La Camera dei Deputati ha approvato ieri sera l’articolo 16 della legge comunitaria che fissa principi e criteri della protezione degli animali utilizzati a fini scientifici. Si tratta del testo di recepimento della contestatissima direttiva Ue 2010/63 (scarica il pdf) sulle cavie da laboratorio, testo che adesso finisce al Senato. Una volta approvato, il governo avrà 60 giorni di tempo per fare i decreti attuativi che potrebbero portare alla chiusura definitiva di quello che è noto come “il canile lager di Green Hill” a Montichiari.

Proprio quelli che dovrebbero essere più contenti di tutti, gli attivisti del Coordinamento Fermare Green Hill, sono in realtà i più critici. Secondo loro, l’interessamento dell’ex ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla è “opportunismo politico”  allo scopo di “cercare un nuovo riparo dopo il crollo di Berlusconi”. “Basta pensare al primo annuncio fatto dall’ex ministro al Turismo – dice un membro del coordinamento al Fatto.it – una proposta che durò solo il tempo di una conferenza stampa”.

Nove le ragioni del “No” al cosiddetto “emendamento Brambilla” sposate dal Coordinamento Fermare Green Hill e sponsorizzate dalla Lega antivivisezionista Leal, che non usa mezzi termini: “L’emendamento è una farsa”. Prima di tutto perché si pensa solo a chiudere Green Hill senza alcun riguardo per gli allevamenti di altre specie animali destinate alla vivisezione, come “i maiali transgenici per la sperimentazione del centro Avantea di Cremona“. E poi, a ben guardare, “per i cani di Green Hill non cambierà niente”, ma verranno solamente “trasferiti in un altro Paese” e altri animali “verranno importati in Italia”. Il testo italiano, sempre secondo la Leal, lascia scoperti anche animali come “le scimmie antropomorfe” (bonobo, gorilla, orango) e inclusi nei test “cani e gatti randagi” anche a scopi di sperimentazione “bellici”. Troppo generali, inoltre, le provvisioni per gli “animali geneticamente modificati affinché possano tradursi in norme di sperimentazione e controllo di un qualche peso”. Male anche i metodi sostitutivi: “Limitarsi a scrivere che ai metodi sostitutivi devono essere destinati congrui finanziamenti significa restare nel regno delle buone intenzioni”.

Diversa e decisamente meno critica la posizione delle altre associazioni animaliste. Lav, Leida, Lega difesa del cane, Limav e Oipa, si schierano a favore dell’emendamento Brambilla che “pur con i suoi limiti” va “in favore di “annunciati miglioramenti”. “La chiusura di Green Hill, il divieto di alcune forme di sperimentazione sugli animali, l’incentivazione dei metodi alternativi, sono concreti passi in avanti”, ha detto Massimo Comparotto, presidente Oipa Italia. Gli fa eco Gianluca Felicetti, presidente Lav: “Chi contrasta questo emendamento è chi vuole, di fatto, continuare a fare di tutto, su tutti gli animali, e continuare a tenere aperti allevamenti come quello di Green Hill in Lombardia. Questo è il miglior risultato ad oggi ottenibile dalla politica italiana”.

Su una cosa sono tutti d’accordo: puntare il dito sulla normativa europea approvata nel settembre 2010 che, voluta per migliorare la situazione presente della vivisezione in Europa, ha, secondo gli animalisti, “livellato gli standard di tutela al ribasso”. “Purtroppo si rimette mano alla legislazione una volta ogni vent’anni, quindi o spingiamo in Italia una legge veramente efficace adesso oppure sono guai”, dicono dal Coordinamento Fermare Green Hill. Ad ogni modo, l’unico modo concreto ad oggi che sembra in grado di sbloccare l’impasse sembra essere lo sviluppo dei cosiddetti “metodi alternativi” alla vivisezione. Il Comitato Montichari contro Green Hill ha organizzato proprio per domani un convegno per parlarne insieme al Massimo Tettamanti, medico responsabile I-Care ed esperto in materia. Con realismo e un pizzico di cinismo, due restano i requisiti di questi metodi alternativi affinché sia possibile imporli concretamente a livello europeo: efficaci ed economicamente convenienti.