Ci sono due livelli, nelle polemiche innescate dal blitz britannico in Nigeria. Uno è quello delle legittime preoccupazioni diplomatiche tra Roma e Londra per l’accertamento della verità dei fatti; l’altro è quello della battaglia politica, tra Roma e Roma, che come sempre assume toni sopra le righe e nella quale, evidentemente, la morte di due ostaggi diventa incidente politico.

Alla prima categoria appartengono le richieste di chiarimento che, dal presidente Giorgio Napolitano in giù vengono rivolte al governo di Sua Maestà britannica, che da parte sua ha già iniziato a chiarire. Il primo punto, certamente non secondario, è che, secondo Londra, i due ostaggi non sono stati vittima di fuoco incrociato, come ipotizzato da una parte della stampa britannica, ma sono stati uccisi dai rapitori durante il blitz. L’autopsia sui corpi dovrà chiarire questo punto ma dai primi rilievi post-mortem, sembra che Chris McManus e Franco Lamolinara siano stati assassinati con un colpo alla testa.

Il ministro della difesa Phil Hammond, poi, ha ripetuto che «alle autorità italiane era stato notificato quello che stava succedendo. Sapevano che l’operazione era in corso e bisognava prendere decisioni rapide. Purtroppo il risultato non è stato quello che volevamo». Hammond ha anche aggiunto che «il Regno Unito condividerà ogni elemento di intelligence», perché «è interesse comune capire quello che è successo, anche per evitare che casi simili possano ripetersi in futuro».

Dello stesso tono le dichiarazioni del ministro degli esteri William Hague, che nel pomeriggio parlerà anche con il suo collega italiano Giulio Terzi: «Abbiamo lavorato con l’Italia fin dall’inizio e abbiamo sempre avuto una cooperazione molto buona – ha detto Hague – ne abbiamo parlato di nuovo ieri, ma la decisione è stata molto rapida e non c’è stato il tempo di avvisare l’Italia se non a operazione già avviata. E’ stata solo una questione di tempo – ha concluso Hague – null’altro che questo. Spero di avere modo di chiarirlo». Sarebbe così spiegato «l’inspiegabile» evocato da Napolitano, anche se rimangono da verificare, dopo i rapporti degli uomini dell’Sbs coinvolti nel tragico blitz, cosa sia effettivamente successo durante l’assalto al compound.

Per «accertare con rigore i fatti» si riunirà lunedì il Copasir che ha deciso di convocare anche i vertici dei nostri servizi di intelligence. «Sarebbe molto grave se risultasse vero che le autorità britanniche hanno deciso questa operazione senza concertare nulla con il nostro paese», ha detto il presidente Massimo D’Alema, che però, anche per il ruolo istituzionale, si è limitato a una considerazione “tecnica”, in attesa della verifica della settimana prossima.

Non si sono limitati, invece, gli esponenti del Pdl e della Lega. L’ex ministro degli esteri Franco Frattini (da rileggere i suoi commenti dopo il rapimento dei tre operatori di Emergency in Afghanistan nel 2010) ha detto che «l’Italia doveva pronunciarsi». Maurizio Gasparri, invece, ha mischiato due vicende completamente diverse, i due marò in India e i due ostaggi in Nigeria, per dire che «l’Italia è stata umiliata come mai prima». Per inciso, equiparare implicitamente il governo di New Delhi a una formazione terroristica islamista non è esattamente utile alla soluzione del caso dei due fucilieri di Marina detenuti a Trivandrum.

Ancora più estrema la reazione della Lega, che attraverso Giovanni Torri, capogruppo in Commissione difesa al Senato, ha chiesto addirittura di richiamare l’ambasciatore italiano a Londra. Si ferma un attimo prima il deputato del Pdl Rocco Girlanda, che chiede «una sterzata in politica estera», dimentico degli abbracci di Silvio Berlusconi con Gheddafi o il sostegno all’ultima dittatura europea, quella di Lukashenko in Bielorussia. E se Daniela Santanché dice che «Berlusconi sarebbe stato più umano, trattandosi di ostaggi» (utile esercizio rileggere i commenti dopo il rapimento di Vittorio Arrigoni a Gaza), Guido Crosetto (Pdl), chiede invece che il presidente del consiglio Mario Monti riferisca in parlamento per spiegare se il governo sapeva, quanto sapeva e se personale italiano era in Nigeria. Si “accontenta” del ministro Terzi Massimo Donadi, capogruppo Idv alla Camera, secondo il quale, «alla luce di quello che è successo in India, questo episodio conferma che sulla politica estera il governo si muove tardi e malamente». E del ministro Terzi, il presidente del Verdi Angelo Bonelli dice che «è inadeguato a tutelare gli interessi nazionali e soprattutto l’incolumità dei nostri connazionali». Ma la palma spetta all’ex ministro dell’Interno Roberto Maroni che sul suo profilo facebook questa mattina diceva: “Dopo la figuraccia sui marò ilgoverno (per nulla) autorevole dei professori si fa prendere per il culo dagli inglesi nella tragica vicenda dell’italiano ucciso in Nigeria: ‘Nessuno ci aveva informati del blitz’, si lamenta il ministro degli esteri Terzi (che intanto manda a scuola i figli con l’auto blu). Ma che ci sta a fare uno così alla Farnesina? Dimissioni subito!!”

di Joseph Zarlingo