La Guardia di Finanza di Verona ha scoperto una megatruffa nel settore dei prodotti biologici.

Come scrive il Gazzettino “L’operazione, denominata “Gatto con gli stivali”, coordinata dalla procura della Repubblica di Verona – Pm Maria Beatrice Zanotti e Maria Federica Ormanni – ha portato al sequestro materiale di 2.500 tonnellate di prodotti agro-alimentari, ma sulla carta è stato ricostruito un giro di immissione sui mercati in questi anni di 7 milioni di quintali, pari a un valore di oltre 220 milioni di euro.”

Attraverso un giro complesso di false certificazioni biologiche, prodotti convenzionali, anche di provenienza estera, sono stati “trasformati” in prodotti biologici e venduti come tali. Secondo la Guardia di Finanza la truffa complessiva, in atto dal 2007, riguarda almeno il 10% dei prodotti biologici nazionali. È una percentuale molto elevata ma forse è addirittura sottostimata: i sequestri infatti hanno coinvolto anche frumento, soia, favino, farine e frutta secca, destinati ad alimentazione animale. Questo significa che probabilmente sono stati certificati come biologici carne, salumi, latte, formaggi, uova e altri prodotti animali di aziende biologiche dove i proprietari hanno acquistato, anche in perfetta buona fede, del mangime biologico che biologico non era.

Il colonnello della GdF di Verona, Bruno Biagi, ritiene non ci siano problemi di alcun tipo per la salute umana dal consumo di questi prodotti. La truffa è “solo” commerciale ma ovviamente, se il tutto verrà confermato, è un brutto colpo all’immagine del biologico, che negli ultimi anni ha trovato sempre più il favore di molti italiani nonostante il costo più alto.

Gli agricoltori biologici, quelli veri, sopportano spesso dei costi più alti di produzione, dovuti a molti fattori: rese agricole spesso inferiori, possibilità di usare un numero limitato di pesticidi, divieto di uso di concimi di sintesi e così via. Godono quindi, in tutta la Ue, di contributi pubblici (come del resto, in misura diversa, anche gli agricoltori convenzionali) altrimenti difficilmente riuscirebbero a rimanere sul mercato. Non è strano al supermercato trovare prodotti biologici che costano anche il doppio o più di quelli convenzionali, anche se è difficile a volte per il consumatore accorgersi di questo perché la strategia della grande distribuzione ormai è quella di avere una sezione separata per i prodotti biologici, anche per evitare che il consumatore possa confrontare il prezzo direttamente con i prodotti convenzionali. La gran parte di questo sovrapprezzo infatti non va all’agricoltore ma alla GDO (grande distribuzione) e a tutti gli stadi intermedi della catena commerciale.

Può essere quindi forte la tentazione di produrre o acquistare prodotti convenzionali e spacciarli come biologico per spuntare prezzi superiori, oppure per percepire i finanziamenti pubblici senza coltivare risultando produttori di cibo finto bio.

Le persone arrestate sono state prese tra Verona, Ferrara, Pesaro Urbino e Foggia. Ecco i nomi: Luigi Marinucci, 63 anni, di Angiari (Verona), rappresentante legale della Sunny Land Spa e della Societa’ Agricola Marinucci; Davide Scapini, 43 anni, di Sona (Verona), socio al 49% e direttore commerciale della Sunny Land oltre che rappresentante di altre aziende; Angela Nazaria Siena, 39 anni, di San Severo (Foggia), rappresentante della Bioecoitalia srl e di altre aziende; Andrea Grassi, 45 anni, di Argenta (Ferrara), consulente e rappresentante di aziende agricole; Michele Grossi, 36 anni, di Fano (Pesaro-Urbino), direttore regionale Marche dell’Organismo di Certificazione e controllo di suolo e salute; Stefano Spadini, 46 anni, genovese, residente a Monte Cerignone (Pesaro-Urbino), consulente della Direzione Regionale Marche di Suolo e salute; Caterina Albiero, 47 anni, di Salizzole (Verona), socio accomandatario della Bioagri sas e rappresentante legale de La Spiga srl. Tutti sono accusati di frode in commercio, associazione per delinquere, falso materiale ed emissione di fatture inesistenti.

