Il figlio di un mio amico non vuole più andare a scuola. Cosa gli puoi dire? Bel problema. Il figlio di questo mio amico dice: “So leggere e scrivere, non voglio fare né il medico né l’ingegnere, voglio fare il webmaster. Mi spiegate cosa mi serve andare a scuola?” Questo ragazzo non è contro la conoscenza in sé. Ma le cose che gli serve di sapere per gestire il suo blog nessuna scuola gliele insegna. Lui sa già come manipolare i motori di ricerca e scalare le pagine di Google…

Ora chiedo: serve sapere il teorema di Pitagora o cosa pensava Platone per realizzare una applicazione per gli smartphone? Io so che serve. So che la cosiddetta cultura generale è essenziale perché è ripensando a quello che è successo negli ultimi 10mila anni che posso trarre spunti e indicazioni per capire che cosa potrebbe succedere domani.
Ma io questo l’ho imparato quando ho abbandonato la scuola a 18 anni, ho iniziato a lavorare e mi sono accorto che la cultura serviva. D’altra parte nella mia vita ho fatto solo professioni nelle quali nessuno ti chiede il titolo di studio, nel teatro come nell’editoria vale quel che sai fare. Allora cosa posso dire a un ragazzo che vuole abbandonare la scuola per fare una nuova professione?

Posso dire che è un peccato, perché credo che comunque andare a scuola sia utile… Ma non posso evitare di addolorarmi perché la scuola non ottempera al suo primo dovere: insegnare ai giovani la passione per la conoscenza. La scuola italiana è innanzi tutto avulsa dalla realtà. Di tutte le cose che un ragazzo vuole sapere o avrebbe bisogno di sapere non se ne parla neppure. Niente sul sesso, sui sentimenti, sulle relazioni, sulla salute, sul parto, sull’educazione dei figli, sul funzionamento delle leggi. Niente sulle scoperte scientifiche più recenti. I ragazzi escono dalla scuola superiore senza saper nulla di come è scritta una busta paga, come si fa un mutuo, quanto costa una carta di credito, come si apre una società, come funziona un permesso edilizio o un processo. Niente si sa sulla situazione politica ed economica del mondo. I difensori dell’insegnamento tradizionale sostengono che comunque il latino e la matematica ti insegnano a ragionare. Siamo sicuri?

Secondo me per ragionare, come per fare qualunque altra cosa, serve imparare la passione, il gusto per la sfida. E su questo la scuola fa proprio poco. Ci sono, è vero, alcune formidabili eccezioni, insegnanti meravigliosi che riescono a instillare passione… Ma sono eroi che fanno a calci ogni giorno con il sistema, i programmi, le idee stantie degli stessi genitori. La prima cosa che abolirei di questo metodo didattico sono le interrogazioni e i voti. Sono un sistema eccellente per demotivare gli studenti e far loro odiare la cultura. Studi per il voto!

Insensato. Non sto dicendo di promuovere anche chi non studia. Mi spiego: con un liceo scientifico di Firenze, insieme a professori e studenti, abbiamo realizzato un progetto per una scuola diversa. I ragazzi analizzano la situazione energetica della scuola, individuano le soluzioni, contattano le aziende, contrattano i prezzi, propongono all’amministrazione pubblica il progetto e ne seguono la realizzazione, ottenendo al contempo un risparmio per la società e una percentuale dalle ditte che poi possono investire in gite di studio e feste.
Poi estendono questa metodologia alle loro famiglie e alle imprese della zona diventando consulenti energetici, ottenendo un pagamento per il loro lavoro e creando così un’azienda scolastica che lavora sul territorio.

Il tutto con la consulenza-tutoraggio degli insegnanti, ognuno per le competenze specifiche della materia che insegna. E’ chiaro che in un lavoro di squadra così complesso salta subito agli occhi chi non si impegna e quello lo si boccia. Perché è importante che i ragazzi capiscano che nella vita nessuno ti fa sconti. Ma non credo che ci sarebbero molti bocciati. I ragazzi adorano le grandi imprese. Ed è evidente che un ragazzo che per 5 anni di liceo partecipa con passione a una realizzazione di questo tipo, concreta, poi non avrà difficoltà a trovare un lavoro in un settore ancora praticamente vergine come quello delle ecotecnologie. Il progetto ha avuto un grande successo tra gli studenti e i professori. Anche il preside e il provveditore si sono trovati d’accordo. Abbiamo fatto una conferenza stampa e i giornali hanno dato grande risalto alla notizia cogliendone favorevolmente il carattere concreto e appassionante. Poi il progetto è stato bloccato (questo accadeva ormai parecchi anni fa).

Vedi anche Cara Gelmini ti scrivo…