Locandina della presentazione del libro "La furia dei cervelli" di Roberto Ciccarelli e Giuseppe AllegriSembrerà una semplice battuta, ma molto probabilmente sarà una delle più grandi novità dei prossimi tempi, forse addirittura del prossimo anno. Cosa? Il sindacato italiano dei precari, anzi dei freelance. Sull’esempio della Freelancer Union americana ideata da Sara Horowitz.

Alle 16.00 di oggi a Roma, presso lo spazio Porta Futura, via Galvani 108, durante la presentazione del libro la Furia dei Cervelli, di Roberto Ciccarelli e Giuseppe Allegri, inizierà infatti la non facile gestazione per la nascita del sindacato italiano dei freelancer, dei freelance worker, insomma di quel sempre più numeroso esercito di lavoratori che vengono definiti “atipici”. Perlomeno da quando nel 1997 l’allora ministro del lavoro Tiziano Treu (oggi Pd), introdusse quelle forme contrattuali parasubordinate che hanno decretato l’inizio della flessibilità anche in Italia. Poi venne la riforma Biagi e quello che conosciamo bene. E oggi si contano più di sei milioni di unità. Per lo più giovani, ma non solo, che lavorano senza alcuna tutela e con una progettualità individuale minima. Vite tattiche all’insegna del rischio, verrebbe da dire.

All’appuntamento saranno presenti numerosi sigle e associazioni che già lavorano in questo senso, come Acta, Aiap, ma anche realtà come i ragazzi del Teatro Valle, che addirittura con la loro esperienza di occupazione sperimentale e creativa hanno ispirato un capitolo del libro di Ciccarelli e Allegri. Un saggio-inchiesta in cui i due giovani filosofi precari e fuori dal sistema accademico (sebbene vantino numerosi titoli anche con case editrici nazionali, a differenza di molti loro colleghi strutturati), tracciano le linee fondamentali di quello che ormai viene chiamato Quinto Stato e che si legge: precari intellettuali, lavoratori della conoscenza, produttori di competenze, operatori del sapere. Un libro che dà maggiore sostanza teorica al movimento degli indignados riportando al centro il tema cruciale e drammatico del lavoro e della sua rappresentanza politica e sociale.

Chi avrà avuto modo di andare su internet questi giorni avrà avuto anche modo di leggere uno status alquanto significativo del Popolo Viola: “Nel 1997, quando introdussero in Italia la cosiddetta “flessibilità” del lavoro, ci dissero che era urgente e necessaria per creare occupazione per i giovani. Sono passati 14 anni, il lavoro non c’è e siamo tutti precari. Oggi ci dicono che è necessario fare di più, che occorre introdurre anche la libertà di licenziare per creare occupazione per i giovani. Sarà lecito avere dei dubbi?Come dargli torto?

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