Il presidente di Bankitalia Mario Draghi

Nel giorno dove da palazzo Koch diffonde i dati sul prodotto interno italiano arrivano anche quelli del Fondo monetario. La stima di Washington prevede che l’economia italiana si contrarrà nel 2012 dell’1,9% e nel 2013 dello 0,3%. Il tasso di disoccupazione invece continua l’Fmi si attesterà al 9,5% nel 2012 e salirà al 9,7% nel 2013 mentre nell’area euro sarà pari al 10,9% quest’anno e al 10,8% il prossimo.

Per Bankitalia nell’ultimo trimestre l’occupazione ha subito una importante battuta d’arresto in particolare per i giovani. Inoltre “l’incidenza delle persone con più di 54 anni sul complesso dei disoccupati è salità dal 5,7% del 2010 al 6% nel 2011” e “la dinamica è particolarmente penalizzante con bassi livelli di istruzione”. Data l’elevata incertezza dei mercati, la ripresa del paese dipende dallo spread e nello stesso arco di tempo, il pil cala dello 0,7% anche se il rapporto col debito pubblico “dovrebbe cominciare a ridursi nel 2013”. E a soffrire dall’inizio della ci sono soprattutto le famiglie, che a partire dal 2008 hanno diminuito la capacità di spesa del 5%. “I consumi delle famiglie – si legge nel documento – dopo aver ristagnato nel primo semestre del 2011, nel secondo sono diminuiti dello 0,8% rispetto al semestre precedente. Alla modesta crescita dei servizi si è contrapposta la significativa riduzione dei consumi di beni, in particolare di quelli durevoli (-4,4 per cento sul semestre precedente)”.

“Secondo nostre valutazioni – prosegue Bankitalia – nella media del primo trimestre di quest’anno la produzione industriale avrebbe registrato una nuova flessione rispetto al periodo precedente, riflettendo in parte fattori di natura temporanea, connessi con le rigide condizioni climatiche e con gli scioperi nei trasporti. Ne discenderebbe un calo del Pil nell’ordine di quello del trimestre precedente”. Secondo l’Istituto centrale, tuttavia, “sebbene gli indicatori congiunturali segnalino la prosecuzione della fase di debolezza della domanda interna, l’indagine trimestrale condotta in marzo dalla Banca d’Italia in collaborazione con Il Sole 24 Ore presso un campione di imprese dell’industria e dei servizi presenta segnali di un’attenuazione del peggioramento ciclico”. “Indicazioni moderatamente favorevoli derivano anche dai più recenti andamenti del clima di fiducia delle famiglie e di quello delle imprese”, si legge nel Bollettino.

“Nel quarto trimestre del 2011 il Pil in Italia è diminuito dello 0,7% sul periodo precedente, riflettendo il calo della domanda interna, solo in parte compensato dall’apporto positivo degli scambi con l’estero risultante dalla flessione delle importazioni e dalla stabilità delle esportazioni”. La Banca d’Italia si sottolinea poi che “per i primi mesi del 2012 l’andamento degli indicatori congiunturali prefigura un’ulteriore diminuzione dell’attività produttiva”. Riguardo alle esportazioni “avrebbero registrato una sostanziale tenuta nel primo bimestre dell’anno”.

Nel mese di aprile gli spread sui titoli di Stato sono tornati ad “aumentare in misura rilevante, pur restando ancora molto inferiori ai massimi raggiunti in gennaio”. L’aumento del differenziale è un elemento che spiega come siano tornate a “diffondersi tra gli operatori preoccupazioni sulle prospettive di alcuni paesi dell’area. I timori di un rallentamento piu’ pronunciato della crescita globale hanno accentuato la preferenza per i titoli dei paesi ritenuti più sicuri”.

L’interdipendenza dai mercati globali è un elemento imprescindibile per via Nazionale secondo cui “resta molto elevata l’incertezza sulle prospettive dell’economia. La possibilità che una ripresa prenda avvio a partire dalla fine dell’anno e prosegua nel 2013 dipende soprattutto dagli andamenti dei mercati finanziari e dai rendimenti dei titoli di Stato”. Importanti anche “le misure di liberalizzazione e di semplificazione amministrativa recentemente approvate” che “possono stimolare la crescita del prodotto potenziale e incidere positivamente sulle aspettative. La proposta di riforma del mercato del lavoro punta ad attenuarne la segmentazione razionalizzando gli ammortizzatori sociali e riequilibrando la convenienza relativa delle diverse forme di flessibilità nell’uso del lavoro”.