttore generale della Fao, Qu Dongyu, in occasione della Giornata mondiale dell’alimentazione 2026. “Il domani – aggiunge il Papa – non è un arco di tempo astratto che ci attende passivamente; è piuttosto il raccolto di ciò che seminiamo oggi attraverso le nostre decisioni. Se seminiamo un’innovazione non etica, basata sul desiderio di dominare la terra ed escludere i deboli, raccoglieremo aridità e conflitti. Se invece l’innovazione scaturisce dal rispetto per l’ordine naturale e dalla giustizia verso chi ha fame, il domani porterà una tavola imbandita per il sostentamento dell’umanità”.