Sarebbe come sempre colpa dei giornalisti che capiscono poco o, nella migliore delle ipotesi, capiscono quello che vogliono. No, non è un dichiarazione del Silvio Berlusconi dei bei tempi, quando diceva tutto e il suo contrario additando le polemiche provocate dalle sue parole ai reportage della stampa. Stavolta il campo è quello della musica leggera made in Italy, anzi made in Emilia Romagna. E l’idillio, a sorpresa, è tra due star che se ne sono dette di tutti i colori nel corso degli anni, Vasco Rossi da Zocca (Modena) e il rocker di Correggio (Reggio Emilia) Luciano Ligabue.

Il primo a sottoscrivere un’armonia evidentemente tenuta in passato ben nascosta è stato sabato scorso il musicista dalla vita spericolata. Il quale su Facebook, palco virtuale sostituito a quello fisico dopo le disavventure mediche dello scorso anno, ha scritto: “Dopo la polenta e i tortellini, ecco Vasco versus Ligabue”. Insomma, un braccio di ferro di quelli da non perdere la cui responsabilità questa volta viene scaricata su Piero Chiambretti che “si era si era inventato la sfida del secolo”.

“Ma cosa abbiamo fatto di male noi due poveri cristi per vederci ridotti ogni volta a questi confronti inutili ma soprattutto stupidi?” si chiede il cantante nato in provincia di Modena. “Noi non siamo cavalli da corsa o galli da combattimento. Siamo artisti e facciamo dell’arte. Non delle gare o delle corse. Dovete smetterla di sminuire e umiliare così il nostro impegno e il nostro lavoro”. E dunque vai con Vasco che aggiunge: “Rinnovo stima per Ligabue. Non esiste alcuna antipatia, odio o rivalità tra me e lui. Per quel che ci conosciamo devo dire che ci siamo sempre trovati d’accordo su tutto”.

Piace il discorso di Vasco al suo popolo, che ha visto tributare un “like” da parte di oltre 13 mila lettori-fan e più di 5 mila commenti. La voce deve essere arrivata rapida anche al “Liga” che, sempre via Facebook, il 16 gennaio si è messo alla tastiera – o ha delegato chi per lui a farlo – e ha detto innanzitutto che “rispetto Vasco, la sua storia e il rapporto che ha con il suo pubblico”. Rispetto che ribadisce in altri passaggi della sua nota sulla bacheca elettronica, per quanto affermi  poi di volersene stare “zitto per non fare il gioco di quel tipo d’informazione. Nel frattempo, inevitabilmente, buona parte dei titoli, invece di raccontare del nostro reciproco lavoro, farà riferimento all’altro”.

Eppure non è stata un’invenzione di “quel tipo di informazione” la battaglia combattuta a distanza tra i due su temi vari. Un dei capitoli più aspri si era consumato nel 1999, quando Massimo Riva, chitarrista di Vasco, era morto a causa dell’eroina e di un passato di tossicodipedenza. Appena dopo il fatto, Ligabue, presentando il suo Radiofreccia all’Iulm di Milano, aveva dichiarato: “Per i musicisti rock c’è ancora oggi l’alibi dello scotto da pagare per fare musica. Perciò, secondo il galateo della perfetta rockstar, io che non mi drogo sarei fuori target”.

Vasco, grande amico di Riva, non ci aveva più visto: “È morto un amico e invece del silenzio c’è chi, per accrescere la propria credibilità, ha scelto di ‘speculare’ lanciando anzitempo inutili messaggi moralizzatori”. Anche l’entourage del Blasco quella volta aveva reagito additando il Liga, che dopo si era scusato, di “banale chiacchiericcio moralista sui rischi della droga: chiediamo rispetto per la verità e per la persona”.

La droga e gli effetti derivanti dall’abuso anche di alcol sono stati spesso al centro di altri diverbi tra i due musicisti pure in seguito. Ma temi meno pesanti non da meno hanno scatenato i due uno contro l’altro. Lo scorso agosto, dialogando con Red Ronnie, Vasco Rossi ha etichettato il collega descrivendolo come “un bicchiere di talento in un mare di presunzione”. E ancora, collegandosi a una polemica dei mesi precedenti, aveva detto al rosso del rock italiano: “Ma dai? Qualcuno ha scritto che Ligabue deve mangiare ancora molta polenta prima di potersi confrontare con me? Perché dovrei scrivere delle banalità così ovvie?”

Tania Sachs, a capo dell’ufficio stampa di Vasco Rossi, si era affrettata a intervenire dichiarando che la citazione del rocker si riferiva a un precedente “fake”, a una bufala datata primavera 2011. Ma intanto l’eterna tra i mostri sacri, di recente ripresa anche dalla diatriba Madonna-Lady Gaga per questioni di presunto plagio, aveva registrato qualche mese fa l’ingresso di un partigiano tra gli addetti ai lavori, Gaetano Curreri, leader degli Stadio ed emiliano come gli altri due. “Ligabue l’ho sempre visto come un ‘superbone‘. Lui è il contrario di Vasco che, da una vita, inventa le cose prima degli altri. Vasco è unico. In Italia il rock è lui”.

Un fake anche stavolta? Sembra non importare più ormai perché Ligabue accetta di sotterrare l’ascia. Augurando buon anno ai suoi fan, si rivolge anche al suo ormai ex rivale in musica. “E a te, Vasco, anche se in anticipo di venti giorni, buon compleanno”. Tra gli oltre 27 mila “mi piace” e 5 mila commenti, c’è anche però chi, come Gabriele, ricorda che “in Italia ci sono problemi ben più grossi… Pensiamo al nostro lavoro precario e non a chi ne ha già uno e non fa fatica ad arrivare alla fine del mese”.