L’ex comandante della Concordia, Francesco Schettino, non ci sta a passare per l’unico responsabile della tragedia.
E dopo aver ammesso alla procura di aver riferito, durante il naufragio, “tutta la verità” a Roberto Ferrarini, il “Marine operator director” della Costa Crociere, la difesa di Schettino rivendica d’aver fatto “aprire nuovi filoni d’indagine”, che possono portare all’iscrizione di Ferrarini nel registro degli indagati. “A Ferrarini ho detto ‘ mandatemi i rimorchiatori’, ‘ mandami gli elicotteri’, ci siamo sentiti più volte anche quando stavo sullo scoglio: ho circa 100-150 persone, gli ho detto, mi servono gli elicotteri”.
La difesa chiede di analizzare la scatola nera soltanto quando i nomi degli indagati saranno certi perché, altrimenti, le prove della scatola nera – che sono irripetibili e valgono solo per gli indagati – potranno essere utilizzate soltanto contro Schettino e il suo vice, Ciro Ambrosio, mentre nel frattempo la Costa ha chiesto d’essere considerata parte lesa. E anche il procuratore generale di Firenze, Beniamino Deidda, parla di “incredibili leggerezze” della Costa. Deidda spiega che “finora l’attenzione generale s’è concentrata sulle colpe” del comandante Francesco Schettino, “tragicamente inadeguato. Ma occorre spingere lo sguardo sulle scelte fatte a monte dall’armatore”.
Una dichiarazione in sintonia con la memoria depositata dal difensore di Schettino, Bruno Leporatti, che basandosi sugli atti d’indagine – come vedremo – punta l’indice sul mancato funzionamento degli impianti di emergenza. Sul versante sicurezza ed emergenza Deidda aggiunge: “Scialuppe che non scendono, personale che non sa cosa fare, scarsa preparazione e ordini maldestri: un’incredibile trascuratezza nell’applicazione delle norme di sicurezza. Le indagini non possono trascurare alcun fronte”. È quasi un monito alla Procura di Grosseto, guidata da Francesco Verusio, che di fatto s’unisce alle richieste della difesa di Schettino.
L’ex comandante, nel corso dell’interrogatorio di garanzia, ha dichiarato d’aver “chiesto inutilmente, più volte, la messa in funzione della poma di zavorra o di bilanciamento”. “Non fu neanche possibile avviare le pompe esaurimento grandi masse”, prosegue la memoria difensiva, che sul punto chiede accertamenti tecnici e, soprattutto, rivendica d’aver fatto aprire “nuovi filoni d’indagine” proprio su Costa Crociere: “Le dichiarazioni rese dal comandante Schettino – si legge nella memoria – in ordine ai contatti telefonici con il Marine operation director hanno aperto ulteriori filoni d’indagine, che potrebbero ragionevolmente orientarsi nel senso di provocare allargamenti soggettivi dell’inchiesta stessa”. In altre parole, la difesa di Schettino sembra dire: vi abbiamo fornito tutti gli elementi per indagare su Ferrarini, ora aspettiamo che lo indaghiate, ma prima dell’analisi della scatola nera. La difesa di Schettino chiede di allargare gli accertamenti al mancato funzionamento dei sistemi di emergenza, incluso il “comportamento delle paratie deboli, i tramezzi di separazione delle varie parti della nave, destinati a cedere in conseguenza della pressione dell’acqua, per garantire l’allagamento del bastimento in modo simmetrico e mantenere gli standard di galleggiamento”. “Durante l’allagamento – ha detto Schettino durante l’interrogatorio – ho chiesto di mettere in moto la pompa di zavorra, di bilanciamento, per tenere la nave più simmetrica possibile, ma questo non funzionava, ho chiamato il direttore di macchina ma non riusciva a darmi la possibilità di far funzionare questa benedetta pompa di bilanciamento”.
La sua versione è confermata proprio da un ufficiale in sala macchine: “Pilon mi ha chiesto di aspirare, ma era già tutto pieno d’acqua e le pompe non giravano”, dice Alberto Fiorito, spiegando che il black out aveva impedito persino il funzionamento del motore d’emergenza. Giuseppe Pilon è il direttore di macchina e anch’egli conferma: “Sono saltati gli UPS, unità di potenza di riserva che consentono di far partire il diesel d’emergenza, che abbiamo fatto partire manualmente”.
Resta il fatto che, pur dimostrata l’incapacità della nave di reggere all’emergenza, Schettino l’abbandonò prima del dovuto. L’ex comandante dice d’essere scivolato su una scialuppa, a causa dell’inclinazione e di non essere stato in grado di risalire a bordo: la difesa chiede di accertare tecnicamente che la risalita, per Schettino, era impossibile, verificando l’inclinazione della Concordia alle 0. 34 e all’ 1. 46 del 14 gennaio, l’ora della famosa telefonata in cui, il comandante Gregorio De Falco, gli intima inutilmente di tornare a bordo. Smentita la voce del narcotest su Schettino, che avrebbe dato esito negativo, rimbalzata sui siti Internet: il test non risulta ancora eseguito.
Dal Fatto Quotidano del 24 gennaio 2012













