La padania del 19 agosto 1998Tutto si può dire della Lega Nord tranne che il suo sia un cammino politico noioso e prevedibile. D’altronde, come recita una nota massima, solo gli stupidi non cambiano mai idea, o come più finemente scriveva Marcel Proust “ogni idea porta in sé la sua possibile confutazione”.

Per meglio orientarci tra le idee e le confutazioni della Lega chiediamo aiuto alla cronologia storica.

Il movimento Lega Nord nasce nel 1989 nello studio di un notaio bergamasco. “L’etnofederalismo deve costituire un attacco al centralismo dello Stato” afferma Umberto Bossi poche settimane dopo davanti ad una platea di circa 500 persone. Il messaggio è chiaro e la risposta non si fa attendere: nel marzo del 1990 il segretario del Psi Bettino Craxi propone, in un raduno a Pontida, di modificare la Costituzione e passare a una Repubblica presidenzialista e federalista.
Per i leghisti è una provocazione. Sfilano con manifesti e cartelli che tuonano “Salutiamo un incontro di tipo mafia”, “Craxi torna a Messina“.

Quando tre anni dopo, nel 1993, la Camera dei deputati nega l’autorizzazione a procedere nei confronti di Craxi, in aula gli indignati deputati della Lega sono tra i primi a gridare “ladri” in faccia ai colleghi che votano a favore del leader socialista, indagato per finanziamenti illeciti. E non solo.

E’ così che, con ineccepibile coerenza, nel 1994, a pochi mesi di distanza, la Lega si allea con Silvio Berlusconi. L’imprenditore di Arcore è intimo amico di Craxi. E’ proprio quest’ultimo ad aiutarlo in tutti i modi nella sua ascesa a magnate edilizio e più tardi dei media. Nasce Forza Italia e il primo governo Berlusconi.

L’idillio però ha breve durata. La legislatura regge per pochi mesi proprio per l’abbandono del partito di Bossi. Nella sua casa romana il leader leghista incontra Massimo D’Alema e Rocco Buttiglione. Insieme danno vita a un’alleanza che porterà a un governo tecnico presieduto da Lamberto Dini.

E’ in questi anni che monta nella Lega il più violento spirito antiberlusconiano. Tra il 1998 e il 1999 gli articoli del quotidiano “la Padania“, oggi miracolosamente rimossi dall’archivio del sito, sono talmente duri da far impallidire i corsivi del “Fatto“: “Soldi sporchi nei forzieri del Berlusca” (2 Luglio 1998), “Silvio riciclava i Soldi della Mafia” (7 Luglio 1998), “Così il biscione si mise la coppola” (10 Luglio 1998), “La Fininvest è nata da Cosa Nostra” (27 Ottobre 1998), “Un biscione di miliardi in Svizzera” (3 Novembre 1998), “C’è una legge inapplicata: Berlusconi è ineleggibile” (25 Novembre 1999)… Solo per citarne alcuni

Ma ecco d’un tratto il nuovo cambio di scena, e di casacca. A cavallo tra il 1999 e il 2000 il partito di Bossi si avvicina nuovamente alla coalizione di centrodestra, e rinsalda i rapporti con quel Berlusconi (sempre lo stesso, non è un caso di omonimia) che fino a pochi mesi prima aveva definito mafioso.

E arriviamo ad oggi. All’indomani delle elezioni amministrative il partito di Bossi prende nuovamente le distanze da Berlusconi. “Il Pdl non ci trascinerà a fondo” ha chiarito il leader lumbard. “Basta con Berlusconi, quel venditore di tappeti taroccati” sentenziano vari elettori della Lega su Radio Padania

Come finirà non lo sappiamo. Forse Bossi farà nuovamente cadere il Cavaliere. O forse no. Ma se e quando l’agognata capitolazione del sultano dovesse avvenire ci auguriamo che, nel centrosinistra, a nessuno venga in mente di rimbarcare il Senatur per una nuova alleanza. Ai posteri l’ardua sentenza.