“Berlusconi è l’uomo della mafia. È un palermitano che parla meneghino, un palermitano nato nella terra sbagliata e mandato su apposta per fregare il Nord. La Fininvest è nata da Cosa Nostra…” Così, tra 1988 e 1989 Umberto Bossi e il quotidiano la Padania apostrofavano il Cavaliere, la sua azienda e gli intrecci tra politica, economia e criminalità.

E’ praticamente da un quarto di secolo che gli esponenti della Lega si riempiono la bocca di frasi altisonanti contro camorra e mafia e politici corrotti salvo poi salvare dal carcere o dalla sfiducia personaggi come Marco Milanese e Saverio Romano, accusati di associazione a delinquere o concorso esterno in associazione mafiosa. E meno male che a detta dell’ex ministro Maroni “la lotta alla mafia è stata l’iniziativa più importante del governo”. E ogni volta uno sciorinare di numeri sulle mirabolanti imprese dell’era Berlusconi, sui blitz e sugli arresti. Salvo poi insultare la magistratura e tagliare i fondi alle forze dell’ordine, veri esecutori della lotta alla criminalità.

Il no di oggi all’arresto di Cosentino è una delle pagine più disgustose della storia politica degli ultimi anni. Meno di 48 ore fa era stato lo stesso Maroni ad affermare che la Lega avrebbe votato a favore dell’arresto, poi il dietrofront. A dimostrazione che l’asse Berlusconi-Bossi non si è mai veramente incrinato e quando ci sono interessi perversi (e criminali) da difendere i due si ricompattano armoniosamente.

Si plaude all’arresto di Zagaria ma quanto si tratta di indagare e arrestare i presunti soci del medesimo Zagaria si fa dietrofront… Si attacca il meridione per la sua arretratezza e poi si salva dall’arresto chi ha contribuito al suo degrado. E si abbandonano al loro destino i giornalisti come Giovanni Tizian minacciati dalla mafia.

In 309 parlamentari hanno affermano con il voto di oggi  che Cosentino è un galantuomo. Più o meno gli stessi (314 per l’esattezza) che, per accontentare il padrone, hanno giurato che Ruby era la nipote di Mubarak…