Non la pensi come me? Sei un “populista”. La nuova etichetta per squalificare il dissenso ricorda quella degli anni ’70, quando chi non era di sinistra era “fascista”. La settimana scorsa ci siamo presi dei “populisti” perché abbiamo criticato la decisione della Consulta di cestinare le firme di 1.210.466 cittadini. Ieri di nuovo: “Populisti” per aver criticato l’intesa Pdl-Udc-Pd sulla norma Severino che fa scontare ai domiciliari, e non più in carcere, gli ultimi 18 mesi di pena.

In un articolo sul manifesto dal titolo “Il travaglio populista”, il presidente di Antigone Patrizio Gonnella scrive che il mio “Giustizia, profumo d’intesa” turba l’accordo fra i partiti della “strana” maggioranza e iscrive Il Fatto in un fantomatico “fronte carcerofilo bipartisan” e “che vede protagonisti la Lega, i ‘ falchi ’ del Pdl guidati da Nitto Palma e l’Idv”, coagulando i “populismi di destra e di sinistra” in una “tentazione penal-populistica bipartisan”. Forse questo signore non legge Il Fatto o, se lo legge, non lo capisce. Altrimenti saprebbe che Il Fatto non fa parte di “fronti”, con i politici non ha alcun rapporto (nemmeno finanziario, diversamente dai giornali che prendono soldi dallo Stato, compreso quello che ospita Gonnella) e pensa di Lega, “falchi” Pdl e Nitto Palma tutto il peggio possibile. Ma soprattutto saprebbe che cosa pensiamo del sovraffollamento delle carceri, visto che l’estate scorsa abbiamo pubblicato, quando nessun giornale ne parlava, un’inchiesta di due pagine in cui spiegavamo per filo e per segno come risolvere il problema alla radice e non con i soliti palliativi “svuotacarceri” (indulti e amnistie più o meno mascherati): abrogando le leggi che producono un così alto numero di detenuti e, intanto, costruendo nuove carceri o meglio riadattando alla bisogna le tante vecchie caserme inutilizzate.

Le leggi “riempicarceri” sono quelle sull’immigrazione, sulle droghe e soprattutto la ex Cirielli che aumenta a dismisura (e inutilmente) le pene per i recidivi (mentre accorcia la prescrizione per i colpevoli incensurati, rendendoli impuniti a vita). Poi c’è quella parte della Bossi-Fini, mai applicata, che consente di condonare al detenuto extracomunitario gli ultimi 2 anni di pena sostituendoli con l’espulsione. Oggi su 20 mila detenuti extracomunitari (il 40 % del totale) sono almeno 7 mila quelli che potrebbero essere espulsi subito con quel meccanismo. Invece restano in cella: un po’ per mancanza di fondi, un po’ per non turbare il mega-business dei centri di raccolta. La domanda è semplice: se le soluzioni ci sono, perché non vengono adottate? La risposta purtroppo è una sola (ed è curioso che chi, come Gonnella, segue il problema da una vita non l’abbia afferrata): il sovraffollamento carcerario è una piaga da lasciare sempre aperta e sempre più purulenta per giustificare l’inesauribile produzione di amnistie e indulti, perlopiù camuffati come quello in cantiere, da parte di una classe politica che se ne infischia dei detenuti, ma cerca semplicemente di salvare dalla galera gli amici e gli amici degli amici.

Dal carcere preventivo li salva il Parlamento, negando l’autorizzazione ai giudici. Da quello definitivo, si mettono al riparo con norme e normette tipo quella escogitata dalla ministra Severino e subito sposata dal neo-inciucio Pdl-Udc-Pd. Che non mira tanto a far uscire dal carcere i detenuti, ma a non farci entrare politici e compari banchieri, finanzieri e imprenditori che potrebbero presto finirci. Ma non ci finiranno più se, oltre alle scappatoie assicurate dall’ordinamento penitenziario (affidamento ai servizi sociali per gli ultimi 3 anni di pena) e dall’indulto (sconto di 3 anni per i reati commessi fino al 2006), potranno scontare a domicilio altri 18 mesi. È solo un cattivo pensiero? Chi lo pensa ha un modo semplicissimo per smentirci: escludere dai domiciliari per gli ultimi 18 mesi di pena i condannati per i reati di Tangentopoli e di mafia, per quelli finanziari e fiscali (che fra l’altro incidono in modo infinitesimale sull’affollamento delle carceri). Poi magari discutiamo.

Il Fatto Quotidiano, 21 Gennaio 2012