Il corrispondente per l’Africa del Corriere della sera Massimo Alberizzi e la responsabile dell’ufficio stampa della cooperazione italiana a Nairobi Marina Rini, il 29 marzo hanno pubblicato sul blog africaexpress.corriere.it una ricostruzione radicalmente diversa rispetto all’inchiesta de ilfattoquotidiano.it sul caso Alpi-Hrovatin. Con una certa verve polemica – il titolo del loro articolo parla di “fantasiose illazioni” – Alberizzi e Rini sostengono, in sintesi, che Ilaria Alpi scelse per caso la meta di Bosaso, su suggerimento dello stesso giornalista del Corriere, arrivando in quella città il 16 o il 17 marzo (e non il 14) e che dietro la morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin non esiste in realtà “nessun complotto”.

La questione centrale riguarda la ricostruzione delle date del viaggio a Bosaso. Il Fatto ha pubblicato un documento attribuibile all’intelligence italiana che segnalava “presenze anomale” il 14 marzo 1994 a Bosaso, ordinando a un agente con nome in codice “Condor” un “possibile intervento”. Per Alberizzi e Rini quel messaggio non avrebbe nulla a che vedere con i due giornalisti della Rai, perché “Ilaria è arrivata il 16 o più probabilmente il 17 marzo, con una decisione presa solo il pomeriggio precedente”. A sostegno della loro tesi Alberizzi porta esclusivamente la sua conoscenza personale di Ilaria Alpi e una telefonata che avrebbe ricevuto dalla giornalista poco prima della partenza, nella quale il collega le avrebbe suggerito la meta di Bosaso. In effetti, di questa telefonata, Alberizzi riferisce anche davanti alla Commissione Alpi-Hrovatin, ma mette a verbale l’esatto contrario: cioè che fu Ilaria a comunicargli l’intenzione di andare nella remota città somala.

Il caso Alpi – Hrovatin non è semplice da ricostruire. L’indagine più ampia e complessa è stata realizzata dalla commissione parlamentare d’inchiesta guidata da Carlo Taormina, che ha concluso i lavori con una relazione di maggioranza molto contestata. Se c’è però un punto dato ormai per acquisito – e accolto pacificamente anche nelle relazioni di minoranza della commissione e negli ultimi atti giudiziari – è la ricostruzione del viaggio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin a Bosaso. A pagina 76 della relazione finale si legge: “Dopo una breve pausa al Sahafi Hotel, Alpi e Hrovatin prendono il volo per Bosaso, dove arrivano nel pomeriggio del 14 marzo”; a pagina 77: “Le prime immagini di Bosaso, girate nel pomeriggio di lunedì 14”; e ancora, a pagina 13 della relazione di minoranza: “Arrivati a Bosaso nel pomeriggio del 14 marzo”.

Questa ricostruzione non è frutto di “fantasiose illazioni” dei parlamentari, ma si basa, com’è evidente, su testimonianze e documenti. Vediamoli.

A Bosaso era presente da diverso tempo una Ong italiana, Africa ’70. I cooperanti erano stati allontanati dalla città qualche mese prima e rientrarono a Bosaso il 16 marzo, incontrando, nel primo pomeriggio, Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Da quel momento fino alla partenza del 20 marzo per Mogadiscio, i due giornalisti Rai hanno dormito nel compound di Africa ’70. Incrociando il girato di Ilaria e Miran giunto in Italia con la testimonianza dei cooperanti italiani, appare evidente che prima dell’incontro con il personale di Africa ’70 Ilaria e Miran avevano realizzato – andando a ritroso nel tempo – un viaggio in jeep a Gardo, l’intervista al sultano di Bosaso Abdullahi Bogor Muse, l’intervista al medico Kamal e qualche immagine della città.

