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“Un deputato come noi”. Così l’on. Contento, a nome di tanti, ha concluso alla Camera la sua appassionata arringa in difesa dell’on. Nicola Cosentino, imputato (leggo dalle carte processuali) “di concorso in falso in atti pubblici, di concorso in falso bancario, di concorso nel tentativo di reimpiego di denaro di illecita provenienza, tutti reati aggravati dall’essere stati commessi per favorire le organizzazioni camorristiche di Casal di Principe”.

È il ritratto perfetto. Non di Cosentino, di cui la magistratura di Napoli chiede invano l’arresto. È il ritratto del Parlamento, che infatti è scattato in un applauso scrosciante, quando ha saputo che la Camera ha rifiutato l’arresto e vuole libero il suo camorrista. È stato un applauso lungo, di vendetta e furore, come quando le donne di Napoli si precipitano in strada per strappare i loro uomini alla Polizia che li sta ammanettando. A chi dici, a chi spieghi che la Camera dei deputati non è tutta così? Cosentino è restato o no, rispettabile, servito, se necessario, dai commessi, seduto in alto a destra in questa Camera del Parlamento della Repubblica, per volontà della maggioranza dei suoi deputati? Più in basso, vediamo vari imputati a piede libero (il più vistoso e imponente è l’on. Verdini) voltati verso la loro parte come direttori dell’orchestra e del coro.

Signore e signori, c’è poco da sbracciarsi a chiarire: il Parlamento è questo, e per forza non può avere rispetto. È un corpo malato che giace inerte immobilizzando e umiliando la Repubblica. E non serve che molti di noi ripetano: siamo perbene. Hanno vinto loro, anche ieri.

Ps: i sei voti radicali per Cosentino pesano, disorientano e portano tristezza. Tortora era innocente, non era un camorrista al potere. Tutta un’altra storia.

Il Fatto Quotidiano, 13 gennaio 2012