“Sono in quello strano punto per cui non so se è una cazzata oppure no”, disse Eraldo Baldini a Carlo Lucarelli nel bel mezzo della scrittura di un romanzo. Era così che Baldini gli esternava telefonicamente le sue perplessità al giro di boa della stesura di un lavoro.

Le stesse perplessità, Carlo Lucarelli ha deciso di condividerle coi ragazzi di Bartleby e tutti quelli che si sono recati in via San Petronio Vecchio, nello spazio occupato e che a breve verrà sgomberato, per saperne di più su questioni come le canzoni che ispirano un romanzo, la rabbia, la fecondazione assistita, Giovanardi.

«Scrivere è come stirare, se non ne hai voglia, non viene bene», parte da questa frase di Scerbanenco il racconto di Lucarelli circa la scintilla che ha dato il via al suo nuovo romanzo. Riguardo Almost Blue, ad esempio, «la voglia era quella di raccontare questa città attraverso i suoni, attraverso i dialetti, di musica, rumori; questa cosa la poteva sentire bene  un ragazzo non vedente». Il sogno di volare, il nuovo romanzo, ripropone il personaggio di Grazia Negro –  la donna poliziotto di Almost Blue – nuovamente alle prese con Bologna e nuovamente in caccia di un omicida seriale. Chi scrivi ti sopravvive. Lucarelli ragiona circa la serialità dei personaggi e la difficoltà di farli “tacere”: «Da Conan Doyle in avanti quasi nessun autore di genere è riuscito ad uccidere il suo protagonista, a volte addirittura scopri il tuo personaggio assieme ai tuoi lettori tramare contro di te, pensate al film Misery non deve morire… ».

E così, proprio come un semplice lettore di se stesso, una volta terminata la storia portante del romanzo pubblicato, Lucarelli si domanda che ne sarà adesso del mio personaggio? “Per quanto riguarda Grazia Negro provai a rispondere con Un giorno dopo l’altro.  Non mi è bastato, Grazia si è ripresentata e lo ha fatto ancora qua, a Bologna. Questa città non è quello che sembra. Credevo di averla già raccontata tutta e di non poter dire di lei questa cosa anche se, dando un’occhiata alle vicissitudini politiche degli ultimi anni, e quello che dal punto di vista della criminalità sta accadendo in questa regione – la faccende di mafia e ‘ndrangheta che non sono più storia di posti lontani – presto sarà il momento di spolverare anche per lei questa frase …”.

Meno riconosce Bologna e più Lucarelli sente la voglia di voler qualcosa di nuovo su di lei, «”Bologna fa paura, non è più sicura” sento ripetere, e resto spiazzato, ma io l’ho conosciuta quando faceva davvero paura, all’epoca della Uno Bianca, quando non erano le merde di cane a spaventare ma la gente che ti sparava perché non sapeva cosa fare di sera. Eppure, mi è tornata la curiosità di capire se davvero questa città oggi fa paura, se si tratta solo di una percezione,  o se la verità stia nel mezzo».

Il protagonista c’era, il luogo pure. A questo punto serviva una canzone per partire. «Se per Almost Blue mi bastò ascoltare Chet Baker cantarla per individuare in quel brano la scintilla da cui partire, e successivamente – sempre restando alle avventure di Grazia Negro – fu la volta di  Un giorno dopo l’altro di Tenco a metter in moto la mia immaginazione, stavolta la canzone/detonatore si chiama Il sogno di volare».

La canzone, scritta da Andrea Buffa, racconta la storia di un incidente sul lavoro, oppure se preferite la storia di un uomo che, mentre precipita da un’impalcatura vede la sua vita e trova quasi deludente quel suo vecchio sogno: volare. Ecco la scintilla per Lucarelli: «La canzone giusta era questa, non c’era dubbio. Io quando sento questa canzone e vedo la sorte evitabile di quell’uomo provo rabbia.  Ecco la chiave».

“L’ho sentito ringhiare il mio personaggio, ecco perché l’ho chiamato  il Cane.  Lui fa così, si sceglie la parte più vicina – di un grosso problema – da azzannare.  Per esempio, riguardo la canzone di Buffa il mio Cane non avrebbe avuto la lucidità di risalire all’imprenditore che ha fatto lavorare senza sicurezza il lavoratore dell’incidente, e men che meno di individuare l’associazione a delinquere che ha vinto truccando quell’appalto.  Lui vendica un disperato sbranandone un altro; avrebbe ucciso il “caporale” che ha trovato quel lavoratore e lo ha messo sull’impalcatura”.

Chi è il Cane? «Una personalità multipla forse, certamente doppia. Un uomo che quando deraglia e diventa cane scrive sul suo misterioso blog “adesso vengo a prendervi, uno per uno, e vi mangio il cuore” ma poi, alla fine della schermata si rivolge ai naviganti dicendo “c’è qualcuno che può aiutarmi?”». E come nasce l’idea di far tenere un blog all’assassino? «Era il mio blog segreto  – spiega Lucarelli – l’ho aperto in incognito per qualche tempo chiamandolo “Diario di bordo”. Ci scrivevo cose pazzesche, e uno mi ha chiesto; “Ma stai male? Devi farti aiutare” ».

Racconta anche altro lo scrittore, della volontà di Grazia Negro di avere un figlio e del suo tentativo attraverso la fecondazione, dell’incubo che nel sonno  le mette di fronte due piccoli gemelli appena nati a proposito dei quali si domanda “Se sto dando loro da mangiare e mi distraggo, come faccio a sapere quale dei due ha mangiato?”.

La può aiutare Carlo, in qualità di “collega” di gemelli; «Quello che non piange è quello che ha mangiato». Sarà Grazia a dover fermare il cane e magari, già che c’è, a rischiare d’innamorarsi di un carabiniere che si chiama Pierluigi. Ma il tema dell’incontro con i ragazzi di Bartleby è quella rabbia che Lucarelli lascerà libera di scorrazzare per le strade di questa città che «fra sindaci cadenti, la faccenda Civis e commissari prefettizi mi cambia continuamente sotto gli occhi mentre sto scrivendo il libro; volevo dunque raccontare una storia in cui ci sia rabbia ma anche la possibilità di innamorarsi».

«Per amor di metafora ed estremizzazione potrei dire che una forma primordiale, un senso di rabbia non dissimile da quella che anima il mio nuovo assassino (il Cane) credo di averla provata una sera davanti ad un talk televisivo in cui parlava Giovanardi – prosegue Lucarelli – Cosa gli farei se fossi lì? mi domandavo. Gli avrei dato un morso. Ovviamente siamo nell’estremizzazione, nella metafora, nello scherzo, eppure credo che il mio personaggio sia nato da una sensazione non distante da quella che, pur sapendo coscientemente sbagliata, inattuabile  e non democratica, ho percepito e provato davanti a quello schermo». Quando dice “democratica”  gli scappa un po’ da ridere.

di Cristiano Governa