Una delle cose che più mi infastidiscono di Monti, a parte le modalità della riforma delle pensioni, è il suo modo paternalistico di porsi. Non c’è volta che, nel comunicare o annunciare all’orizzonte i sacrifici e le rinunce alle quali i cittadini verranno sottoposti (alcuni di loro, per la verità) non perda occasione per dirci come quei sacrifici li faremo per il nostro bene e come dovremmo essere grati a chi ce li organizza.

È successo con la riforma delle pensioni che ha il grande pregio di portare alle casse dello Stato i bei soldini freschi dell’avanzo dell’INPS dal fondo dei lavoratori dipendenti ma non che non viene spiegata con questa (ovvia) motivazione, visto che qualcuno potrebbe dire: perché proprio da li? Ha anche il pregio, come dichiarato dal Ministro Fornero, di essere stata la parte accolta più favorevolmente dall’Europa che chiedeva tangibili sacrifici, ma non viene spiegata neppure con questa motivazione, dato che ammettere che si dia all’Europa (si scrive Europa e si legge Germania) il diritto di ingerire nel come si voglia risanare l’Italia non sarebbe troppo ben digerito. No, viene soprattutto spiegata con il riequilibrio generazionaleraccontando di come è bello che i padri si preoccupino di figli e nipoti e di quanto cattivi sono quelli che contestano le modalità della riforma; ovviamente è perché non vogliono pensare ai propri figli e nipoti. Che poi questo riequilibrio avvenga appiattendosi sul peggio del peggio, ora e per sempre, è secondario.

Ora, in procinto di addentare la pagnotta (forse un po’ difficile da masticare) del mercato del lavoro (mercato, brutta parola trattandosi di esseri umani, ma così si chiama) il Nonno Monti (copyright: Lisa) ha messo le mani avanti e, nello spiegare che secondo lui il famigerato articolo 18 sarebbe meglio abolirlo, non ha detto che così vorrebbe Confindustria, a patto che non si chiedano indennità di licenziamento troppo alte oppure che l’Europa  (si legge Merkel) gradirebbe tanto che in Italia si diventasse più flessibili di quanto non lo siano in Germania o in Francia; no, ha buttato lì con nonchalance  che c’è “una terribile apartheid nel mercato del lavoro tra chi è già dentro e chi, giovane, fa fatica ad entrare” (sulla qual cosa potrebbe anche avere alcune ragioni) e che “i giovani devono abituarsi all’idea di non avere più il posto fisso a vita: che monotonia. E’ bello cambiare e accettare delle sfide”.

Escluderei che fosse un battuta, perché in tal caso ci sarebbe da dire parecchio sul senso dello spirito, perciò penso che fosse un tentativo di indorare la pillola (molto amara) riuscito male. Infatti Monti sembra ignorare che solo in pochi casi è dato ai lavoratori di cambiare lavoro per libera scelta, migliorando oppure per togliersi dalla monotona routine; di solito escono dalle aziende prima della pensione perché vengono licenziati oppure usufruendo di ammortizzatori sociali e sarei sicuro che preferirebbero tenersi l’odiata monotonia.
Monti parlava dalle comode poltrone di Matrix; gli proporrei di andare a tenere una “lectio magistralis” sulla bellezza del posto precario che immunizza dalla monotonia a, per esempio, un’assemblea di cassaintegrati ai quali la cassa terminerà il mese seguente e la cui azienda non li riprenderà e di spiegare a loro la sua “teoria della monotonia”.

Direi che Monti forza un po’ troppo la mano con i suoi messaggi tendenti a mimetizzare, se non avessi invece il dubbio fondato che Monti, la Ministra Fornero, e altri nel Governo, semplicemente provengono da una cerchia sociale nella quale è stato perso il contatto con la realtà delle problematiche delle persone; secondo me non si rendono conto di cosa vuol dire per un disoccupato non poter accedere alla pensione o per un nato nel Gennaio 1952 vedersi rimandata la pensione di 4 anni e per uno nato nel 1953, di 6 anni di colpo, o di quale sia il reale rapporto tra i lavoratori delle mansioni più basse e il mondo del lavoro. Probabilmente provengono da un limbo nel quale la pensione è una materia di studio e non una prospettiva di vita e gli stabilimenti assets da acquisire da parte di una investment bank e non un luogo di lavoro.

E allora mi domando se non sarebbe meglio che a governarci fossero persone innanzitutto delegate a farlo tramite elezioni e secondariamente un po’ più in contatto, per loro estrazione, con la realtà della vita.