Ora è ufficiale, anzi “legale”. Valentino Tavolazzi e Progetto per Ferrara sono fuori dal Movimento 5 Stelle. Il diktat del 5 marzo, lanciato dal suo blog, ora è accompagnato anche da una lettera dello studio legale dell’avvocato Michelangelo Montefusco di Milano, il legale che difende gli interessi del comico genovese, e indirizzata al consigliere comunale di Ferrara: “la sua iniziativa politica, nella misura in cui venga ricondotta al movimento animato da Beppe Grillo deve ritenersi non autorizzata e, dunque, illecito l’uso del nome e dell’immagine del mio cliente oltre che del marchio di cui egli è esclusivo titolare”.

Non solo. La diffida si estende anche all’uso del simbolo del Movimento, utilizzando, si legge nella diffida, “allo scopo di accreditarsi come il centro di imputazione istituzionale delle attività del Movimento nella città di Ferrara”. Ora Tavolazzi e la sua lista dovranno rimuovere ogni riferimento grillino anche sul proprio sito internet e sulla pagina facebook dedicata.

La lettera chiude con l’invito a cessare immediatamente “l’uso o il riferimento al nome o ai marchi di proprietà del signor Grillo e alla sua immagine, uniformandosi alle regole comportamentali e procedurali osservate da quanti si rispecchino nella attività del Movimento 5 Stelle”.

A parte il diritto di copyright del simbolo, però, non è chiaro a quali regole procedurali si faccia riferimento. Per il reprobo Tavolazzi invece significa semplicemente che “si vuol dare una valenza legale al non statuto, quindi a una cosa che non esiste”. Ma quello “più grave”, secondo il consigliere, è che “i motivi del mio allontanamento rimangono ignoti, così come la strategia che vi sta dietro”.

Una strategia che secondo Tavolazzi, “salvando la buona fede di Beppe, si traduce in un regalo al Partito democratico in sede locale (ferrarese) e regionale”. Quale regalo? “Il M5S in Regione e Ppf a Ferrara stanno mettendo a dura prova il partito di governo, facendone emergere tutte le contraddizioni, dall’ospedale di Cona alle indagini in corso su Errani, e ora ci tolgono la scorta”.

Un’espressione un po’ feroce per dire che “con questa operazione si alleggerisce la pressione sulla maggioranza a Ferrara e a Bologna proprio in un momento in cui si trovano ad affrontare delle elezioni, quelle politiche e in sede locale quelle di Comacchio, con l’acqua alla gola”.