L’episodio più curioso capita sempre nei momenti di maggiore concitazione e tensione. Durante il Consiglio dei ministri che licenziava il primo decreto liberalizzazioni – otto ore di riunione, venerdì 20 gennaio – il ministro Corrado Passera (Sviluppo economico) trovò il tempo e il modo per proporre e ottenere la conferma di Roberto Sambuco come capo dipartimento per le Telecomunicazioni. Al ministero di via Veneto ci sono due sottosegretari Massimo Vari e Claudio De Vincenti che aspettano le deleghe, ma il trasversale Sambuco è ancora il referente per qualsiasi riforma su televisioni e telefonia. L’unico ingranaggio interno che può influenzare le decisioni di Passera.
Chi è il 43enne professore di Economia, già uomo di fiducia di Claudio Scajola e Paolo Romani? Una telefonata del 2 dicembre 2010 fra il faccendiere Luigi Bisignani (già conosciuto per la P2, riscoperto per l’inchiesta P4) e l’ex ministro Stefania Prestigiacomo può introdurre la figura di Sambuco, ex altissimo dirigente di Wind.
Prestigiacomo: “Che ha detto Sammurri?”.
Bisignani: “Chi è Sammurri?”.
P: “No questo…”.
B: “Sambuco?”.
P: “Sambuco. Il capo di gabinetto, è amico tuo?”.
B: “Amicissimo. Quando sono lì, se vado lì, fa tutto quello che gli dico”.
P: “Minchiate…”.
Qualche mese prima, il 14 ottobre 2010, proprio Sambuco chiama Bisignani per raccontargli un Consiglio dei ministri velocissimo: “Gianni Letta ha portato la Finanziaria pregando tutti di non intervenire, una roba vergognosa. Non funziona più Luigi, se è così è finita. Lui [ Giulio Tremonti, ndr ] si è fatto pure la conferenza stampa. Almeno Paolo Bonaiuti ha avuto il buon gusto di non andare”. Sambuco è informato, conosce i veleni che indeboliscono il governo Berlusconi anche per il buon rapporto con Gianni Letta. Il capo dipartimento non è soltanto amico di Bisignani, che a novembre ha patteggiato una condanna a un anno e sette mesi per la vicenda P4: l’ultimo incarico ricevuto tre anni fa, Garante per la sorveglianza dei prezzi, fa moltiplicare poltrone e relazioni.
La somma di nuovi poteri attira, però, l’attenzione del senatore Elio Lannutti (Idv) che il 14 luglio scorso deposita un’interrogazione urgente a Palazzo Madama: “Mi chiedo se il governo ritenga che il coinvolgimento di Roberto Sambuco nell’inchiesta della P4 con Bisignani e altri membri autorevoli nonché le attività delle sue numerose società possano far nascere seri dubbi sulla sua imparzialità?”. Nessuna risposta. In carica c’era il governo Berlusconi. In quei giorni il professor Sambuco, insieme con l’Autorità nelle comunicazione e il ministro Romani, stava per pubblicare il concorso per l’assegnazione gratuita di cinque frequenze per il digitale terrestre, il famigerato beauty contest. Il capo dipartimento ha scritto le regole del gioco, che incidentalmente favorivano Mediaset, senza mai contestare la procedura (e dunque se stesso) che, invece di aprire il mercato a nuovi operatori, aiutava i soliti noti.
Passera avrà consultato Sambuco prima di annunciare l’armistizio sul beauty contest: congelato per tre mesi, senza abrogare la legge come chiedeva l’Agcom, per evitare pericolosi ricorsi di Mediaset. Sempre Sambuco ha studiato le regole per l’indennizzo a pioggia (che non tiene conto di fatturato e telespettatori) per quelle televisioni locali che sciaguratamente occupano le frequenze vendute con l’asta per la telefonia mobile. Un esproprio che penalizza le emittenti regionali che trasmettono programmi e premi a a suon di milioni le televisioni parrocchiali che s’accendono a intermittenza. Passera poteva rimuovere Sambuco e nominare un suo collaboratore, ma ha preferito riproporre il passato perché, forse, è più rassicurante del futuro. Come già accaduto per decine di uomini di Gianni Letta (e del Cavaliere) nei ministeri. A volte ritornano. A volte non se ne vanno mai.
da Il Fatto Quotidiano del 29 gennaio 2012














