Oggi ho poco da dire. Sono passate nemmeno due ore dal pronunciamento della sentenza di Cassazione sul processo Dell’Utri, pronunciamento che mostra ancora una volta come la giustizia sia forte con i deboli e debole con i forti.

“La mafia non esiste”, diceva Dell’Utri 15 anni fa circa. Forse la frase più giusta sarebbe dovuta essere “la mafia che da gli ordini non esiste”. Sui trascorsi del procuratore generale Iacoviello potete leggere questo articolo de Il Fatto Quotidiano e, scommetto, tanti altri che compariranno oggi, quindi non mi dilungo sui tanti casi dove il Pg, come dice appunto il Fatto, ha ribaltato i verdetti di secondo grado. E non sto nemmeno qui a ribadire per l’ennesima volta i trascorsi, le intercettazioni, le dichiarazioni del senatore Marcello Dell’Utri, basta immettere il suo cognome (magari dopo la parola mafia) in un motore di ricerca qualsiasi.

Quello che voglio condividere è questo status che Salvatore Borsellino ha scritto sulla sua pagina Facebook pochi minuti fa: “Mi è mancato il respiro quando ho sentito la sentenza della Corte di Cassazione su Dell’Utri, mi si è fermato il cuore. Dopo la sentenza sull’Agenda Rossa non posso accettare anche questo, non può essere negata a tal modo la Giustizia. Ricordatevi dell‘intervista a Paolo su Dell’Utri . Chiedo a tutte le Agende Rosse di non dargli tregua, di gridargli il nostro disprezzo e la nostra rabbia ovunque si trovi, di impedirgli di ricordarci, mostrando la sua faccia, che che cosa sia veramente la mafia.”

Ed io il suo grido lo giro a tutti coloro che, Agende rosse o non, sentono di condividere le nostre battaglie e sentono in loro la voglia di dire basta. Domani si scoprirà chi è dalla parte della giustizia. Mi rivolgo ai giornalisti, agli intellettuali, agli artisti e soprattutto ai politici. Prendete una posizione chiara su questa vicenda. E fatelo pubblicamente.

Aiutateci a far capire al signore in questione che noi sappiamo leggere gli incartamenti delle sentenze, che sappiamo fare due più due, che faremo sapere a tutto il mondo, possibilmente con lui davanti, chi è e quello che ha fatto.

di Federica Fabbretti