La crisi economica non fa sconti. Dopo aver trascinato nel gorgo la Bruno Magli, storico calzaturificio bolognese, adesso tocca a La Perla, marchio leader nel mondo nell’intimo di lusso. Su 600 operaie ad altissima specializzazione, 250 sono in cassa integrazione straordinaria per permettere all’azienda di riorganizzarsi e rilanciare le vendite. Il problema è che l’accordo per gli ammortizzatori sociali risale a fine 2008, è stato prorogato a ottobre 2010 e scadrà a inizio 2013. Nel frattempo, dopo oltre 3 anni, la riorganizzazione produttiva che tutti aspettavano – e che era negli accordi – non è arrivata. Anzi, a sentire i sindacati le cose andrebbero di male in peggio.

Il primo allarme è arrivato qualche giorno fa. “La Perla si trasferisce a Milano”, hanno spiegato i sindacati in conferenza stampa. Nella sostanza uno svuotamento dell’azienda, che vedrebbe lo spostamento in Lombardia del settore commerciale e di quello della progettazione. Ma tutti sanno bene, spiega un sindacalista “che quando si sposta la testa, le braccia poi finiscono spesso all’estero”. Senza considerare che già adesso le vendite del marchio non migliorano, con l’evidente impossibilità in prospettiva di reintegrare le 250 operaie in cassa integrazione. Non è finita. Questa mattina, in un incontro tra le lavoratrici e la senatrice del Pd Donata Lenzi, è emerso un nuovo particolare. “Sappiamo che i pagamenti ai contoterzisti stanno slittando sempre di più, ormai sono arrivati a 6 mesi e alcune consegne nei negozi sono saltate perché fuori tempo massimo”. La Cgil parla di “milioni di euro di incasso perso”. Un’altra botta per un’azienda con un forte indebitamento e che ha rinegoziato per due volte il proprio debito con le banche.

Per La Perla, che era abituata a pagare a 30 giorni, lo slittamento è un chiaro segno che le cose non vanno. Per chi i soldi prima di averli deve aspettare 6 mesi si tratta invece di un problema enorme. In tutto, calcola la Cgil, sono decine le aziende che in Emilia-Romagna lavorano per La Perla e che occupano complessivamente 2mila lavoratori. Un settore, quello dei conterzisti, estremamente fragile e sempre più provato dalla crisi. Molte aziende hanno già chiesto licenziamenti (quelle sotto i 15 dipendenti, e sono la maggioranza), le altre stanno chiedendo o chiederanno periodi di cassa integrazione. Alcune, e sono ovviamente le più in difficoltà, sono le cosiddette “monocommitenti”. In pratica lavorano esclusivamente per il marchio bolognese dell’intimo, il che vuol dire difficoltà su difficoltà visto i tempi biblici dei pagamenti. L’impressione, a sentire i sindacati, è che le cose vadano peggio di quanto si possa dire in pubblico, e le disponibilità liquide aziendali siano ridotte al minimo.

“La cassa integrazione scade a gennaio, ma gli investimenti e il rilancio noi lo pretendiamo ora”, spiega Giacomo Stagni della Filctem-Cgil. Il perché è presto detto. “Ogni investimento deciso oggi – ragiona il sindacalista – ha effetto in media un anno e mezzo dopo”. Il che significa che se l’azienda non annuncia subito un nuovo piano industriale lo spostamento dei settori progettazione e commerciale diventano certi, così come la conseguente crisi produttiva che lascerebbe a casa centinaia di operaie con un’età media di 45 anni. Tutte ancora troppo lontane dalla pensione anche se hanno iniziato a lavorare magari a 15 anni. A fine mese in Regione è in programma un incontro che potrà essere decisivo. Al tavolo è prevista la presenza del nuovo (il terzo in tre anni) amministratore delegato di La Perla. “E’ reduce da una chiusura di un’azienda in Australia – spiegano le operaie – speriamo che non sia stato spedito qui per fare la stessa cosa con noi”.

Dal canto suo l’azienda tranquillizza tutti, fa sapere di volere potenziare la proprie linea di intimo “Studio La Perla”, di avere in programma 12 aperture di nuovi negozi nell’Est Europa, in Asia e in Medio Oriente, e di puntare allo sviluppo nel mercato giapponese tramite un accordo di distribuzione con un patner locale. Sull’ipotizzato spostamento a Milano di alcune professionalità o reparti, La Perla dichiara di non avere preso nessuna decisione in merito, e di stare quindi rispettando gli accordi sottoscritti per la concessione della cassa integrazione straordinaria.