Molti si interrogano su come far parlare due media molto diversi: televisione e web. Alcune reti televisive hanno provato a lanciare esperimenti in questa direzione, ma spesso i risultati si sono rivelati piuttosto estemporanei: difficilmente lasceranno traccia nei manuali di comunicazione. A vincere in pieno la sfida, invece, è un gruppo di web-creativi autori “a costo zero” di un progetto che, puntata dopo puntata, si sta guadagnando sempre più seguito.

La serie Lost in google – da lunedì online la terza puntata ( a questo indirizzo: lostingoogle. fanpage. it) –, è in realtà un piccolo capolavoro, a metà tra Lost e Matrix, ma in grado di valorizzare i famosi “contributi degli utenti” – spesso sopravvalutati, questa volta invece sfruttati alla perfezione. A realizzare il progetto, l’agenzia di web-comunicazione The Jackal di Napoli. Lo spunto narrativo parte da una ricerca su Internet: cosa succede cercando Google su… Google? Nella web-serie, la ricerca apre una porta di comunicazione tra mondo reale e realtà virtuale. Il protagonista, Simone – già interprete delle precedenti produzioni Jackal – viene risucchiato nel web e parte una classica avventura, tra risate e trovate originali, per “riaprire il portale” in modo che l’eroe possa tornare a casa.

L’idea che fa fare un salto a tutto il progetto è contenuta in un appello che accompagna ogni puntata. “Aiutaci a trovare Simone! I commenti degli utenti verranno selezionati e inseriti negli episodi successivi”. Non è una promessa vuota. “Selezionare i commenti potenzialmente sceneggiabili – ci spiega Alfredo, tra gli autori del progetto – è un lavoro massacrante. Al primo episodio ne sono arrivati 1 ’ 000, al secondo 9 ’ 000”. Le richieste degli utenti (per esempio: “Vorrei che qualcuno leggesse un libro di pagine bianche”), sono visualizzati mentre scorre la scena corrispondente. Il tutto dà allo spettatore una sensazione di vera interazione, come se fosse in corso un duello tra lo sceneggiatore (Fausto Rio) e gli utenti You-Tube. In Lost in Google nient’altro è lasciato al caso.

Ottime le musiche degli Electrophilia, bravi gli interpreti Simone Ruzzo, “Proxy Riccio”, Ciro Priello; di calibro le special guest: Caparezza, Roberto Giacobbo e l’attore Patrizio Rispo. Anche dal punto di vista visivo la serie riesce a centrare la cultura diffusa del web social, i suoi miti e i suoi tormentoni: un quartiere cittadino diventa Google Map; una biblioteca la sede di Wikipedia; ci sono perfino combattimenti con pugni e calci, parati grazie… all’aiuto di Twitter.

Le puntate previste sono sei, i tre video già realizzati finora (oltre ad un numero zero) hanno già superato la soglia di mezzo milione di visualizzazioni. Un posto nei manuali di comunicazione dei prossimi anni, potrebbe anche saltare fuori.

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Il Fatto Quotidiano, 4 Aprile 2012