La sublimazione della crisi interista si è avuta domenica pomeriggio in diretta televisiva. A cominciare dal prepartita. Davanti alle telecamere di Sky, il direttore tecnico nerazzurro Branca ha sottolineato piccato che in società non si sente la mancanza di Oriali, in quanto l’ex dirigente “non era nemmeno tale”. Rispondendo dai microfoni di Mediaset, Oriali ha ricordato i sui trionfi, culminati nel 2010 quando sollevò la Champions League insieme all’amico Mourinho, e ha ribattuto a Branca, invitandolo a farsi da parte e accusandolo di “non sapersi assumere le responsabilità per gli errori dell’attuale gestione”. Entrambi i protagonisti del duello hanno poi preferito non riaprire la polemica. Da questo scontro, due le teorie sulle cause della disastrosa stagione interista e sugli scenari futuri.

Partendo dalla vittoria in Coppa Italia nel maggio del 2005 (con Mancini in panchina), passando per il triplete dell’anno di grazia 2010 con Mourinho, fino ad arrivare alla vittoria in Coppa Italia del 2011 con Leonardo, l’Inter ha sempre conquistato almeno un trofeo a stagione. In totale 15 in sette anni. Nella stagione odierna, invece, il 6 agosto i nerazzurri hanno perso la Supercoppa Italiana a Pechino contro il Milan, il 26 gennaio sono stati eliminati dalla Coppa Italia per mano del Napoli e il 13 marzo sono stati estromessi dalla Champions dal Marsiglia. Per non parlare del campionato dove, col settimo posto a -19 dalla vetta, anche la qualificazione all’Europa League sembra compromesso. Per la prima volta da dodici anni, l’Inter potrebbe essere fuori dall’Europa, con un danno economico quantificabile in diverse decine di milioni. Com’è possibile una stagione da zero tituli già a marzo?

C’è chi sostiene che con Oriali non ci sarebbero mai stati gli acquisti sbagliati di Forlan – preso ad agosto quando non poteva essere inserito nelle liste per la Champions, e incredibilmente nessuno se ne accorse – e di Guarin, arrivato a gennaio già infortunato, impossibilitato a sostituire gli stremati Zanetti e Cambiasso. Questa visione ‘passatista’, che rimpiange il vecchio assetto societario e che ha imputato tali errori a Branca e al direttore sportivo Ausilio, accusandoli inoltre di passare troppo tempo in sede e di non essere in grado di esercitare quel ruolo di collante tra squadra società che svolgeva Oriali. Da qui anche l’episodio di domenica contro l’Atalanta, con Forlan che nella ripresa si è rifiutato di entrare in campo al posto di Obi. L’errore di partenza dei due sarebbe stato poi quello di affidare in estate la panchina a Gasperini, che non convinceva, per esonerarlo subito, a settembre, dopo il 3-1 di Novara. Come l’anno scorso si era partiti titubanti con Benitez per poi chiudere con Leonardo.

Gli scenari futuri, anche alla luce del divorzio consensuale del ds Pantaleo Corvino dalla Fiorentina e in contemporanea con il ritorno in scena di Oriali, prospettano un’accoppiata Corvino-Oriali in cabina di regia nerazzurra per la prossima stagione. “Corvino? Quello che con la Fiorentina è riuscito a mandare cinque giocatori, tra cui tre titolari, in scadenza di contratto e a perderli a parametro zero? Il responsabile dell’attuale disastro dei viola? Non è possibile che Moratti affidi la rifondazione a un perdente” è il paqrere di molti frequentatori del mondo interista. Secondo i ‘futuristi’ – quelli che guardano a domani certi che Branca sarà il perno della nuova Inter e che Oriali abbia parlato così solo perché certo di non tornare mai più in nerazzurro – ci sono stati sì acquisti sbagliati (i vari Coutinho, Alvarez, Jonathan, Zarate), ma il problema è che Moratti ha deciso di investire meno rispetto agli anni scorsi, per sistemare i bilanci e ottemperare alle nuove norme del fair play finanziario.

Su una cosa concordano tutti. Gli errori, da dividere in parti uguali tra Branca e Oriali, sono stati quelli di non aver avuto il coraggio di vendere alcuni giocatori di livello all’indomani della vittoria in Champions (su tutti Milito e Maicon, che adesso valgono pochissimo, non certo Balotelli ed Eto’o, che invece servirebbero ancora) e di aver lasciato troppo spazio e potere a giocatori che oggi sono in grado di influenzare le decisioni societarie. I nomi? Chi risponde Cambiasso e Zanetti non sbaglia. Tutti d’accordo anche sul fatto che, al di là dei dirigenti, quest’estate ci saranno partenze eccellenti tra i giocatori e l’anno prossimo sulla panchina dell’Inter non siederà Ranieri. Il nuovo tecnico (Prandelli, Blanc, Mazzarri, Spalletti, Bielsa e Villas Boas i nomi) sarà il diciottesimo dell’era Moratti in diciassette anni di presidenza. Numeri che darebbero da pensare. Ma su questo punto futuristi e passatisti sono unanimi: il presidente, nel bene e nel male, sarà lui anche l’anno prossimo.