Nella sua deposizione davanti alla commissione Taormina il sultano di Bosaso rivela che al momento dell’intervista Ilaria e Miran alloggiavano nell’albergo Gaaite. Analizzando con attenzione le immagini di quell’intervista si può desumere con chiarezza anche l’orario dell’incontro: l’orologio del sultano segna le 14.45. Manca da stabilire il giorno. Dal 16 al 20 marzo Ilaria Alpi e Miran Hrovatin sono sostanzialmente sempre accompagnati da interpreti, autisti e personale della cooperazione, tutti ascoltati durante le inchieste; nessuno ricorda l’intervista con il sultano, che, dunque, è stata realizzata prima del 16 marzo. Molto probabilmente il 15, visto che fino al primissimo pomeriggio del 14 marzo Ilaria e Miran sicuramente erano ancora a Mogadiscio e che il volo per Bosaso dura circa quattro ore.

Seguendo i filmati registrati sulle videocassette rientrate in Italia, prima dell’intervista al sultano ci sono le immagini – girate al porto con la luce delle prime ore della mattina – del medico somalo Kamal. Prima della famosa intervista con il sultano, dunque, Ilaria Alpi aveva realizzato altre parti del servizio, preso contatto con il medico Kamal e poi con lo stesso sultano. Un’attività giornalistica che presupponeva diverse ore di tempo. L’unico aereo del 15 marzo da Mogadiscio a Bosaso aveva l’orario di arrivo previsto per le 14: un orario materialmente incompatibile con i movimenti di Ilaria e Miran prima dell’incontro con il sultano, in una città, Bosaso, che non conoscevano. Ed ecco che l’arrivo a Bosaso si sposta necessariamente al 14 marzo 1994. Ovvero la data riportata nel messaggio partito dal Sios di La Spezia e diretto ad un maggiore italiano in Somalia, che annuncia quel giorno le “presenze anomale” a Bosaso.

Alberizzi e Rini sostengono poi che non è assolutamente vero che Ilaria e Miran persero l’aereo per Mogadiscio il 16 marzo, anche perché, evidentemente, questa circostanza sarebbe in conflitto con la loro ricostruzione. Ritengono poi inesistenti le minacce ricevute dai giornalisti Rai a Bosaso, chiedendo “chi sono le fonti”.

In breve. Valentino Casamenti, cooperante di Africa ’70 a Bosaso, ricorda l’arrivo di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin il 16 marzo nella loro sede: “Disse: «Ho perduto l’aereo. Posso restare qui da voi?». «Con piacere», rispondemmo, perché era un piacere averla”. Un ricordo che coincide con quello di un altro cooperante presente sul posto, Enrico Fregonara: “Venne nella nostra sede di Bosaso, perché aveva mancato l’aereo delle Nazioni Unite”. E poi aggiunge: “Sono rientrato (da Gibuti a Bosaso) il giorno in cui ho incontrato Ilaria Alpi”. Bene, quell’aereo Unosom Bosaso – Mogadiscio del 16 marzo arrivava da Gibuti ed era previsto, in quella settimana, solo il mercoledì 16 e la domenica 20. Una circostanza che ci permette di datare con precisione l’episodio dell’aereo perduto e del conseguente arrivo di Ilaria e Miran ad Africa ’70. Ed è quindi evidente che se Ilaria e MIran avevano previsto il loro rientro a Mogadiscio il 16, di certo non potevano essere arrivati a Bosaso quello stesso giorno… Fare un viaggio di quattro ore per rimanere pochi minuti in aeroporto non ha alcun senso.

Per quanto riguarda poi le minacce ricevute da Ilaria e Miran a Bosaso proprio il 16 marzo, la notizia è riportata su una nota manoscritta dell’agente Sismi presente a Mogadiscio nel marzo 1994 Alfredo Tedesco. C’è da aggiungere che quella frase venne poi depennata dagli analisti del servizio a Roma, prima di divulgare la nota. L’agente Alfredo Tedesco ha comunque poi confermato in Tribunale di aver ricevuto notizie sulle minacce ai due giornalisti, senza però indicare la fonte di quella informazione.

di Andrea Palladino e Luciano Scalettari