Due considerazioni, una di carattere generale e l’altra più particolare.

Il biologico si basa su una certificazione del processo di produzione, non del prodotto finale. A meno del riscontro della presenza di pesticidi vietati all’agricoltore bio, non è possibile distinguere facilmente un prodotto convenzionale da uno biologico, perché anche una grande percentuale di frutta e verdura convenzionale, secondo i rapporti dell’EFSA e del ministero della Salute, risulta priva di residui di pesticidi ed è quindi più facilmente spacciabile per biologico. Ed è difficile riuscire a capire, analizzando il prodotto finale, se ad esempio sono stati usati concimi di sintesi, vietati nel bio, per dare un “aiutino” alla pianta. È chiaro quindi come gli enti certificatori, che attraverso un controllo spesso solo burocratico dovrebbero controllare che le aziende biologiche da loro certificate seguano strettamente i regolamenti, siano l’anello debole della catena. E infatti l’operazione in atto della GdF ha coinvolto personaggi che, sino al 2010, lavoravano per una grande azienda certificatrice, Suolo e Salute, che controlla circa 11.000 aziende, il 24% del totale e il 28% degli ettari coltivati. Basti questo per capire quanto dirompente possa essere questa inchiesta nel fragile mondo dell’agricoltura biologica italiana dove dal 2001 il numero di aziende biologiche è diminuito, la superficie utilizzata è diminuita, ma nonostante questo i consumi degli italiani sono aumentati. Forse questa indagine getta un pò di luce su questo paradosso.

È necessario che le aziende certificatrici vadano nei campi e nei magazzini, che svolgano analisi chimiche dei prodotti in campo, che non concordino preventivamente la visita in azienda, che dovrebbe essere a sorpresa per essere efficace, e non basarsi quasi esclusivamente sul controllo burocratico di fatture e quaderni (che comunque sono importanti perché è da questi documenti che l’inchiesta è scaturita)

La seconda considerazione è che l’operazione “Gatto con gli stivali”, partita da Verona e allargata ad altre regioni d’Italia, ha forse solo toccato marginalmente il problema. Il Veneto ha solo l’1.4% della superficie coltivata a biologico d’Italia (dati SINAB 2009). In generale al nord la produzione biologica è limitata: la Lombardia ad esempio, pur essendo la prima regione d’Italia per produzione agricola, ha solo l’1.3% della superficie. Il Piemonte il 2.7%. Di più l’Emilia Romagna con il 7%. Ma la Puglia ha il 12.7% della superficie a biologico, la Sardegna il 7.4%, la Calabria l’8.2%, la Basilicata il 10,1%. E la Sicilia è la prima regione in Italia con il 18.7%. (Qui trovate un pdf riassuntivo sulla produzione biologica in Italia, notate anche gli incrementi rispetto all’anno precedente di Sicilia e Sardegna).

Come si dice in questi casi, lasciamo che le autorità svolgano le loro indagini e acciuffino gli eventuali truffatori. È dovuto sia agli agricoltori biologici che svolgono onestamente il loro lavoro, sia ai consumatori che, specialmente in un periodo di ristrettezze economiche come questo, non sono disposti a farsi prendere in giro acquistando prodotti che di biologico hanno solo il bollino.

p.s. dichiaro di non avere alcun conflitto di interesse rispetto ai temi trattati o i soggetti coinvolti, e di acquistare anche prodotti biologici, nonostante il prezzo più elevato, se li trovo di gusto superiore ai corrispondenti prodotti convenzionali.

Ringrazio Beatrice Mautino, responsabile del sito Query online la scienza indaga i mysteri, per avermi suggerito via Facebook il titolo di questo pezzo.