Per creare arte, imparare una professione, migliorare il mondo, bisogna affrontare dolore e sacrifici? L’essere umano cresce solo patendo e tribolando?

Nel mio ultimo post dicevo che la scuola italiana è estremamente noiosa e astratta dalla realtà, incapace di insegnare la passione.
In molti mi hanno risposto: “Allora sei contro la cultura!”
Il fatto che io scrivessi che la cultura è essenziale per la crescita umana e professionale non è stato recepito.
Non si tratta di sola distrazione. Discutendo di questo argomento con alcuni compagni mi sono reso conto di quanto sia diffusa l’idea che le grandi conquiste umane richiedano comunque sofferenza.
Quindi, sostenere come ho fatto che bisogna insegnare la passione per la conoscenza in modo divertente e affascinante è stato giudicato talmente assurdo da non essere preso neppure in considerazione.
Molti, dopo l’ubriacatura sessantottina del rifiuto del lavoro, ora credono che solo una via di sacrifici possa portare all’eccellenza.
Ma vi chiedo di considerare l’ipotesi che vi sia un altro punto di vista.
Credo che nella vita concetti a volte disprezzati da certa sinistra, siano essenziali: professionalità, puntualità, rigore, senso dell’onore e della parola data… Tutte parole lasciate per troppo tempo nell’arsenale verbale della destra.
La sottovalutazione di questi concetti ha fatto sì, ad esempio, che le manifestazioni di sinistra siano famose per i malfunzionamenti degli amplificatori. L’importante è avere la linea politica giusta… se poi l’audio fischia chissenefrega….

Io credo invece che gente che non è capace di far funzionare un impianto audio per un comizio difficilmente saprà migliorare il mondo.
E sono pure assolutamente favorevole allo studio, all’impegno, alla disciplina.
Ma credo che eccellere in quel che si fa richieda, innanzi tutto, passione.
E’ la caratteristica che ho visto lavorando con decine di grandi professionisti. Sono perfezionisti, totalmente dediti alla qualità in modo maniacale, senza sofferenza… Al contrario è gente che ama talmente quello che fa e si diverte talmente a farlo che fa fatica ma in modo gioioso, senza sacrificarsi. Un sacrificio sarebbe per queste persone non portare a termine un progetto o non realizzarlo al meglio.
E’ chiaro che se segui la tua ispirazione profonda dovrai combattere duramente. Ma questo lo fai per ritagliarti il diritto al grande godimento che dà realizzare i propri progetti.
Ho visto i miei genitori faticare allo stremo ma era la fatica del maratoneta, che si stanca ma è anche nell’estasi del movimento. Non c’era dolore.
Certo poi, se la Rai ti censura, è duro e sacrificante tenere la testa alta e affrontare emarginazione, violenze fisiche eccetera.
E se ti massacrano di botte come è successo a mia madre, certamente soffri. Ma non soffri mentre crei un nuovo spettacolo, è un piacere. E non soffri quando reciti. E’ un altro piacere. Non soffre lo scienziato che scopre un nuovo rimedio.

Credo che sia importante affermare questo punto di vista. E negare che la conoscenza scolastica, basata sulla noia e sull’interrogazione, sia il modo migliore per far crescere nei giovani la passione per il lavoro. E mi sembra che i fatti mi diano grandemente ragione. Il livello della formazione in Italia è universalmente considerato basso.
Non è astuto dire agli studenti: soffrite per studiare e poi dovrete soffrire pure per realizzare qualche cosa di importante.
Meglio dir loro la verità: realizzare i sogni è un’impresa meravigliosa che ti può dare un piacere e una soddisfazione profonda enormi. E dà pure un senso alla tua vita. Studiare, lavorare, sperimentare, sono attività eccelse.
Se segui la tua via poi potrai trovarti a combattere per il diritto di farlo. Il che a volte è estremamente sgradevole. Ma lo fai perché seguire la tua via è tra le cose migliori della vita.
E’ vero che ci sono artisti, professionisti e scienziati che praticano in modo doloroso la loro professione autoimponendosi sacrifici e privazioni. E non nego che anche su questa via si siano ottenuti risultati potenti.
Ma io voglio un mondo migliore e credo che solo dall’intelligenza migliore, quella del piacere della passione, nascano idee e realizzazioni capaci di migliorare il mondo.

L’ideologia del dolore è fortemente presente nella cultura italiana, curioso mix tra un cattolicesimo che propugna la sofferenza come via di redenzione e un comunismo che esalta il sacrificio supremo per la causa. Entrambi ammantati dal culto della personalità del martire, dell’eroe, del santo, del leader.
Ma difficilmente chi si autoflagella riesce a rendere migliore la vita degli altri. Gesù diceva: “Ama il prossimo tuo come te stesso.” E si dedicava a trasformare l’acqua in vino per allietare feste di matrimonio diffondendo l’ebrezza e l’eccitazione. Poi lo hanno crocefisso. Ma quello, a mio modesto parere, era un effetto collaterale indesiderato.
Gesù avrebbe potuto aprire le porte dell’inferno anche senza morire sulla croce.