E’ scontro aperto tra Pdl e governo sull’asta per le frequenze televisive digitali. Il presidente del Consiglio Mario Monti ha ribadito che quella emersa ieri è la linea del governo. “Il governo ha preso una decisione che come premier appoggio e difendo. La decisione, più specificamente, è nelle competenze del ministro Passera”. Linea del governo specificata dallo stesso ministro dello Sviluppo

“Il testo non impedisce a nessuno di partecipare alla gara – ha dichiarato – nell’emendamento sono stati “confermati e chiariti” i vincoli che erano stati concordati con la Commissione europea. L’esplicitazione di quei vincoli è stata confermata; il testo è stato per parecchie ore a disposizione di tutti e poi e stato consegnato alla Commissione”.

Problemi con il Pdl, insomma? “No, credo” risponde Monti. Resta che il partito di Berlusconi è stato toccato nel vivo, tanto da arrivare a sfiorare l’insulto: il capogruppo alla Camera Fabrizio Cicchitto ha definito Passera prima “ambiguo”, poi “mediocre”. Il capogruppo al Senato Maurizio Gasparri parla di una legge “vendetta”. Per dirla con Gaetano Quagliarello, in definitiva, “la questione non è chiusa”.

Monti domani vedrà il suo predecessore Silvio Berlusconi in una colazione nella quale tuttavia, ha spiegato Monti, non ci sarà in agenda la discussione del cosiddetto “beauty contest” (approvato in commissione Finanze, alla Camera, con il voto contrario del Popolo delle Libertà): “Io ho invitato Silvio Berlusconi a colazione, come faccio ogni tanto, trattandosi di un ex presidente del Consiglio e di una personalità presente nella vita politica in modo incisivo. Siamo soliti scambiarci valutazioni e suggerimenti”.

Intanto c’è la presa di posizione di Mediaset: “Contro la sospensione del beauty contest , che è la formula utilizzata in gran parte degli altri paesi europei, abbiamo fatto ricorso” ha spiegato il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri, nel suo intervento all’assemblea degli azionisti. La società ha già presentato ricorso al Tar del Lazio e Confalonieri ha ricordato che “Mediaset le sue frequenze le ha pagate tutte, anche quella Dvbo, oggi all’onore delle cronache come ennesimo regalo”.

Secondo Confalonieri “c’è stata un pò di demagogia: far pagare alle ricche televisioni le frequenze, anzichè diminuire i redditi dei cittadini con nuove tasse. Come sappiamo – ha aggiunto – tra le due cose non vi è relazione. Le tasse sono aumentate e siamo proprio sicuri che l’asta produrrà introiti significativi per lo Stato?”. Quanto alla possibilità che Mediaset partecipi all’asta, “ancora non possiamo dirlo, vedremo al disciplina dell’asta che farà Agcom“. Il presidente di Mediaset ritiene però che si possa “fin da ora prevedere che neanche l’asta metterà fine alle polemiche sui regali, a meno che a Mediaset venga ingiustamente impedito di partecipare” ma garantisce agli azionisti “che andremo comunque avanti per difendere i nostri diritti”.

Negative le sue considerazioni in merito all’esecutivo in carica che, nonostante sia fatto di tecnici, “continua ad essere l’agone dove si scontrano gli interessi e le spinte lobbistiche più o meno trasparenti”. Poi ritorna sul digitale terrestre e trova che “la polemica sulle gratuità delle frequenze sia “strumentale”, perché “è iniziata alla fine dell’estate mentre era alle battute finali la procedura per il beauty contest ed è esplosa dopo che Sky ha annunciato il ritiro dalla gara”.

Ha inoltre aggiunto che Mediaset non è “di per sè, neanche lontanamente, un’azienda in crisi” e su Emilio Fede ha spiegato che “il cambio al Tg4 è stato premiato dalla crescita di pubblico” visto che nella prima settimana dopo le sue dimissioni ha fatto registrare una crescita dello share dell’1,5% con 360mila telespettatori in più. “La crisi che viviamo – ha proseguito – non dipende da scelte nostre” perché “è il capitalismo europeo in crisi; la crisi soffoca le imprese e deprime i consumi, tutte cose che sono ancora più difficili da gestire in un’azienda come la nostra che vive in gran parte di consumi e quindi di ricavi pubblicitari”. Il mercato televisivo inoltre “vede crescere sia il numero dei telespettatori sia il tempo medio passato davanti alla tv – ha aggiunto – e la frammentazione, che esiste, la stiamo governando con successo”. Il problema dell’azienda “è ridisegnare una Mediaset adatta a muoversi in un mondo diverso da quello che ci ha visto nascere e prosperare. Stiamo facendo sacrifici, continueremo a farli anche per il 2012, alla fine Mediaset sarà molto più leggera e notevolmente più efficiente”.