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Gli editori su Twitter in cerca di lettori

Come viene utilizzata la piattaforma di microblogging dalle case editrici per avvicinare nuovi lettori, tra hashtag e contenuti racchiusi in 140 caratteri

Ad aver capito le potenzialità di Twitter sono in tanti, non c’è praticamente casa editrice che non si sia dotata di un account e che non cominci a cinguettare: Einaudi, Mondadori, Feltrinelli, Adelphi, Isbn, Fazi, Minimum Fax, Iperborea, Marcos y Marcos e gli altri, grandi, medi o piccoli editori. Anche perché il raggio di azione di Twitter si sta allargando velocemente e a nessuno piace essere tagliato fuori da un giochetto che ti permette di arrivare potenzialmente a così tanti lettori, con più leggerezza e eleganza di Facebook.

Per allargare e fidelizzare il proprio pubblico, lanciare campagne virali sui propri titoli, o ancora, per tenere vivo il catalogo, celebrandoli magari nel giorno dell’anniversario di nascita o morte, come successe con il riuscitissimo #ultimasigaretta, dedicato da Einaudi al ricordo di Italo Svevo e del suo testo più celebre, La coscienza di Zeno, il cui protagonista cercava nevroticamente di fumare (l’ultima sigaretta), e richiama involonariamente la copertina di un ebook di quel romanzo edito da Faligi.

Twitter come arma sociale, dunque, anche se per molti ancora da affinare, per formare e tastare il polso di quel pubblico 2. 0 che è assolutamente necessario per il futuro dell’editoria nostrana ai tempi della sua riproducibilità digitale. Uno degli strumenti necessari per usare con profitto twitter, è l’hashtag, il cancelletto” (#), un simbolo grafico che si mette davanto a una parola chiave e crea un nesso che mette in relazione i Tweet, cinguettii altrimenti volatili, e che riguardano lo stesso tema. Nel campo editoriale alcune di queste hashtag hanno saputo scatenare negli ultimi mesi discussioni molto partecipate, accesi confronti, combattuti tornei all’ultima citazione e stimolanti giochi di distorsione letteraria.

Alcuni riuscitissimi esempi di queste sfide sono stati #dreambooks e #twittatrame, lanciati entrambi dall’account di Einaudi, o ancora #leultime 5 ore, lanciato da Isbn Edizioni. Nel primo caso la fantasia degli utenti venne stimolata all’invenzione di titoli immaginari, spesso risultati dal miscuglio di storia letteraria e attualità, come Lo Hobbit, di Renato Brunetta, Nessuno scrive al Colonnello, di Muammar Gheddafi, o Le mie prigioni, di Silvio Berlusconi.

Decisamente di una complessità più sottile e proprio per questo più divertente è invece la seconda, #twittatrame, basata sulla missione di racchiudere la più o meno complessa trama di un libro nei 140 caratteri di limite massimo del tweet. Come spesso capita in un gioco quando le regole sono ferree e la rapidità è legge, la lunga lista di queste twittate è densa di intuizioni geniali e divertenti: classici del ‘ 900 come Morte a Venezia o Il deserto dei Tartari lambiccati in così poco spazio sono diventati rispettivamente «Un uomo va a Venezia e ci rimane » e « E comunque dei Tartari manco l’ombra ».  Ad andarci di mezzo, aumentando il divertimento, anche pietre miliari come l’Iliade e l’Odissea, impietosamente ma genialmente trasformate in « Assedio di 10 anni, poi un tizio scopre che gli assediati sono cerebrolesi ed espugna la città con un enorme cavallo a dondolo » e « Per tornare a casa ho fatto il giro lungo. Oddio, Argo ».

Ugualmente interessante è il caso di # leultime 5 ore di Isbn che, ispirato a un libro di Douglas Coupland, chiamava gli utenti a inventarsi le ore precedenti la fine del mondo, apocalittiche o grottesche, a seconda dell’estro individuale. A dimostrare poi quanto sia semplice su Twitter saltare dal divertimento creativo alla critica letteraria basti citare lo spassoso caso di #insultiautoriali, non riportabile su carta.

Twitter come parentesi di eguaglianza e di condivisione, dunque? Come possibilità per il lettore comune di discutere alla pari con critici, giornalisti, autori e editor? Certamente sì, almeno in parte. Non bisogna però dimenticare l’altra faccia della medaglia, quella che interessa più strettamente le case editrici e gli autori e che è sicuramente più vicina al business, al marketing e al lavoro di ufficio stampa. Oltre al già citato # leutlime 5 ore, Isbn ha piazzato con successo diversi altri viralhashtag intelligenti e creativi, capaci di stuzzicare l’impulso dei lettori alla condivisione e di attivare la curiosità sui propri titoli in uscita, # lultimolupomannaro, # atlantetv o # retromania.

Andrea Coccia

Saturno, 3 febbraio 2012